Racconti

Lamé. Delitti in abito buono

Conventi Gaia

Descrizione: Che si tratti del sagrato di Santa Maria in Vado o dell'antica Biblioteca Ariostea, a Ferrara, la morte sa dove dare appuntamento senza risultare invadente. Probabilmente le dipartite letterarie sono le poche ad avere un senso: avviano il meccanismo di una trama e in qualche caso ne sono la soluzione ultima. Che siate accaniti lettori di noir o che questa sia la vostra prima volta, scoprirete che nella vita e nella morte c'è sempre un pizzico d'ironia che spesso risulta salvifica. Magari non per la vittima predestinata - dal fato e dall'autore - ma certamente per il lettore che, in quanto tale, deve ritenersi complice di ogni delitto qui narrato.

Categoria: Racconti

Editore: VGS Libri

Collana:

Anno: 2021

ISBN: 9788894511857

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Lamé. Delitti in abito buono di Gaia Conventi

Vispa come un grillo, graffiante come un gatto e, particolare non da poco, vestita in Lamé – in puro stile charleston come da foto di copertina – Gaia Conventi torna nelle librerie con una raccolta di racconti noir: Lamé per le edizioni VGS Libri.

Nei racconti ricorrono le ispirazioni care alla scrittrice ferrarese: su tutti, l’amore-ossessione per i libri (“I libri sono vivi solo quando vengono letti”) e la passione per Ferrara.

I libri sono i protagonisti di almeno tre racconti.

La donna – Libera dai libri – è una lettrice compulsiva (“Anche mangiare era diventato impossibile: libri nel frigo, libri sul fornello, libri sparpagliati sul piano della cucina”): per questa mania viene – si fa per dire – rieducata dalla psicoterapia (“Mi obbligarono a liberare i miei libri con la tecnica del bookcrossing”).

Ugo e Parisina, amanti dei libri sbagliati interpretano la storia di un amore ambientato in biblioteca (“L’Ariostea è lo scrigno del sapere e del saputo”): lì, una giovane studentessa (“Paris sente addosso lo sguardo grifone del bibliotecario”) è oggetto delle attenzioni morbose di un bibliotecario (“A lui basta che Parisina si innamori di Ferrara e, con essa, della Biblioteca Ariostea”) con qualche turba (“Come Orlando, anche Terzo ha smarrito la ragione”), che  utilizza il capolavoro dell’Ariosto come Galeotto (“Grazie all’Orlando Furioso può far innamorare Paris”) nella sua folle strategia di conquista.

L’ultimo racconto della raccolta, intitolato Il mio tributo al signore delle mosche, ha per protagonista uno scrittore di successo (“Ora scrivo, sono uno scrittore di storie per bambini. Uso uno pseudonimo femminile…”), ossessionato dai ricordi di quando, giovane studente, era vittima dello spietato bullismo dei compagni (“La mia salvezza a scuola arrivò quando scoprii… una fornita biblioteca… divenne in breve tempo il mio rifugio quotidiano”). In occasione di “una rimpatriata per festeggiare il trentennale del diploma” l’opera di William Golding sarà efficace fonte d’ispirazione per “gestire” l’ansia dell’incontro con gli antichi aguzzini.

Anche i rapporti di vicinato sono un tema che ricorre in almeno due racconti: Sangue sulle giunchiglie (“Ti chiedi perché il tuo vicino, prima di vestirsi per andare al lavoro, abbia deciso di ucciderti”) e La morte scivola sotto la pelle, una storia che si ispira a Poe per suggestioni (“La donna si guarda attorno, chi ha parlato? Da dove arriva quella voce?”) ed echi (Ricordate il Gatto nero e la sua fine? “Antonella è alla finestra dello studentato e la vede partire in auto. Per il terzo giorno consecutivo starà fuori due ore e tornerà con il baule carico di lettiera per i gatti”). La protagonista è una moglie gelosa che tiene in ostaggio il marito non già con le proprie grazie, bensì… con la Katamina.

L’amore per Ferrara – oltre che nel già citato racconto ambientato all’Ariostea – ritorna in Indagine a Santa Maria in Vado (“Il 28 marzo del millecento e qualcosa c’è stato il miracolo dell’ostia… Se lei guarda bene, si vedono ancora gli schizzi di sangue”), ove un cronista d’assalto indaga sull’incidente occorso ad Adua, una vecchietta che con la vicina di casa interpreta una trama degna di Arsenico e vecchi merletti.

Anche le monomanie svolgono la loro parte in Lamé.

