Narrativa

L’albatro

Lo Iacono Simona

Descrizione: "Nato a Palermo nel 1896, da una nobile famiglia siciliana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un bambino solitario, uno di quelli che preferiscono «le cose alle persone» e che rifuggono la compagnia. Un giorno, dal nulla, nella sua vita arriva Antonno: un bambino bizzarro, «tutto al contrario»: se sfoglia un libro comincia dall’ultima pagina, se vuole andare avanti cammina all’indietro e conta al contrario, provando una infinità pietà per gli zeri. Per tutto il tempo della loro convivenza non c’è verso di fargli iniziare la settimana di lunedì o di togliergli dalla testa che si nasce morendo. Eppure Antonno, «l’albatro», come lui stesso si definirà (tenacissimo, l’albatro non abbandona il capitano nemmeno nella disgrazia) è l’unico spiraglio di luce in un’esistenza altrimenti buia e solitaria, l’unica compagnia di un bambino che vede e sente più degli altri, dotato di una sensibilità particolare, che lo porterà un giorno a diventare uno dei più grandi scrittori del Novecento. Ma all’improvviso, così come è arrivato, Antonno svanisce. Divenuto adulto, Giuseppe partecipa alla guerra del 1915-18 come ufficiale, rimanendo nell’esercito fino al 1925; dopodiché si ritira a vita privata, viaggiando e dimorando per lunghi periodi all’estero, dove si dedica alla stesura di saggi e racconti che non darà alle stampe. Sarà solo quando metterà mano a una storia che cova dentro di sé da tempo, e che ha intenzione di intitolare Il Gattopardo, che Antonno tornerà da lui, e con il suo modo di fare al rovescio accenderà in Giuseppe Tomasi la consapevolezza che «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»."

Categoria: Narrativa

Editore: Neri Pozza

Collana: I narratori delle tavole

Anno: 2019

ISBN: 9788854517950

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Nell’incantevole romanzo di Simona Lo Iacono, L’albatro è Antonno, un coetaneo del piccolo Giuseppe Tomasi di Lampedusa che passerà alla storia per aver scritto Il gattopardo (“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; chi ci sostituirà saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”)..

Di origine misteriosa, Antonno accompagna l’infanzia del principino e si caratterizza per il suo agire al contrario. Intagliatore provetto (“Antonno non sapeva mai cosa sarebbe saltato fuori dal legno”), il ragazzino segue Giuseppe (“In estate si andava a villeggiare a Santa Margherita Belice, il feudo di mia madre”), dorme con lui, è complice e amico di giochi (“Salutammo gli attori girovaghi…”): quando la mamma legge ai bambini una poesia di Baudelaire, Antonno si professa (“Sovente, per divertirsi, i marinai catturano degli albatri, grandi uccelli marini che seguono… la nave scivolante sugli amari abissi” … “Io, per vossia, sarò l’albatro”).

In capitoli che alternano la prospettiva dello scrittore adulto e malato (“Licy vuole aiutarmi a non avere paura”), ricoverato in un ospedale di Roma, e i ricordi di un’infanzia  nella quale il senso di appartenenza (“La casa non deve solo contenerti, deve riconoscerti, deve preceder i tuoi passi, abbracciare le tue cadute”) sfida le dinamiche socio-economiche in atto (“Era il 1915 e l’Italia correva veloce verso la guerra. A Palermo, però, si pensava ad altro. Alle contese giudiziarie. Al patrimonio che franava pericolosamente… noi eravamo ancora impelagati a risolvere vecchie liti feudali, a ostentare una ricchezza che non possedevamo”), il racconto ricrea le atmosfere dell’opera di Tomasi di Lampedusa (“Il gigante… mi resi conto che non era un palazzo, ma un mondo interiore che conteneva molte storie…”) con spirito di immedesimazione e con raro lirismo (“C’era una risposta alla morte, ed era la poesia. C’era un rimedio al tempo, ed era la scrittura”).

Mentre i ricordi scorrono, Antonno dimagrisce, si fa sempre più esile e la rivelazione sulla sua identità è una sorpresa elegante, raffinata, struggente (“Poi ha scrollato le ali, ha lasciato che le ultime piume cadessero a terra… doveva congedarsi… È il destino di…”).

Nella parte terminale del romanzo prendono corpo le vicende connesse alla pubblicazione del Gattopardo: il primo rifiuto, una seconda cocente delusione (“Oggi ho sognato Antonno… sono certo che l’albatro stesse leggendo un libro… Era il mio romanzo, Il gattopardo… Forse è l’ansia per la risposta di Einaudi… Il rifiuto di Mondadori… mi ha ferito…”), il successo postumo (“Pochi mesi dopo la sua morte (22/7/1957), Elena Croce – figlia di Benedetto Croce – consegnò a Giorgio Bassani il manoscritto anonimo de Il Gattopardo perché lo leggesse in qualità di curatore di una nuova collana di narrativa di Feltrinelli”) con il premio Strega del 1959.

La lettura è consigliata e non soltanto a chi ha amato Il gattopardo, anche nel memorabile film di Visconti: L’albatro può ben essere fruito in sé o come efficace introduzione all’opera di Tomasi di Lampedusa (Tancredi: “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”)…

Bruno Elpis

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L’ALBATRO

Spesso, per divertirsi, gli uomini d’equipaggio
Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,
Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,
Il vascello che va sopra gli abissi amari.

E li hanno appena posti sul ponte della nave
Che, inetti e vergognosi, questi re dell’azzurro
Pietosamente calano le grandi ali bianche,
Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.

Com’è goffo e maldestro, l’alato viaggiatore!
Lui, prima così bello, com’è comico e brutto!
Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,
L’altro, arrancando, mima l’infermo che volava!

Il Poeta assomiglia al principe dei nembi
Che abita la tempesta e ride dell’arciere;
Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,
Per le ali di gigante non riesce a camminare.

Charles Baudelaire

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