Novità editoriali

Le affacciate

Perali Caterina

Descrizione: Dopo anni di lavoro totalizzante in un’importante società di eventi, Nina viene lasciata a casa. Disoccupata, cinica e piena di pregiudizi, circoscrive la vita entro i confini del suo condominio a ringhiera, mantenendo però una florida e fittizia routine tra chat e social network: più del senso di vuoto, è l'onta della disoccupazione a toglierle il sonno. Indolente, trascorre le giornate a osservare i condomini, punti di riferimento di un mondo intimo ma che sente lontano. Fin quando la sua attenzione si concentra su una vicina da sempre scostante, diventata improvvisamente perno silente e misterioso di un gineceo di tre anziane: la smilza, la leopardata e la forzuta.

Categoria: Novità editoriali

Editore: Neo Edizioni

Collana: Dry

Anno: 2020

ISBN: 9788896176702

Recensito da Tommaso De Beni

Le Vostre recensioni

Caterina Perali, Le affacciate, NEO edizioni, collana Dry, 158 pagine

Nel suo romanzo d’esordio, Crepa, la trevigiana Caterina Perali raccontava la metamorfosi del quartiere Isola di Milano, dove lei stessa vive. Qui, in Le affacciate, da un lato versione postmoderna e più leggera di “Tra donne sole” di Pavese, dall’altro risposta femminile a “Gli sdraiati” di Michele Serra (fil rouge la perdita di identità, in Serra politica, in Perali esistenziale), la metamorfosi è già avvenuta e il Bosco Verticale (il famoso “albero di trenta piani” di Celentano) ha preso il posto delle piccole botteghe di artigiani, luoghi dove ci si sporcava le mani e si viveva immersi nella concretezza delle cose. La protagonista invece ha un lavoro fatto di posta elettronica e telefonate, e un tempo libero fatto di messaggistica online e social network. Quando lo perde avrebbe la possibilità di uscire dalla virtualità, dalla superficialità, e riappropriarsi della materialità della propria vita e del proprio tempo, ma non lo fa. Che non lo faccia subito è anche comprensibile, i traumi vanno elaborati. Quando una persona basa tutta la sua vita sul lavoro, perderlo è micidiale. Nina però è più che altro terrorizzata da quello che le persone potrebbero pensare se lei dovesse dire loro che è disoccupata e cerca di nasconderlo. Le sue preoccupazioni non sono economiche, il suo problema sembra più che altro la “reputation”. Mente sui social e mente alla sua migliore amica, che non conosciamo mai di persona nel romanzo, ma la cui voce possiamo leggere tramite il gustoso espediente narrativo di riportare le chat di WhatsApp delle due donne. Ma (attenzione spoiler) invece di fare come il protagonista di “Into the Wild”, Nina rimane sospesa in un limbo che dura appena due settimane, il tempo di ricevere un’offerta di lavoro, senza nemmeno dover uscire di casa, nello stesso settore e con un guadagno maggiore, perché in fondo lei è qualificata e brava. Nell’epoca della “modernità liquida” anche le situazioni potenzialmente drammatiche si sciolgono in fretta senza lasciare segni. Nel frattempo però incontra tre 70enni, diverse tra loro ma molto amiche, e ha la possibilità di conoscere la loro storia e di capire che sono state (e due di loro sono ancora) molto più vitali di lei, e che hanno alle spalle delle vicende al cui confronto i suoi traumi fanno ridere i polli. Ma nemmeno questo incontro la sconvolge e la smuove e, alla fine, riprende la sua routine. Però il romanzo lascia al lettore lo spazio per immaginare che forse qualcosa sia cambiato in Nina dopo questo incontro e che la sua vita da lì in avanti non sarà proprio identica a prima. Forse. «So cosa vuol dire muovere il culo» dice a un certo punto la protagonista, ma, considerando la marea di post e chat e la storia delle tre anziane, questa sua affermazione non sembra avere molto fondamento. E, per quanto la protagonista possa suscitare un pizzico di antipatia (almeno questo è l’effetto che ha avuto su di me, soprattutto quando si attacca al telefono e chatta mentre è a cena e parla con altre persone), è difficile non riconoscere in lei una grossa parte di noi e probabilmente della maggioranza attuale delle persone. Tutti quanti non facciamo altro che indossare maschere. Ma se gli over 50 almeno hanno preso parte alla Storia prima di rinconglionirsi sui social e sprecare energie e tempo in futili questioni mondane, i più giovani, anche quando si fanno il culo al lavoro, sembrano costantemente narcotizzati, incapaci di produrre qualcosa di fertile. Se escono di casa lo fanno per andare a un aperitivo. Che deve essere molto colorato, molto arancione, per mettere le foto sui social. Che poi tra l’altro, farsi il culo al lavoro non significa vivere. E nemmeno bere lo spritz. Ma per cambiare la realtà bisogna prima conoscerla e analizzarla, e il libro Le affacciate è un buon viatico per alcune riflessioni. Che possono essere amare, come le mie, ma partono da un romanzo molto snello, con uno stile efficace, leggero, che racconta una storia simpatica e divertente.

 

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