Saggi

Le virtù cardinali

Autori vari

Descrizione: Viviamo il tempo dell'incertezza, dell'intolleranza, della paura, dell'ingiustizia. Tornare ai classici e riflettere sulla natura delle virtù cardinali - prudenza, temperanza, fortezza e giustizia - da sempre al centro della riflessione filosofica oltre che teologica, può orientare il nostro agire sia personale che collettivo. Da Aristotele a Machiavelli, da Locke a Hobbes, da Freud ad Arendt fino a Rawls scopriamo come la prudenza, la virtù deliberativa per eccellenza, sia l'unica capace di discernere il bene dal male e orientare le nostre decisioni; come la temperanza consenta agli uomini e alle donne di vivere in una società in cui nessuno impone la propria regola contro le altre; come il coraggio sia conoscenza dei propri limiti e condizione per vincere la paura; e infine come la giustizia faccia sì che i diritti non restino inchiodati entro i confini di comunità politiche chiuse.

Categoria: Saggi

Editore: Laterza

Collana: I Robinson

Anno: 2017

ISBN: 9788858127636

Recensito da Luigi Bianco

Le Vostre recensioni

R. Bodei, G. Giorello, M. Marzano, S. Veca; Le virtù cardinali

“Oggi è diffusissima la sensazione di vivere in un’epoca in cui il coraggio si sta sbriciolando sotto i colpi della paura.”

Il concetto e il significato della parola virtù affonda le radici nella cultura greca prima e in quella romana poi: l’ἀρετή (aretè) assumeva nell’antica Grecia il significato di operare una qualsiasi funzione, da parte di uomini o animali, in maniera impeccabile. Da qui l’accostamento con la parola latina vir, uomo, per tracciare il profilo di una persona che adempiva al suo dovere con enorme valore spirituale e morale. Molti pensatori, nel corso dei secoli, hanno scritto intorno alle virtù umane, da Platone ad Aristotele fino alla letteratura cristiana che le ha tramandate fino ai nostri giorni definendole – e ringraziamo sant’Ambrogio per questo – cardinali, pilastri essenziali della vita e dell’operato umano. Cardini per l’appunto, modelli, punti fermi assoluti da cui partire o ripartire, assemblati e studiati appositamente ruotando attorno alla figura umana: Prudenza, Temperanza, Fortezza e Giustizia, queste sono storicamente Le virtù cardinali, titolo dell’ultimo volume edito da Laterza scritto e commentato, in ordine, da Remo Bodei, Giulio Giorello, Michela Marzano e Salvatore Veca. La provocazione è serrata e pungente: ha ancora senso dopo oltre due millenni di dibattiti e riflessioni rinvigorire e rinfarcire il dialogo, nella nostra quotidianità, con le virtù cardinali? Ritornare alla parola e al pieno significato, questo è essenziale: ecco che la Prudenza, inflazionata da tempo da un uso improprio di cui già Voltaire disse essere una “sciocca virtù”, nella sua accezione di saggezza vera e pratica, si riscopre essere essenziale e fondamentale nell’architettura di una democrazia. Prendendo le dovute distanze dalla tradizione storica ma senza decretarne per questo la totale scomparsa – dice Bodei –, è necessario tornare a questa virtù per educare finalmente e radicalmente il cittadino partendo da un ragionamento critico che prenda origine dal bene comune. È poi con la Temperanza che prende avvio una riflessione intima e completa: già perché, come ammonisce Giorello, tutti nella vita siamo stati almeno una volta intemperanti tradendo questa meravigliosa ma difficile virtù. Con le tesi di Milton e Locke, però, possiamo mostrare e dimostrare come un popolo possa arrivare sull’orlo del baratro, del terribile ribaltamento se lasciato in balia delle proprie pulsioni e istinti: nell’epoca in cui le sorti dell’Europa e delle sue ex-colonie sono costantemente messe in discussioni tornare e ritornare all’equilibrio deve essere una reale priorità. Eppure nulla può un popolo se la Fortezza, il coraggio, non muove e non pervade la vita dei singoli. Ma cos’è, realmente, il coraggio? Forza, vigore, solidità? Nulla di tutto questo, oggi, può essere definito come tale. Lo stesso Aristotele cerca di definire il coraggio ponendolo come medium fra la temerarietà e la viltà: «i coraggiosi sono risoluti nelle azioni, mentre prima di agire sono calmi». E cosa fondamentale: il coraggioso ha prima di tutto paura, poi la riconosce e l’affronta. Dunque la conditio sine qua non non solo è la paura come primo sentimento, ma anche il suo riconoscimento e, in aggiunta, la sua definizione. Nulla, oggi più che in altre epoche, fa più paura della non-conoscenza che si identifica con l’alterità (e parliamo, in primis, di distanza culturale, mentale e fisica). Occorre un serio, veritiero e intellettuale coraggio per identificarsi, per riconoscersi, per comprendere fino in fondo i sentimenti dell’altro, «perché è comune l’umanità che ci lega». Infine veniamo alla Giustizia, tema davvero complesso e articolato. Nella nostra epoca – e Morin ci verrebbe in soccorso – siamo chiamati a riscrivere, a modificare, a plasmare un nuovo ideale di giustizia che non riguardi più esclusivamente una sola polìs, una sola città, un solo Stato o persino un solo continente. Qualsiasi nostra azione, tutti i nostri pensieri e, in senso più ampio, tutte le nostre politiche, hanno un riscontro e una ripercussione globale. Abbiamo il dovere, insieme civile, morale e umano, di comprendere questo fenomeno e riflettere – nel senso proprio di flettere e muovere il nostro pensiero rompendo le rigidità anacronistiche e distruttrici – su questo fenomeno di portata planetaria e agire di conseguenza. In un mondo globale e senza confini, in cui l’illusione della sicurezza passa terribilmente attraverso la chiusura e il confino, i muri e l’integrazione spregiudicata e urlata a gran voce – e ci venga qui permesso di ricordare Pasolini e la sua critica al concetto d’integrazione che diviene separazione, distaccamento, snaturamento dell’uomo che cerca aiuto e della sua cultura se non entro certi limiti che assumono tutti i lineamenti, anche fisici, di un ghetto –, dobbiamo sinceramente e profondamente interrogarci sul senso di giustizia per noi qui, per noi nel mondo e per l’alterità più vicina e lontana. Ecco allora che «la sfida della giustizia globale come virtù cardinale per noi contemporanei è molto difficile. Ma lo ripeto: essa è ineludibile».

