Saggi

Le lettere

Pasolini Pier Paolo

Descrizione: «Creano queste lettere dialoghi intersecati e simultanei la cui verità, capace di destare l’interesse del lettore, sta nel montaggio finale delle varie voci. Per ottenere questo montaggio di voci, di ambienti, di climi, di situazioni alcune espresse altre taciute ma intraviste, di echi che in qualche caso sono chiari più a chi legge che a chi scrive, la raccolta doveva essere il più possibile completa, variata e senza privilegio di destinatari.» – Nico Naldini Questo volume riunisce per la prima volta in forma completa l’epistolario di Pier Paolo Pasolini. I curatori Antonella Giordano e Nico Naldini – mancato poco prima della conclusione dell’impresa – hanno interpellato per anni archivi di fondazioni, biblioteche e istituti culturali, contattato i destinatari dello scrittore o i loro eredi, consultato giornali e riviste riuscendo così a integrare con oltre trecento lettere il corpus finora conosciuto. Spiccano tra le inedite quelle indirizzate a Paolo Volponi, Elsa Morante, Gianfranco Contini, Giuseppe Ungaretti, Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani, Vanni Scheiwiller, che arricchiscono una raccolta già tra le più ampie e significative della letteratura italiana. Il risultato è un carteggio unico per qualità degli interlocutori e ampiezza dei registri, l’equivalente di una vera e propria autobiografia. A introdurre i testi vi è una nuova Cronologia della vita e delle opere di Pasolini che segue l’impianto ideato da Nico Naldini e viene qui ampliata con integrazioni, aggiornamenti e rettifiche sia su fatti biografici sia sulle opere, tenendo conto degli studi e dei ritrovamenti degli ultimi anni e dando ampio spazio alla voce dell’autore.

Categoria: Saggi

Editore: Garzanti

Collana: I libri della spiga

Anno: 2021

ISBN: 9788811697138

Recensito da Redazione i-LIBRI

Le Vostre recensioni

Le lettere di Pier Paolo Pasolini
Un volume con oltre 300 inediti

Sono in libreria dal 25 novembre 2021 Le lettere di Pier Paolo Pasolini, con cronologia della vita e delle opere: la nuova edizione è a cura di Antonella Giordano e Nico Naldini e rappresenta l’epistolario completo del poeta: quello sinora noto è stato infatti integrato da più di 300 lettere inedite rinvenute dai curatori Giordano e Naldini (quest’ultimo scomparso nel 2020) negli archivi di fondazioni, biblioteche e istituti culturali e con ricerche presso i destinatari e gli eredi. Tra gli inediti vi sono lettere a Paolo Volponi, Elsa Morante, Gianfranco Contini, Giuseppe Ungaretti, Attilio Bertolucci, Giorgio Bassani, Vanni Scheiwiller. I testi de Le lettere sono introdotti dalla nuova Cronologia della vita e delle opere di Pasolini secondo l’impianto di Nico Naldini, ampliato con gli studi e i ritrovamenti degli ultimi anni.

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Dall’articolo di Emanuele Trevi pubblicato dal Corriere online (clicca sul link per leggere il testo integrale)

L’ultima de Le Lettere di Pasolini curate da Antonella Giordano risale, giorno più giorno meno, alla metà di ottobre del 1975. L’imminenza della morte all’Idroscalo di Ostia, nella notte tra il 1° e il 2 novembre, carica queste poche righe scritte di fretta a Graziella Chiarcossi (si tratta di un biglietto, più che di una lettera vera e propria) di una solennità del tutto involontaria e accidentale.

È facile immaginare che Pasolini, che rincasava d’abitudine alle prime luci dell’alba, abbia comunicato alla giovane cugina, che viveva in casa sua, il programma di una normale giornata di lavoro e di incontri. Prevede «una pioggia di telefonate» in arrivo nel primo pomeriggio: ha promesso un incontro a varie persone, il figlio di un’amica, il poeta Ennio Cavalli, e chiede a Graziella di distribuire gli appuntamenti in modo da concedere a ciascuno un tempo adeguato («trequarti d’ora uno dall’altro»).

Verso sera, poi, com’è in effetti accaduto, vorrebbe andare a Chia, il paese in provincia di Viterbo dove ha fatto restaurare una torre medievale usata come casa di campagna, assieme al «fotografo». Infine Pasolini raccomanda alla cugina la copia (la troverà «sulla scrivania») di un testo scritto per una mostra di Andy Warhol al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, inaugurata il 26 ottobre. Quanto al «fotografo», si tratta del compianto Dino Pedriali (morto lo scorso 11 novembre), allora venticinquenne, per il quale Pasolini posò prima a Sabaudia, e in un secondo momento, appunto, nella torre di Chia.

