Poesia

Le videopoesie di Massimo Rotundo

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video

 

La poesia si presta particolarmente ad essere musicata e accompagnata da immagini.

Il linguaggio poetico infatti è affine alla musica come alle immagini.

Ed è interessante ed emozionante vedere come i versi vengano interpretati e resi da chi realizza video, magari con la sensibilità artistica di Massimo Rotundo.

In questi casi, il viaggio poetico s’inoltra in altri paesaggi, si arricchisce di nuova profondità e acquista significati ulteriori.

Ne nascono risultati sorprendenti ed efficaci (visualizzabili cliccando sui link dei titoli sotto indicati).

Come in “Memoria di un naufragio”, ove il video realizzato trasforma la poesia in narrazione romantica e fantastica, anche attraverso il calore vocale dell’attore: Nino Castorina – oltre che interprete – lui stesso poeta.

Oppure in “Giorni soli”: qui i contrasti cromatici e il simbolismo drammatico delle immagini scolpiscono impressioni di solitudine.

In “Eclissi d’estate”, infine, la sceneggiatura esalta sinestesia cromatica e suggestioni lunari sulle note di un’ossessione musicale lacerante.

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La biografia di Bukowski include due tentativi di lavorare come impiegato, dimissioni dal "posto fisso" a cinquant'anni suonati, "per non uscire di senno del tutto" e vari divorzi. Questi scarsi elementi ricorrono con insistenza nella narrativa di Bukowski, più un romanzo a disordinate puntate che non racconti a sé, dove si alternano e si mischiano a personaggi ed eventi di fantasia. "Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo", ha scritto Beniamino Placido su "La Repubblica", aggiungendo: "in questa scrittura molto "letteraria", ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni, le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli; lui che ci sta per salutare adesso perché ha visto una gonna sollevarsi sulle gambe di una donna, lì su quella panchina del parco. Lui, Charles Bukowski, "forse un genio, forse un barbone". "Charles Bukowski, detto gambe d'elefante, il fallito", perché questi racconti sono sempre, rigorosamente in prima persona. E in presa diretta". Un pazzo innamorato beffardo, tenero, cinico, i cui racconti scaturiscono da esperienze dure, pagate tutte di persona, senza comodi alibi sociali e senza falsi pudori.

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