Così la mania di persecuzione (“… quel nuovo incubo. La vedeva la mano guantata…”) e la piromania di Giona nel fuoco (“Solo nonna Ida lo chiamava Giona, per gli altri era l’incendiario”), così anche la nippofilia cruenta (“Su eBay avevo acquistato l’occorrente: un coltello tanto e una spada katana… il necessario per il seppuku…”) in Oni, il demone (“Il seppuku prevede… la decapitazione e Luca doveva essere il kaishakunin…”), ove un liceale arruola il figlio del macellaio (“Cercavo di farlo sentire un boia, essere macellaio aiutava nella tecnica…”) per un intento criminoso (“Non volevo farla finita, gli dicevo, ho solo bisogno di passare oltre, di diventare Oni, il demone delle leggende popolari giapponesi”).

Completano la selezione Il vestito del morto e il tanto breve, quanto chirurgico Gelido giaciglio.

Tutti i racconti – oltre all’atmosfera rigorosamente noir – sono accomunati dal rapido capovolgimento di prospettiva che materializza il colpo di scena finale, che non mancherà di sorprendere e divertire il lettore in cerca di emozioni. Come avrà sicuramente modo di dimostrare Gaia Conventi nel corso della presentazione online del 2 luglio alle 19:30 (qui il link dell’evento online)… 

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 1 commento )

Lamé su I-Libri, recensione di Bruno Elpis | giramenti

[…] La recensione è QUI. […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Gaia

Conventi

Libri dallo stesso autore

Intervista a Conventi Gaia

“Se cominci a dare un senso alle cose significa che stai invecchiando” Tony Pagoda è un cantante melodico con tanto passato alle spalle. La sua è stata la scena di un’Italia florida e sgangheratamente felice, tra Napoli, Capri e il mondo. È stato tutto molto facile e tutto all’insegna del successo. Ha avuto il talento, i soldi, le donne. E inoltre ha incontrato personaggi straordinari e miserabili, maestri e compagni di strada. Da tutti ha saputo imparare e ora è come se una sfrenata, esuberante saggezza si sprigionasse da lui senza fatica. Ne ha per tutti e, come un Falstaff contemporaneo, svela con comica ebbrezza di cosa è fatta la sostanza degli uomini, di quelli che vincono e di quelli che perdono. Quando la vita comincia a complicarsi, quando la scena muta, Tony Pagoda sa che è venuto il tempo di cambiare. Una sterzata netta. Andarsene. Sparire. Cercare il silenzio. Fa una breve tournée in Brasile e decide di restarci, prima a Rio, poi a Manaus, inebriato da una nuova libertà e ossessionato dagli scarafaggi. Ma per Tony Pagoda, picaro senza confini, non è finita. Dopo diciotto anni di umido esilio amazzonico qualcuno è pronto a firmare un assegno stratosferico perché torni in Italia. C’è ancora una vita che lo aspetta.

HANNO TUTTI RAGIONE

Sorrentino Paolo

La donna è sola, inquieta, in fuga: non vuole più restare dove non c’è amore. Ha lasciato la città, nella quale tutto è frenetico e in vendita, ed è tornata nella vecchia baita dell’infanzia, sul Monte. Qui vive senza passato, aspetta che la neve seppellisca i ricordi e segue il ritmo della natura. C’è un inverno da attraversare, il freddo da combattere, la solitudine da farsi amica. Ci sono i rumori e le creature del bosco, una volpe curiosa e un gufo reale che bubola sotto il tetto. E c’è l’uomo dal giaccone rosso, che arriva e che va, come il vento. A valle lo chiamano lo Straniero: vuole risistemare il rifugio e piantare abeti sul versante nord della montagna, per aiutarla a resistere e a tornare fertile. Una notte terribile riporta la paura, ma la donna si accorge che ci sono persone che vegliano su di lei: la Guaritrice, muta dalla nascita, che comprende il linguaggio delle piante e fa nascere i bambini; la Rossa, che gestisce la locanda del paese; la Benefattrice, che la nutre di cibo e premure. Donne che sanno dare riparo alle anime rotte, e che come lei cercano di vivere pienamente nel loro angolo di mondo. Mentre la montagna si prepara al disgelo e a rifiorire, anche la donna si rimette in cammino. Arriverà un altro inverno, ma ora il Monte la chiama.

La donna degli alberi

Marone Lorenzo

Puglia, soleggiata e mite giornata di fine febbraio. Il fisioterapista e appassionato cicloamatore Roberto si appresta a uscire con la sua inseparabile bici per l'ennesimo piacevole allenamento domenicale, ma il destino gli gioca un brutto scherzo, tendendogli un'insidiosa trappola dietro un incrocio a Porto Cesareo. In seguito al grave incidente, decide di iniziare a scrivere un diario, con l'intento di riempire le lunghe giornate della sua convalescenza e di aiutarsi a ritrovare la serenità perduta nel drammatico momento dell'impatto. L'opera si presenta come una guida ricca di spunti di riflessione, soprattutto per i professionisti sanitari, per gli appassionati di ciclismo, ma anche per chiunque abbia voglia di soffermarsi a pensare alla propria vita.

Diario di un fisioterapista (in)fortunato

Pichero Roberto

L’infanzia è uno dei periodi più difficili della vita

Celenia