Narrativa

L’addio

Moresco Antonio

Descrizione: "Mi chiamo D'Arco e sono uno sbirro morto." Comincia così questo romanzo, metafisico e d'azione. Il protagonista è un uomo pieno di dolore, delicatezza e furore, chiamato a compiere una missione impossibile. La città dei vivi e quella dei morti sono vicine, comunicanti, e si assomigliano molto. La polizia dei vivi e la polizia dei morti sono in contatto e collaborano, quando devono risolvere i casi più difficili. Dispongono di cellulari tarati per la comunicazione tra vivi e morti, e di e-mail criptate. Ma c'è un'altra cosa, che però nessuno sa dire: quale dei due mondi venga prima. Ora D'Arco deve tornare nel mondo dei vivi, nel quale fu ucciso, per fermare un massacro di vittime innocenti. Ma, se la morte venisse davvero prima della vita e il male prima del bene, come si potrà invertire la spirale? D'Arco ci proverà perché è uno che non si arrende, perché ha una formidabile guida e un alleato: un bambino dal cranio rasato, gli occhi spalancati e i denti serrati, una creatura senza più voce e con il collo percorso da una cicatrice prodotta da una collana di filo spinato, ma con la volontà attraversata dalla stessa indomabile sete di giustizia. Una coppia di eroi fragili e indistruttibili, individui solitari e disillusi ma disposti a mettere in gioco tutto per difendere chi sia stato umiliato e offeso: un uomo che si è gettato alle spalle le speranze e un bambino muto ma capace di guardare.

Categoria: Narrativa

Editore: Giunti

Collana: Scrittori Giunti

Anno: 2016

ISBN: 9788809828025

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Con il suo nuovo romanzo Antonio Moresco sembra dare L’addio al registro delle sue precedenti opere.

La storia de L’addio è surreale, vorrebbe – credo – affrontare il difficile tema del male (inteso anche come morte) nel mondo e, per fare questo, viene scelto un genere ibrido tra metafisica e horror.
La città della morte e la città della vita sono un continuum pressoché indifferenziato, un binomio di vasi comunicanti percorribili in modo bidirezionale, senza che ben si sappia quale dei due mondi sia l’antecedente dell’altro.
Narrativamente si parte dalla città dei morti per il tramite di un poliziotto defunto, D’Arco, il protagonista che si carica di un’improba missione: stabilire perché “i bambini della città dei morti si sono messi improvvisamente a cantare”.
Con il suo aspetto da zombie (“Ho gli occhi bianchi. L’iride e la pupilla non si distinguono quasi dalla cornea”), assistito e guidato da un bimbo muto (“Aveva il piccolo cranio rasato, gli occhi spalancati, i denti serrati. Gli circondava il collo una cicatrice che sembrava prodotta da una collana di filo spinato”) che si esprime tracciando scritte (“Io ti porterò là”), D’Arco – in veste di castigamatti – si sposta nella città dei vivi (“Cantano ogni volta che viene ucciso un bambino nella città dei vivi”) e trascorre tre nottate in spedizione punitiva, con epilogo violento nella reggia della luce, che sembra essere il covo del male (“Tutti i tormentatori, i profanatori e i massacratori di bambini si sono dati appuntamento qui, in questa reggia…”).

Tra descrizioni suburbane (“Torri ancora in costruzione da cui spuntavano armature nude di ferro”), atmosfere spettrali e personaggi per lo più senza nome (“Quella”, “il bambino”, “lo Sparviero), con stile cronachistico al limite dell’elencazione nuda e cruda degli atti (“Ho guardato le armi… ho messo le pistole nelle due tasche del giubbotto e ho chiuso le cerniere, ho fissato il coltello…”), diffondendo angoscia (ma anche un po’ di noia) sul lettore, ne L’addio Antonio Moresco declina la sua poetica in polemica con i romanzi d’intrattenimento (“Libri che parlano di queste cose per divertirvi e per intrattenervi, per catturarvi in una rete di complicità…”), sotto i colpi dei dubbi filosofici  (“Io credevo che si potesse andare solo dalla vita alla morte e non dalla morte alla vita!”) e dei postulati esistenziali (“Perché la città dei morti viene prima, perché la morte viene prima”).

Un vero peccato per un autore che aveva regalato romanzi interessanti (La lucina), prima di cimentarsi in questo ardito e ardimentoso salto nel vuoto filosofico che il male spalanca.

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Antonio

Moresco

Libri dallo stesso autore

Intervista a Moresco Antonio

L'ultimo anno e mezzo per Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, è stato il più intenso di tutta la vita. Si parte col successo delle date negli Stati Uniti, si passa per l'organizzazione del grande concerto benefico "Italia loves Emilia" e alla fine si arriva al grandioso tour di Backup 1987-2012, raccolta di greatest hits che celebra i venticinque anni di carriera. Insomma, un momento irripetibile. Ma chi è questo eterno ragazzo? Dagli esordi in radio fino a oggi, un libro per chi vuole essere a fianco di un vero e proprio fenomeno della musica italiana.

Jovanotti!

Monina Michele

Un sorriso in una lacrima

Otto Eros

Un ospite misterioso, un ragazzo bellissimo, irrompe in una famiglia borghese milanese provocando strani comportamenti in tutti i suoi membri: i due figli, un maschio e una femmina, la cameriera, il padre e la madre, vengono attratti e turbati dalla sua presenza. Si concentrano sul giovane tensioni sino a poco prima celate e represse. La madre vede in lui un figlio, la ragazza un padre e così via. Quando il ragazzo improvvisamente dovrà partire la famiglia si sfascerà, perderà cioè la vuota serenità e compattezza che prima la reggeva, quando il figlio tornava a casa dal liceo Panni, la figlia dalle Marcelline, il padre dalla sua grande fabbrica e tutto andava per il meglio. Scritto contemporaneamente alla realizzazione del film omonimo, "Teorema" traccia una parabola, come ha amato chiamarla Pasolini, in cui i giudizi emergono dalle azioni o dal comportamento dei personaggi, conformisti anche nei momenti di più acceso e velleitario anticonformismo.

Teorema

Pasolini Pier Paolo

Il fallimento della letteratura araba (nella traduzione): Il fallimento dei recensori