Narrativa

L’altro lato dei sogni

Spampinato Lorena

Descrizione: Alcune storie riescono a intrecciarsi alla nascita disegnando un percorso unico che le rende complementari. È il caso di Sofia e Luca che si incontrano e non si abbandonano più. Lei vive in un mondo di violenza e sopraffazione accanto a un orco dalle mani grandi che le fa da padre. La donna che le ha dato la vita non è abbastanza forte per proteggerla, e Sofia deve riuscirci da sola. Deve cambiare la sua storia come fa con i colori dei suoi quadri, passando dalle foglie ingiallite ai boccioli appena nati. Luca custodisce il segreto di un amore dai tratti drammatici che si scontra con la realtà brutale della malattia della madre. Ma da una frase che lei gli ripeteva da bambino, troverà il coraggio di cambiare gli eventi seguendo le indicazioni di un vecchio diario di sogni e memorie. Sbattuti in una vita che non riserva loro nessun sorriso, trovano il modo di evadere dalla realtà in cui abitano. Il mondo contorto di violenza e dolore che conoscono li insegue fino alla fine, senza dare loro il tempo di prendere il respiro per un ultimo pensiero. Per un’ultima fantasia. Per un ricordo, forse. Una storia di attese e illusioni. Una storia che cresce poco alla volta, insieme ai suoi personaggi, e non si ferma di fronte a un sogno inespresso. Ma va oltre.

Categoria: Narrativa

Editore: Fanucci

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788834716946

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Non mi ero ancora imbattuta in Lorena Spampinato, giovanissima autrice classe ’90, e devo dire che L’altro lato dei sogni è una storia tenera e ben costruita.

I protagonisti li conosciamo da bambini: Sofia vive in balia di un padre-padrone burbero e violento, e Luca deve affrontare una situazione familiare altrettanto difficile per via della malattia di sua madre, che vorrebbe stargli vicino eppure spesso stenta persino a riconoscerlo…

Solo quando sono insieme, a piedi nudi sul pontile silenzioso, lontano dalle urla e dall’inevitabile senso di impotenza, Luca e Sofia riescono a ridere e sognare.

Tuttavia, come in ogni favola d’amore che si rispetti, la vita li separerà prima ancora che possano acquisire una piena consapevolezza dei propri sentimenti, facendoli crescere in luoghi diversi l’uno senza il conforto dell’altra.

Li ritroveremo dieci anni dopo, su quello stesso pontile, forse un po’ più stanchi e disincantati, ma ancora capaci di ballare sulle note di un pianoforte e di un violino col sottofondo di un coro di cicale. Perché il vero amore non ha tempo e non ha età…

L’attesa è un’emozione in bilico, esattamente a metà tra la paura e l’estasi. Cammina su un ponte eretto su un rivolo d’ansia. Un fiumiciattolo mosso da correnti nervose, inadatte a evitare quei detriti esitanti. Era un serpente violento, quell’emozione che gli strisciava in corpo. Era uno di quei momenti che bloccano le articolazioni. I muscoli. I pensieri. In cui gli occhi non fanno che fissare il vuoto, come se riuscissero realmente a scorgere un’immagine in grado di catturare il loro interesse.
Era uno di quei momenti sordi. Non c’era alcun rumore a disturbare quella quiete. E, allo stesso tempo, era impossibile sentire il silenzio“.

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Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.

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