Narrativa

Le isole del paradiso

Nievo Stanislao

Descrizione: Un gruppo di italiani e francesi, cerca di fondare una patria in un'isola della Melanesia, non lontana dalla Nuova Guinea.

Categoria: Narrativa

Editore: Marsilio

Collana: Tascabili

Anno: 1997

ISBN: 9788831766609

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Pubblichiamo l’incipit de Le isole del paradiso di Stanislao Nievo, romanzo che vinse il premio Strega nel 1986.
La descrizione di un particolare della Melanesia ha il potere di incantare e di rappresentare – essa stessa – un racconto nel romanzo.
Questo angolo paradisiaco del pianeta è la cascata di Bougainville. Luogo edenico sì, ma anche maledetto o proibitivo, tamboo nell’idioma locale. Da questo termine sembra derivi il vocabolo tabù, così importante nella nostra epoca da Freud in poi: sia esso applicato all’esperienza individuale e ai traumi personali, sia esso utilizzato come illuminante chiave di lettura sociologica della nevrosi collettiva (rif. Totem e tabù, 1913; Il disagio della civiltà, 1929.
Il romanzo di Nievo narra una vicenda ove protagonista è l’unico animale che si crede onnipotente e ha l’ardire di distruggere l’ecosistema che generosamente l’accoglie, suscitandone le furiose reazioni. C’è bisogno di dire di quale animale stiamo parlando?

Bruno Elpis

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“Su un’isola dei Mari del Sud a 5° dall’Equatore, tra gli alberi d’una foresta splendida che cade a precipizio sul mare, un fiume talmente breve da non aver nome esplode in una grande cascata. Sono decine di salti scintillanti d’acqua lanciata a illuminare il verde di vasche d’argento. Le rocce coralline e bianche che la formano svaniscono nella vegetazione e tornano ad affacciarsi più in là, alla foce del rivo, in un’ansa di spiaggia punteggiata da cocchi come ciuffi di capelli ribelli.

È un luogo di intensa magia dove il sole sorgendo dalle montagne tinge il panorama scacciando le nebbie notturne in un lampo. Ma il suo fulgore, che infiamma la foresta di caleidoscopi, dura poco perché i venti oceanici risucchiati dalle pendici dell’isola si trasformano presto in pioggia. Allora il fiume si gonfia e illividisce l’aria sul mare degradando in una tavolozza da pittore.

Talvolta i colori e la loro mancanza si alternano a strisce nel panorama incantato.

Chiusa in questa cornice sta la cascata. I nativi del territorio lo considerano un luogo proibito, o almeno di grande rispetto. Le acque cantano strane melodie scendendo dalla montagna nell’antica frattura piena di riverberi e di suoni. Il primo europeo che vide il luogo, un francese, lo paragonò alle fontane di Versailles per la grazia imponente. Accadde duecento anni fa.

In certi periodi le piogge si attenuano e la cascata si trasforma, la sua fantasia liquida si rarefà. Allora gli uccelli del paradiso che vivono in questo territorio scendono sulle vasche naturali senza paura di bagnarsi le penne bellissime. E bevono. È un altro momento di magia. La foresta si ferma ubriaca di sole tra le grida rauche degli uccelli. Al di sotto la foce si dissecca e forma uno stagno su cui la selva piega il suo manto. Dura qualche giorno. Poi il rivo si sveglia e torna ad assicurare la sua ricchezza che per secoli, grazie alla profondità della baia antistante, ha costituito il miglior serbatoio d’acqua dolce per le navi in rotto tra Cina e Australia. L’isola si chiama Tombara, ma i navigatori e le carte la segnano come New Ireland. È una terra lunga e stretta che taglia l’oceano per centinaia di miglia alzandosi a 2000 metri di altezza dietro le sorgenti del rivo senza nome. Di fronte, come macigni gettati in acqua bassa, emergono altre isole in un dedalo di canali che rendono più invitanti i percorsi in mare anziché in terra. Attorno i pesci abbondano, a volte così numerosi da saltare a riva in branchi nelle trepide fughe davanti a qualche predone. Sulla spiaggia splendono strane conchiglie a martello.”

Incipit de Le isole del paradiso, Stanislao Nievo, 1987

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