Narrativa

L’apparizione

Carbone Rocco

Descrizione: Una casa di campagna. Un gruppo di amici. Un ospite misterioso fa la sua apparizione, impercepibile a tutti gli sguardi fuorché a quello di Iano. assieme a questa misteriosa visione, compare anche uno stiletto: prima sul cuscino di Iano; poi, identico, su quello di Sara, la moglie del suo amico. Si accende così, in modo improvviso, una passione travolgente e insana, che spingerà Iano a perdersi in furori di autodistruzione. In questa storia di psicosi e impeto, l'amore si muta fatalmente in rovina. Quell'enigmatico ospite è forse eros, un dio crudele dai terribili progetti? E perché ha scelto proprio Iano?

Categoria: Narrativa

Editore: Castelvecchi

Collana: Narrativa

Anno: 2018

ISBN: 9788832824384

Recensito da Elpis Bruno

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L’apparizione

Protagonista de L’apparizione di Rocco Carbone (ndr: Rocco Carbone e Pia Pera sono i due scrittori ai quali è dedicata l’opera di Emanuele Trevi intitolata Due vite, premio Strega 2021 – clicca qui per leggere il nostro commento) è Iano, che nell’incipit del romanzo si presenta al lettore in veste di omicida del suo psicoterapeuta, Redondo (“Avrebbe sempre dovuto fare i conti con quella presenza che avvertiva dentro di sé, con quel nemico silenzioso pronto da un momento all’altro ad avvelenargli le giornate, a rinchiuderlo in un’oscurità difficilmente penetrabile”).

Dopo il capitolo iniziale dell’aggressione, la storia di Iano si riavvolge e ci presenta un uomo dalla spiccata sensibilità educativa (“un progetto preciso, quello del recupero di bambini o preadolescenti che… disertavano la scuola”), impegnato nel recupero del piccolo Nino, orfano che rifiuta la scuola, vive con la sorella Cata ed è ossessionato dalla coltivazione dell’aiuola condominiale.

Le tappe della vita di Iano scorrono alla rinfusa nella successione dei capitoli: il momento centrale della storia è rappresentato dalla vacanza che Iano trascorre nella casa di campagna degli amici. Qui si manifesta una misteriosa presenza (“L’immagine del giovane in tuta da ginnastica e del suo cane più di una volta gli si presentò davanti, assieme a quella delle due frecce di metallo, quella ritorta trovata in camera di Sara e la sua, intatta”), che richiede l’intervento inutile dei carabinieri (“Del giovane in tuta da ginnastica non si era più avuto notizia”) e al quale Iano, in un secondo momento, ricondurrà lo scoppio dell’amore per Sara.

Dichiaratosi all’amata nel corso di un viaggio in treno con lei, Iano infila un periodo nel quale è facile intravedere un corteggiamento ossessivo che rasenta lo stalking (“È da due settimane che mi perseguiti”) e il montare di una malattia psichica (“Il malessere era diventato un compagno abituale, un ospite che sempre bisognava rabbonire, accontentare nelle sue richieste, placare nella sua insistenza”) irrigata dall’alcolismo e ottenebrata dal fumo.
Nella descrizione puntigliosa e ossessiva dei gesti anche insignificanti s’intarsia la descrizione analitica della potenza della passione (“Non si trattò di scelta, quanto di una forza alla quale non poté opporre resistenza perché si presentò… sotto forma di non di minaccia, ma di un pensiero buono…”) e della progressione del disagio psichico (“Io vedo su di te un’ombra, Iano. Un’ombra nera che si allunga e che ti sta avvolgendo”).

Seguono la separazione dalla moglie Rosa, la preoccupazione sincera degli amici, l’abbandono a spese folli e la frequentazione di una biblioteca, nel corso della quale Iano completa la ricostruzione patologica (“Quell’intruso era un dio. Quel dio che viene descritto come un ragazzo dagli occhi chiari, sporco, teppista, senza fissa dimora. Chiamalo ladro, o squilibrato, ma è un dio. Ed è stato lui a farmi innamorare di te”) della genesi del proprio sentimento per Sara (“Quel dio era Eros, il dolceamaro. Il figlio di Povertà ed Espediente. Che vive nei boschi, e che fa la sua apparizione in primavera. Quello che genera il delirio e la mania”).

Dopo il rifiuto di Sara, il percorso di autodistruzione di Iano – ormai braccato dalla polizia che sta tentando di rintracciarlo presso i congiunti – si completa con le scene d’addio alla moglie, a Nino e Cata, al padre, sino al mare che – nel delirio della malattia – promette di consegnare a Iano la felicità eterna (“Ne parlai una volta con mia madre, e lei mi disse che la felicità c’è quando uno non desidera nient’altro di quello che non ha già, quando si vorrebbe che il tempo si fermasse un poco, per lasciarci in quella condizione”).

Bruno Elpis

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