Letteratura americana

LE BELVE

Winslow Don

Descrizione: Il Messico crudele e violento dei narcotrafficanti. E la California accogliente e libertaria della marijuana e del vivi e lascia vivere. I due mondi che Don Winslow conosce e ha saputo raccontare come nessun altro, in un solo, affascinante, adrenalinico noir.

Categoria: Letteratura americana

Editore: Einaudi

Collana: Stile libero Big

Anno: 2011

ISBN: 9788806207700

Trama

Le Vostre recensioni

Ti avverto subito: se ti piace Susanna Tamaro, gira i tacchi e stai alla larga da questa roba. Don Winslow è tutta un’altra storia. A leggere le cose sue ti si drizzano pure le sopracciglia.

Di autori Pulp in giro ce n’è un fottìo. Ma di gente capace di scrivere come lui, ben pochi. Mi vengono in mente solo Palahniuk e Medina Reyes, con le dovute differenze.

Le Belve narra di due ragazzi californiani che coltivano marjuana per rivenderla, rompendo le scatole a un’organizzazione criminale che ne detiene il monopolio. Sono entrambi innamorati di una ragazza di nome O, dove la lettera è l’abbreviazione di Ophelia, ma anche di Orgasmo. O multi-O, come la chiamano le amiche.

I fatti sono avvincenti, tant’è che Oliver Stone ne ha fatto un film. Ma Don Winslow ha due caratteristiche solo sue: lo stile, e la musica. Se hai letto La cognizione del dolore di Gadda sai di cosa parlo, cioè di quella vertigine che ti prende nel seguire le parole come se ascoltassi una musica ritmata e incessante.

Lo scrittore americano lancia parole come Cassius Clay menava pugni. Arrivano da tutte le parti, con una forma e una grazia solo sua. Se ascolti della musica mentre stai leggendo Le Belve, devi interrompere una delle due cose. Rischi l’overdose.

C’è il rullante della batteria: “Vaffanculo!” Il libro inizia proprio così, con un vaffanculo urlato.

C’è il rif di chitarra: Fin da bambino, Lado sembrava non avere emozioni, o comunque non le manifestava. Abbracciarlo, cosa che sua madre faceva spesso, non provocava in lui nessuna reazione. Prenderlo a frustate sul culo con la cintura dei pantaloni, cosa che suo padre faceva altrettanto spesso, otteneva il medesimo risultato. Ti guardava con quegli occhioni neri, e un’aria come per dire: che diavolo volete da me?”

C’è una tastiera che suona in Mi 7: “Erba del Sesso marca Ben & Chon.

Sulla costa Ovest, ha procurato più orgasmi dei «giocattoli» marca Doc Johnson.

Nessuna meraviglia che i messicani la vogliano.

Tutti la vogliono.

La fai fumare al Papa, e quello si affaccia al balcone lanciando preservativi sulle folle adoranti. Esortandole a darci dentro. Dio è amore, scopate. Dio è buono, fate l’amore.

O fa due tiri.

Oh mio Dio.”

Dietro all’apparente cinismo del quasi 200% dei personaggi ci sono invece sentimenti, gelosie, invidie, sesso. E amore.

Esiste anche l’amore a tre, se è per questo.

“La foto arriva sul monitor di Ben.

Tre ragazzi morti.

Con la didascalia: «Stiamo badando ai nostri affari». Ma non sono i nostri tre eroi, questi morti qua.

Come si dipana la matassa e che fine fanno Ben, Chon e O, non lo dico. Può darsi che finisca bene. O può darsi che.

Però arrivato a voltare la copertina del libro ormai finito di leggere, pensi: suonane un’altra, Don.

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