Narrativa

L’assenza che volevo

Talarico Olimpio

Descrizione: A Fercolo, piccolo centro dell’entroterra calabrese, vive l’umanità del romanzo. Un’umanità complessa e dolorosa, caratterizzata da situazioni irrisolte e trasversali nell’incertezza dei rapporti. Un professore precario, un politico navigato, una prostituta, un ragazzino alla ricerca del vero padre, due studenti dagli opposti destini, un maresciallo a caccia di un omicida. Un viaggio in pulmino, tra strade e paesi di Calabria, una terra con le sue smemoratezze, “i suoi caratteri, il rammarico profondo per tutto quello che potrebbe essere e non è.” Un viaggio che, seppur breve, rimescola le carte e i rapporti, rimette in discussione le singole vite, stravolgendole: dopo non sarà più come prima. Vicende umane, tra derive e riscatti, paesaggi del cuore e di una regione che, aspra e dura, cerca tenerezza. Prefazione di Pino Aprile.

Categoria: Narrativa

Editore: Falzea Editore

Collana:

Anno: 2013

ISBN: 9788882963705

Recensito da Serena Vissani

Le Vostre recensioni

Il titolo del romanzo è esplicativo di quello che sarà il tema che percorrerà la narrazione. Una narrazione non senza interruzioni perché, quando si intraprende questo viaggio, la libertà del lettore viene vincolata dalla struttura dell’opera in capitoletti, ciascuno dei quali inquadra l’esistenza dei diversi personaggi, quattro per la precisione. Dico capitoletti, non per ridurne il valore contenutistico, ma perché la dimensione limitata serve a conferire l’aspetto di un pezzo di coscienza, di un fotogramma che appare alla mente con la rapidità con cui fuggono i pensieri. Allo stesso modo la scrittura si fa semplice, lineare, priva di articolazioni e di periodi complessi proprio per trasmettere l’idea della voragine del vuoto che si intravede tra le mancate giunture di questi frammenti di parole.

Luca, Giovanni, Giulia, Tommo: inizialmente appaiono figure isolate, ma a mano a mano che la storia procede si riesce ad intendere che questi personaggi hanno dei legami ed infine tutti insieme, dopo una scontro-incontro, partono alla volta di un viaggio per i territori della Calabria. Ognuno ha la sua storia, ognuno ha i suoi problemi ma tutti quanti sono circondati da un senso di vuoto che li rende prigionieri di un limbo dal quale non osano uscire.

Ad alternare i numerosissimi monologhi interiori, o discorsi di carattere intimistico, si inserisce un filone poliziesco che prende avvio dalla morte del padre di Tommo. A presiedere le indagini sarà il maresciallo Avola, personaggio singolare perché a differenza degli altri non è calabrese: è umbro e per certi tratti ricorda il capitano Bellodi de Il giorno della civetta. Come lui, in particolare, sarà fortemente restio a fidarsi della gente del posto, odierà fino all’assuefazione l’omertà che circonda ogni caso criminale, ma alla fine, al momento della partenza, sarà commosso e sentirà dispiacere nel lasciare una terra alla quale, si era affezionato, proprio per le peculiarità. Inoltre a questo percorso del romanzo si lega l’emblematica figura della madre di Tommo, custode di valori tradizionali.

L’opera si apre in medias res, con un rapido capitolo che anticipa gli improvvisi cambiamenti che questi personaggi stanno per vivere attraverso la metafora del temporale estivo. Ma quello che subito colpisce è che nel capitolo immediatamente successivo, il narratore torna a dare un quadro più esaustivo, cercando di presentare gradualmente tutti i personaggi fino poi a ricollegarsi a quell’esordio soltanto molte pagine dopo. Insomma, è come se l’autore volesse fare uno scherzo al lettore frettoloso, spaventandolo di fronte alla vicenda avviata per poi rassicurarlo, riprendendo da capo il discorso.

Tema parallelo e forse intrinseco all’assenza, che è vera protagonista del romanzo, è la letteratura: non solo perché ciascun capitolo viene anticipato da una citazione letteraria, che passa dalla nostra letteratura delle origini ai modernisti inglesi, dalla canzone d’autore alle ballate dialettali, ma anche perché non poche volte il pensiero del narratore si esplica meglio attraverso un riferimento ai grandi poeti del passato. Leggendo Leopardi, Giulia riesce ad elaborare la propria delusione verso il padre, ed è sempre recitando Campana che avverte il primo nascere del suo amore per Luca. Se inizialmente sembra dominare tra i personaggi una logica del tipo Luca-Giovanni e Giulia-Tommo, ben presto le dinamiche conseguiranno uno spostamento degli assi, di modo che Giovanni (politico locale, rappresenta una parentesi sulla corruzione politica) si troverà più legato a Tommo (un ragazzo estremamente pratico, amante della Ferrari) e Luca a Giulia: l’attrazione tra i due sarà nobilitata dalla comune passione per la letteratura, cosa che induce a ritenere questa coppia di personaggi privilegiata rispetto agli altri.