Le virtù cardinali è un volumetto breve – poco più di 70 pagine – ma ricco e pregno di riflessioni, di pensieri, di rimandi essenziali e fondamentali. La riflessione è chiara: l’uomo, la nostra intera cultura – definiamoci, ora e solo a titolo esemplificativo, Occidentali –, la nostra architettura del pensiero si è erta per millenni a partire da queste virtù, da questi pilastri essenziali. Importante è allora capire cosa siano state, come si inseriscano fra le nostre suture intellettuali e quanto possano effettivamente fornire un reale contributo alla nostra contemporaneità. Se la pretesa o l’illusione di voler cancellare o dimenticare il passato è evidentemente folle e criminale, alla stessa maniera la voglia di trasportare e applicare tout court il passato alla nostra quotidianità senza processarlo e criticarlo, senza, dunque, prendere e pretendere le giuste e dovute distanze, appare impensabile e alquanto ridicolo. L’azione, anche e soprattutto intellettuale, è importante, fondamentale: l’inerzia e l’attesa hanno generato una società insicura, intollerante, chiusa e difficile, dunque anche e principalmente ingiusta. È sempre il dialogo, fra il passato e il presente, dunque anche fra l’alterità e noi, la nostra arma non esplosiva, pacifica e l’unica possibile. Ecco che un volume come questo, geniale nella sua struttura e denso di contenuti e di riflessioni, ma anche sorprendentemente gustoso e facilmente fruibile, ci permette di pensare e vivere davvero il nostro passato senza tralasciare mai la nostra vita nel quotidiano. Questo sempre più ci aiuta e ci permette, come luce essenziale e veritiera, di comprendere e muovere il nostro presente verso l’unica direzione possibile: l’umanità.

