Narrativa

L’anima altrove

Mori Anna Maria

Descrizione: Natalia, bellezza prorompente, ribelle per natura ma madre giovanissima. Suo marito, chiuso "per indole naturale o per disperazione nei confronti di quella moglie bambina troppo bella e altrettanto indomabile, dedito al gioco e al bere". Loro figlio Renzo, sempre serio ma felice, con il privilegio di avere una madre tutta per sé quando i genitori si separano. Cominciamo a conoscerli dall'album di famiglia, quando ancora abitavano in Istria, immortalati in tanti istanti di vita felice. Poi, per tutti, viene l'esilio, che porta i loro corpi a trasferirsi in un luogo alieno, mentre la vita non vuole saperne di staccarsi dall'Istria, angolo incantato di Adriatico. Ecco, quindi, che Natalia, Renzo e gli altri personaggi si ritrovano muti nell'animo e paralizzati nei sentimenti. La voce narrante passa così prima alle case testimoni di vita ormai lontana e di desolazione presente -, poi addirittura agli oggetti - una credenza, un pettine, un orologio... -, divenuti unici depositari della memoria. Perché le anime sono rimaste altrove.

Categoria: Narrativa

Editore: Rizzoli

Collana: Di tutto di più

Anno: 2012

ISBN: 9788817055178

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Anna Maria Mori, nativa di Pola, giornalista già inviata speciale de “la Repubblica”, torna a raccontare il dramma umano dei profughi istriani – impegno che le è valso nel 2009 il Premio internazionale del Giorno del Ricordo, sezione letteratura – con il suo romanzo, “L’anima altrove”.
L’autrice dei pluripremiati romanzi “Bora” e “Nata in Istria” narra la storia della profuga Irene che, dalla psicanalista, afferma: “È una vita che mi porto addosso un disagio che non so decifrare, un disagio che, invece di diminuire, con il passare degli anni sembra persino aumentare.” Indicando sul lettino dell’analista le cause del malessere: nel deficit di appartenenza (“Fingo di appartenere, ma in realtà non appartengo mai fino in fondo”) e nello sradicamento dalle proprie origini (“Non riesco a mettere le radici, e la sola idea di poterle mettere mi dà angoscia, mi provoca il rifiuto”).
La psicanalista indica un metodo: “Per crescere bene bisogna fare pace con la propria infanzia, tornarci dentro.”
In questo stato, l’esule si aggrappa ai ricordi. E alle cose.

I ricordi

Nella memoria familiare c’è la nonna paterna Natalia (che “vivrà tutta la vita della sua bellezza, e poi del rimpianto di averla perduta”), il padre Renzo (“ossessionato dal corpo disinibito di sua madre e dai suoi amori liberi”) e la madre Rosa, figlia di Antonia cui “la bellezza, l’amore, gli amori … devono sembrare tutte perdite di tempo”.
I ricordi cominciano ai tempi in cui Irene “che ha quattro anni, non sa niente della guerra e gioca con le bolle fatte con il sapone vero … col cappottino di panno azzurro e l’inevitabile cappellino in tinta …”
Poi di colpo “da un giorno all’altro, come succede nei film, cambiano i colori, i suoni, le forme: da un panorama idilliaco … si passa … a giornate grigie, come avvolte dentro una gigantesca nube di fumo”.
Il dramma degli esuli deriva dal “prezzo della sconfitta e, prima ancora della rovinosa e tragica alleanza con la Germania di Hitler. L’abbiamo pagato, questo prezzo: la cessione dell’Istria alla Iugoslavia di Tito.
I ricordi sono soprattutto fatti di mare e di luoghi.
“Quarnero. In fondo a un lungo fiordo c’è Lussino. All’ingresso dell’insenatura c’è la baia di Zabodaski, un isolotto in cui il bianco accecante del calcare è quasi sepolto dentro gli arbusti della macchia mediterranea: elicrisi, corbezzoli, ginepri, carrubi, lauri. Sopra gli arbusti svettano i pini …” 

“… Il tratto di riva assai ventoso con i gabbiani che cabrano sul muschio verde dello squero e degli squarci di schiuma, ogni attimo viene scandito dal movimento delle fronde dei pini con i loro colori vitali, dalla brezza marina che nella ‘porporela’ culla passere, battane e brazzere a poppa quadrata, e tutto procede con tragica, quasi ostentata, naturalezza.”

Le cose

Le cose sono importanti per un duplice motivo.
In senso animistico, sono esseri viventi testimoni degli eventi. Così, nel racconto inedito di Nelida Milani (“Dentro le mura”) contenuto dal romanzo, una casa è testimone degli eventi occorsi alla famiglia che in parte si disperde, in parte resiste nella “casa … occupata dai liberatori”.
Così “L’angelo”, una scultura di marmo bianco, è testimone vivificato e totem che segue le sorti degli esuli, per ricordare loro il tempo felice in cui lui, l’angelo, era una fontana nel loro giardino.

