Saggi

L’arte come prassi umana

Bertram Georg W.

Descrizione: Nella teoria e nella filosofia dell’arte viene evidenziata di solito la differenza tra l’arte e le altre pratiche umane. Ciò fa sì che non vengano sufficientemente spiegate né la pluralità delle arti né la rilevanza dell’arte nell’ambito della forma di vita umana. Per questa ragione Georg W. Bertram propone una nuova impostazione nella definizione dell’arte, difendendo la tesi che nell’esperienza delle opere d’arte vengono rinegoziate diverse determinazioni della prassi umana. In questo senso, l’arte è una prassi riflessiva molto produttiva nell’ambito del rapporto dell’essere umano con il mondo. Di più: l’arte è una prassi della libertà.

Categoria: Saggi

Editore: Cortina Raffaello

Collana: Saggi

Anno: 2017

ISBN: 9788860309136

Recensito da Luigi Bianco

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Georg W. Bertram, L’arte come prassi umana

“L’arte è sempre stata intesa come una prassi che si basa sull’immaginazione.”

Può l’esperienza artistica, in senso lato, penetrare e affondare realmente e concretamente nell’esperienza umana? In che modo l’arte e il suo essere si distaccano o si amalgamano alla quotidianità dell’uomo? In definitiva: come definire l’arte in relazione alla prassi umana? La questione è annosa e complessa. Georg W. Bertram, attingendo alle riflessioni e alle teorie dell’estetica tradizionale e contemporanea, ne L’arte come prassi umana, il suo ultimo saggio pubblicato da Raffaello Cortina Editore in traduzione di Alessandro Bertinetto, si propone di analizzare ed eviscerare i rapporti fra l’arte e la prassi propria dell’uomo e di proporre una nuova tesi, forte e, per alcuni tratti, innovativa: l’arte come componente essenziale e inscindibile della prassi umana. Dettagliato e preciso, provocatorio e pungente, Bertram mostra e critica le teorie estetiche maggiormente rilevanti nel nostro scenario culturale: è un walzer il suo, che passa e prende avvio con Christoph Menke e la sua arte come abbandono delle pratiche quotidiane (“prassi del non-potere”), e Arthur Danto e il suo concetto d’arte che prende parte alla prassi umana ma ribadendo e affermando la sua autonomia. Bertram però, incudine e martello, mostra e dimostra come, nelle teorie di Menke, venga a crollare l’unità bene-autonomia insita nell’esperienza artistica, paradigma ontologico che fonde arte e prassi dell’uomo. Le teorie di Danto invece, per quanto offrano un’ottima idea embrionale dell’arte nell’uomo, tuttavia non riescono a convincere e a rispondere adeguatamente alla questione: se le opere d’arte sono chiaramente comprensibili come documenti storici, resta oscura la connessione che queste hanno, in quanto arte, con la prassi umana. “L’arte”, dice in risposta Bertram, “può essere intesa come una prassi in cui le determinazioni della prassi umana vengono rinegoziate”: questo è fondamentale e può avvenire, nell’arte, solo unendo costitutivamente la determinatezza con l’indeterminatezza nel suo svolgersi (mentre per Menke e Danto l’arte è esclusivamente determinata). Facciamo un passo indietro allora e eleviamo ancor più la posta in gioco: la riflessione si sposta sulle teorie estetiche di due fra i più grandi filosofi dell’occidente, Kant e la sua insanabile frattura fra la riflessione estetica e le altre pratiche, che rinfarcisce la tesi sull’autonomia dell’arte, ed Hegel e la sua arte come vivificazione degli orientamenti essenziali di una forma di vita. Entrambi intendono l’arte come forma riflessiva – fondamentale per Bertram – ma nessuno dei due specifica davvero questo elemento. Come dare allora una svolta immergendo davvero l’arte nella prassi umana senza denaturarla e connotandone la sua specificità? Con molti passaggi delicati, dettagliate analisi e riflessioni e suture tra le teorie, fra gli altri, di Carroll, Adorno, Gadamer, Heidegger e Wittgenstein, Bertram traccerà e tesserà le tele di una nuova (o, meglio, rinnovata) estetica, sciogliendo l’arte dal paradigma dell’autonomia a senso unico che la blocca e l’allontana dall’esperienza umana, e ne ridefinisce una nuova specificità e un più significativo valore. Unendo indissolubilmente le pratiche estetiche e le azioni umane, facendo attenzione a non concepire mai l’arte come mera estensione delle restanti prassi, Bertram dinamizza l’esperienza artistica e ribadisce l’essenzialità del rapporto e del confronto fra le opere d’arte stesse. Non solo: fondamentale permane – Umberto Eco dixit – il rapporto fra fruitori e opere d’arte e la loro consequenzialità. Interazione e interpretazione: il fruitore è all’interno dell’opera stessa. L’arte come riflessione profonda dunque, che si riflette su sé stessa e sulle pratiche umane. Il volume di Bertram è proprio il volume che oggi è necessario tutti possano leggere, per mutare il rapporto fra vita e opera d’arte e impatto sulla vita quotidiana che l’opera d’arte deve agire. Provocando e interrogando queste pratiche, allora, un nuovo e fondamentale contributo è dato dalle opere d’arte: il contributo alla piena e realizzata libertà.

In un libro molto articolato e intensamente sollecitante, che sa appassionare senza tralasciare il linguaggio tecnico d’impronta filosofica che gli compete, Bertram ci proietta sottilmente all’interno di un problema concreto e reale, presente e premente all’interno di una fra le esperienze umane più belle, ricche e importanti: l’arte. Non un libro semplice, certamente, e che impone una sana concentrazione e una riflessione intelligente. Tuttavia si può ritenere senza ombra di smentita e testimoniare con fermezza essere un libro essenziale e necessario nell’attuale panorama intellettuale e culturale, e che, prendendo le mosse da una riflessione estetica secolare, spinge il lettore e lo studioso a cercare un quid ulteriore nell’esperienza con l’opera d’arte: è l’uomo stesso, hic et nunc, a chiedersi perché il bisogno di opere d’arte cresce e si rinnova costantemente. Con riflessioni intorno alla natura autoriflessiva dell’arte, all’incredibile dicotomia morte-vita che ogni opera d’arte ha in sé in ogni singola esposizione, al valore dell’interpretazione e poi della critica, Bertram, come scrive nella bella introduzione il curatore Federico Vercellone, contribuisce alla riattivazione del senso dell’arte nell’arte stessa e nelle pratiche umane. L’idea che ci propone di seguire e fare nostra Bertram può radicalmente cambiare la nostra quotidianità. A cominciare dalle teorie estetiche, dall’arte e dall’idea di arte, è messa in discussione proprio la natura umana, i suoi rapporti con la realtà e la creazione, il suo significato nel rapporto con l’opera di creazione. Il confronto, il dibattito, il dialogo – che ci proietta, à la Bertram, nell’indeterminatezza – ci permette di riflettere davvero su noi stessi e sul nostro rapporto con il mondo e con l’arte. È solo così, forse, che l’arte scioglie la sua monumentalità – senza per questo, lo abbiamo detto, perdere la sua specificità e farsi semplice sequenza di azioni nella quotidianità – per tornare e agire sull’uomo. Per concludere ancora con Bertram, non dimentichiamo come l’arte rappresenti nel reale uno dei fuochi della prassi umana; “l’arte è, dunque, una prassi che pretende di contribuire alla costituzione della libertà umana”. E di profonda libertà d’idee e d’emozioni, di confronto e di dialogo aperto e franco, l’umanità ha davvero bisogno urgente.

Luigi Bianco

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