Luigi Bianco

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Vari

Autori

Libri dallo stesso autore

Intervista a Autori vari


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Glen Runciter comunica con la moglie defunta per avere i suoi consigli dall’aldilà. Joe Chip scompare dal mondo del 1992 e si ritrova nell’America degli anni Trenta, mentre riceve misteriosi e cupi messaggi. Una trappola mortale sembra aver annientato i migliori precognitivi del sistema solare. È in corso una lotta per scrutare il futuro nel corso di un’impossibile dissoluzione del presente; mondi e tempi diversi vivono e fluiscono contemporaneamente, la vita si scambia con la morte. In Ubik Philip Dick affronta con grande ispirazione alcuni dei suoi temi piú profondi: l’illusione che chiamiamo realtà, la mancanza di un tessuto connettivo e di un principio unificatore al di sotto dell’apparenza delle cose, il mistero di un Dio che tiene i dadi della vita e della morte. Scritto nel 1966 e pubblicato nel 1969, Ubik è una delle opere più sconcertanti e riuscite di Philip K. Dick. per il suo dirompente surrealismo, per l’ironia e la passione con cui analizza la società umana, Ubik è davvero un classico di quella letteratura che sempre si spinge a esplorare i paradossi dell’esistenza con le armi della visione e della fantasia, di uno sguardo anarchico, insaziabile e curioso."Io sono vivo, voi siete morti", scrisse Philip K. Dick in Ubik.

UBIK

Dick Philip K.

Due sorelle, all'inizio degli anni Settanta: l'università, le lotte nel movimento studentesco, la disubbidienza femminista, l'amore e il sesso sperimentati come liberazione, la politica come passione. Succede qualcosa, qualcosa di oscuro che le coinvolge. Aprile 2003: una serie di eventi casuali pone Giulia di fronte agli interrogativi inquietanti sulla morte della sorella Viola, avvenuta trent'anni prima. Sullo sfondo, la Milano di oggi, in bilico fra la memoria delle proprie radici morali e i nuovi miti del presunto progresso; e quella di ieri, con i suoi quartieri, le osterie, la cultura vissuta come rivoluzione, le ingenuità e gli eccessi di una partecipazione politica che credeva negli ideali.

VIOLA

Paccini Pervinca

Il libro di esordio di Aimee Bender, autrice del bestseller L’inconfondibile tristezza della torta al limone, è una raccolta che usa la dimensione surreale e fantastica, a volte fiabesca, per raccontare in maniera originale l’amore, il tradimento, il desiderio sessuale, le dinamiche familiari, l’amicizia. Dietro un uomo che torna dalla guerra senza labbra, una donna che partorisce misteriosamente la propria madre, un folletto che si innamora di una sirena nei corridoi di un liceo americano – dietro l’ereditiera o la bibliotecaria che cercano di esorcizzare il dolore con il sesso, dietro il delinquente ossessionato dalla propria bruttezza – c’è in fondo ognuno di noi, con la sua solitudine, le sue paure e le sue infinite possibilità di redenzione. Figlia del postmoderno di Calvino e del minimalismo di Carver, la scrittura leggera ma mai banale della Bender è una forma di «realismo magico» dallo straordinario impatto emotivo.

La ragazza con la gonna in fiamme

Bender Aimee

Vivono a Roma, madre e figlia. Laury si cura con le alghe, racconta di viaggi a Goa e cena con gli amici hippy. Un dettaglio: ha quasi settant’anni. Sua figlia Elena ne ha trentasette ed è l’opposto. Fa l’impiegata e ha poche ambizioni. Nasconde un’inquietudine che viene dal passato: non sa chi è suo padre. Yves invece sta a Parigi, in una chiatta sulla Senna che affitta a turisti russi, mangia nel bistrot della bella Yvonne ma ogni tanto si sente solo. Anche lui sta cercando qualcosa, una compagna o una famiglia… Personaggi tragicomici e indimenticabili, pagine piene di ritmo, per un romanzo che racconta un conflitto attualissimo, quello tra due generazioni che non si capiscono ma devono provarci.

Il futuro di una volta

Dandini Serena