In senso sostanziale, le cose sono l’elemento materiale al quale il ricordo degli esuli disperatamente si aggrappa: “persa la casa, le cose, i mobili e tutto quello che c’era e che c’è dentro ai mobili sono diventati la nostra anima, e non possiamo, non vogliamo perdere la nostra anima.”
Siano esse le barche di due fratelli: “le zucche vuote con dentro una candela accesa” del maggiore o “le barchette di carta” del minore.
O i mobili da conservare strenuamente, anche a costo di adattare la costruzione della casa (“La cuciza”) per contenerli: “una piccola casa a misura dei mobili … In genere è il contrario, no? Uno si fa una casa nuova di zecca, e solo dopo sceglie i mobili da metterci dentro …”
Importanza fondamentale hanno, naturalmente, le foto, alle quali attaccarsi in modo quasi ossessivo.
E, infine, altrettanto importanti sono gli oggetti smarriti, perduti o decimati nel tempo o semplicemente riposti in qualche angolo: i gioielli della mamma, “la macchina da cucire a pedali, con la scritta Necchi in oro su fondo nero”, “il servizio di piatti di porcellana col bordo azzurro e argento”, le palle di natale di vetro, la macchina da scrivere Remington, il timbro da usare sopra la ceralacca rossa, “la collezione dei dischi in vinile, quasi tutti della Voce del Padrone, con la famosa etichetta del cane che ascolta un grammofono”.

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 1 commento )

10 febbraio, “giornata del ricordo” – i-LIBRI

[…] un reportage fotografico a questo link e pubblichiamo contemporaneamente i commenti de “L’anima altrove” e “Bora” di Anna Maria Mori, autrice nata a Pola che nelle sue opere ha immortalato il […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Maria

Anna

Mori

Libri dallo stesso autore

Intervista a Mori Anna Maria


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

3 agosto 2010. Tornata a casa dopo il funerale del padre, Lison si vede consegnare un pacco, un regalo post mortem del defunto genitore: è un curioso diario del corpo che lui ha tenuto dall’età di dodici anni fino agli ultimi giorni della sua vita. Al centro di queste pagine regna, con tutta la sua fisicità, il corpo dell’io narrante che ci accompagna nel mondo, facendocelo scoprire attraverso i sensi: la voce stridula della madre anaffettiva, l’odore dell’amata tata Violette, il sapore del caffè di cicoria degli anni di guerra, il profumo asprigno della merenda povera a base di pane e mosto d’uva. Giorno dopo giorno, con poche righe asciutte o ampie frasi a coprire svariate pagine, il narratore ci racconta un viaggio straordinario, il viaggio di una vita, con tutte le sue strepitose scoperte, con le sue grandezze e le sue miserie: orgasmi potenti come eruzioni vulcaniche e dolori brucianti, muscoli felici per una lunga camminata attraverso Parigi e denti che fanno male, evacuazioni difficili e meravigliose avventure del sonno. Con la curiosità e la tenerezza del suo sguardo attento, con l’amore pudico con cui sempre osserva gli uomini, Pennac trova qui le parole giuste per raccontare la sola storia che ci fa davvero tutti uguali: grandiose e vulnerabili creature umane.

STORIA DI UN CORPO

Pennac Daniel

1311. In missione segreta per conto dell'imperatore, Dante fa il suo ingresso a Venezia, una città umida e inospitale, che lui detesta. Non ha intenzione di trattenersi a lungo, ma poi viene fermato da un uomo che sembra sapere molte cose su di lui e soprattutto sull'opera che sta scrivendo, l'Inferno, e che lo invita alla riunione di una setta in possesso di una reliquia straordinaria: la Sindone del diavolo. Così, quando alcune persone vengono trovate morte in circostanze misteriose, il poeta capisce che a Venezia sta accadendo qualcosa di molto strano. Qualcosa su cui è necessario indagare...

La sindone del diavolo

Leoni Giulio

DOMANI SARA’ UN GIORNO PERFETTO

Deffenu Carlo

A Parigi tutti i giovedì s'incontrano in luoghi di fortuna uomini dai destini e dalle condizioni diversissime tra loro, ma accomunati da pene di cuore. Le assemblee si svolgono nello spirito di tolleranza più completo: nessuno ha il diritto di ribattere alle testimonianze che vengono recate e il più religioso silenzio accoglie le confessioni di tutti. Tre i protagonisti principali di questo romanzo al maschile: un filosofo in guerra con l'ontologia della donna, uno scapolo impenitente convinto dell'esistenza di un complotto femminile planetario contro la sua virilità, e un marito tradito che si avventura alla scoperta della donna in tutte le sue varianti. Uno sguardo senza pregiudizi sul maschio contemporaneo, nutrito di autoironia e leggerezza.

GLI UOMINI DEL GIOVEDI’

Benacquista Tonino