Moltissime altre figure appaiono con più o meno importanza nella vicenda, ma quelli di Matteo e Marfisa sono significativi perché mostrano ai loro amici la giusta strada da perseguire: chi non dovesse riuscire ad intraprenderla si sarebbe trovato di fronte ad un vicolo cieco, una strada senza via di uscita, e così accade. Per quanto i toni tendano ad essere malinconici in tutto il romanzo, tuttavia nella conclusione si lascia una spiraglio di speranza, anche per chi non credeva di poterla più avere, con alcune pagine di suspance inducono ad accelerare la lettura fino alla riga finale.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Olimpio

Talarico

Libri dallo stesso autore

Intervista a Talarico Olimpio


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Margherita Dolcevita è una ragazzina allegra, intelligente e appena soprappeso, con un cuore che di tanto in tanto perde un colpo. Vive con la famiglia fra città e campagna. Un giorno, davanti alla sua casa, spunta, come un fungo, un cubo nero. E da quel giorno tutto cambia. Sono arrivati i corruttori. E anche l'amore.

MARGHERITA DOLCEVITA

Benni Stefano

"Il fico che cresce sulle rovine della fortezza, emblema e geroglìfico del nuovo libro di Claudio Damiani, ha i giorni contati. Verrà qualcuno a restaurare gli spalti del diroccato maniero aristocratico dove cresce, sradicando quella forma di vita abusiva, vita incurante della sua propria bellezza, capace di assentire al suo destino senza opporgli un'assurda resistenza. Dall'albero il poeta ricava l'insegnamento supremo: è possibile amare la vita senza avvelenarla con la paura della morte. È possibile, dunque, la felicità, quella pura e gratuita vibrazione dell'essere qui, dell'esserci ora, minuscolo filo saldamente intrecciato all'arazzo del cosmo? Come un saggio taoista, Damiani non si stanca mai di dipingere a rapidi colpi di pennello paesaggi nei quali gli uomini e le bestie, le piante e le pietre, le nuvole e le acque sono gli elementi solidali dello stesso prodigio, ovvero una sola materia senza più nome, disponibile a tutti gli esperimenti di un'alchimia interiore capace di trasformare in oro il fardello dell'impermanenza e l'angoscia del tempo che fugge. Oltre il piacere del testo, ai lettori di questo libro si offre una terapia sottile ed efficace come solo sanno essere i consigli di chi è capace di curare se stesso, e non smette mai di farlo." (Emanuele Trevi)

il fico sulla fortezza

Damiani Claudio

Apparve nel 1964 suscitando un enorme scandalo e dividendo critica e pubblico. Il libro non ha perso nulla della sua forza e può essere considerato un piccolo classico, oltre che un'audace anticipazione della fioritura della letteratura erotica femminile di questi ultimi anni.

LA RAGAZZA DI NOME GIULIO

Milani Milena

All'inizio della storia Penelope, a Roma nel novembre del 1978, ha diciassette anni, figlia unica di una famiglia borghese. Tre traumi in lancinante sequenza squassano la sua vita. Per sopravvivere, per proteggersi dal male, Penelope deve autoescludersi dal mondo. Molti anni dopo, quando la sua esistenza sembra finalmente aprirsi grazie all'amore e alla dedizione di Edoardo, Penelope torna al più misterioso tra gli eventi drammatici che hanno segnato la sua adolescenza, l'unico che sia ancora possibile affrontare: la scomparsa di Margherita, la sua amica del cuore, inghiottita nel gorgo della lotta armata dopo aver chiesto un aiuto che Penelope ha rifiutato di darle. Ma nessuno sa più nulla di lei. Il solo che potrebbe riportare Penelope sulle sue tracce è Riccardo Serventi, terrorista che sta scontando vent'anni nel carcere di Rebibbia. Il suo fratello gemello Emanuele era stato fidanzato con Margherita, ma anche lui pare essersi inabissato nel nulla, da quando si è pentito e ha cambiato identità. Sembra già una vicenda intricata e viscerale per tutti gli elementi emotivi che mette in gioco, ma il romanzo è appena cominciato e l'avventura di Penelope, il suo percorso attraverso il passato e il presente, la fedeltà e il tradimento, il delitto e il castigo, il bene e il male è ancora lungo e aperto a ogni colpo di scena, fino all'ultima pagina. È veramente difficile non riconoscersi in questa Penelope che è piuttosto un Ulisse al femminile, un'eroina al contrario che sembra sbagliarle tutte, come una farfalla irresistibilmente attratta dalla luce che le brucerà le ali, eppure riesce a non perdere mai di vista l'approdo salvifico dopo tanto strazio. È difficile non emozionarsi leggendo queste pagine, che danno vita a tanti personaggi memorabili e riaccendono l'immaginario del nostro passato recente, con i suoi sogni cattivi e le sue mitologie - come una motocicletta Norton Commando lanciata nel vuoto…

IL SOGNO CATTIVO

D’Aloja Francesca