Questa serie di ritratti di Pedriali, e soprattutto la parte realizzata a Chia, che comprende dei nudi di straordinaria bellezza, non è solo una straziante testimonianza terminale (la morte era così prossima che Pasolini non poté mai vedere i rullini sviluppati). È probabile che, se fosse vissuto tanto da portare a termine l’impresa, queste foto sarebbero state risucchiate, assieme ad altri materiali figurativi, nel grande calderone di Petrolio, l’immensa opera-mondo in forma di «frammento» alla quale Pasolini lavorava alacremente a partire almeno dalla primavera del 1973.

Il rapido biglietto a Graziella Chiarcossi non è certo, dal punto di vista letterario, paragonabile ad altri dei trecento inediti che arricchiscono questa nuova edizione dell’epistolario di Pasolini, che esce più di trent’anni dopo quella curata per Einaudi da Nico Naldini, in due volumi pubblicati tra il 1986 e il 1988.

Se sono partito dalla fine, citando quelli che possono essere considerati dei minimi trucioli d’esistenza, resi drammatici e significativi solo dalla data, è perché l’imponente mole delle lettere scritte da Pasolini dal 1940 al 1975 rappresenta un accesso alla vita e all’opera vivido e sorprendente, non solo dal punto di vista dell’evoluzione del pensiero e dei legami intellettuali, ma anche da quello del tempo vissuto, con tutti i suoi dettagli più o meno significativi. Se ci pensiamo bene, Pasolini fu il più indefesso sperimentatore di generi letterari del Novecento italiano, e tutto quello che aveva imparato sulla scrittura riversò nel grandioso esperimento di Petrolio. Ma in questo così vasto e polimorfo universo di generi letterari latitano il concetto e la pratica del «diario». In questo Pasolini è l’esatto contrario di André Gide, che sembra aver trovato proprio nella forma aperta del diario il senso ultimo della sua opera e del suo stare al mondo.

Forse Pasolini non aveva tempo ed energie per trasformarsi nel cronista dei suoi giorni (oltre che un genere di scrittura, il diario è anche un rito, e in ultima analisi una forma di vita); probabilmente ci vedeva anche un residuo di anacronistico intimismo borghese. Ma basta che la scrittura diventi lo spazio di una relazione umana, con tutto il tasso di necessaria estroversione che comporta, ed ecco che Pasolini ci appare proprio per l’uomo che sembra essere stato: timido, capace di ascolto, generoso con qualunque interlocutore, da Maria Callas al più oscuro dei giovani poeti che gli chiedevano attenzione.

Il grande e ammiratissimo filologo Gianfranco Contini lo definì «esperto in umiltà», e non c’è libro di Pasolini che più di questa raccolta di lettere confermi la verità di queste esattissime parole. E il lavoro di Antonella Giordano, che con tanta abbondanza di materiale completa quello intrapreso da Nico Naldini, già al primo impatto ci sta davanti come una vera pietra miliare, non a caso ospitata nella prestigiosa collana ammiraglia di Garzanti, l’editore più importante in tutta l’avventura creativa di Pasolini.

Un libro insomma, con le sue millecinquecento pagine, che vale sicuramente la pena leggere da capo a fondo, ma destinato a innumerevoli consultazioni e ricerche, a partire dal copiosissimo indice dei nomi, impressionante fotografia del tessuto delle relazioni di questo grande artista. E se l’arco cronologico è molto lungo, una caratteristica generale di tutte queste lettere emerge fin da una prima considerazione a caldo. Il Pasolini epistolografo è, prima di tutto, un grande psicologo: si può dire che con ogni destinatario individui non solo gli argomenti adatti, ma anche il tono, il linguaggio adeguato a quel singolo essere umano.

Pescando quasi a caso, trovo tra gli inediti pagine impagabili in questo senso, come la baruffa epistolare con Elsa Morante che si lamentava di un ritardato pagamento della collaborazione al Vangelo secondo Matteo (solo Pasolini si sarebbe potuto permettere di sfottere la permalosa amica rinfacciandole il suo «buddismo»!); o le lettere a Contini in cui lo scrittore imita e parodizza il manierismo del maestro. Quella che emerge, in questo trascinante epistolario, è in definitiva la voce di Pasolini, che ci giunge come per magia intatta come nelle interviste registrate…

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