Giallo - thriller - noir

L’estranea

McGrath Patrick

Descrizione: Sidney, affermato studioso di poesia romantica, dopo due divorzi decide quasi d'impulso di sposare una ragazza molto più giovane di lui, Constance. L'uomo, senza esserne del tutto consapevole, tende ad assumere nei confronti della moglie atteggiamenti paterni, suscitando una reazione violenta, legata ai drammi che hanno segnato la vita della ragazza: la morte precoce della madre, la freddezza e l'indifferenza del padre e la gelosia per una sorella minore, Iris, allegra, spontanea e appassionata. Quando il padre rivela brutalmente a Constance la verità sulla sua nascita (frutto di una relazione della madre con il marito di Mildred, la domestica di famiglia), la giovane donna entra nel tunnel di una lucida follia che ha un solo fine: la vendetta contro Iris e Mildred, che sapevano la verità e non le hanno detto niente, e contro il proprio padre, il Grande Assente, che l'inconscio ferito considera responsabile di ogni infelicità. Uno stupefatto e angosciato Sidney assiste allo sprofondare della moglie in un abisso da cui non solo il suo matrimonio, ma la sua stessa vita rischiano di uscire distrutti.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Bompiani

Collana: Letteraria straniera

Anno: 2012

ISBN: 9788845264832

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

L’estranea - L’estranea di Patrick McGrath è Constance: una donna complicata (“Aveva una psiche talmente complicata, tutta ripiegata su se stessa come una conchiglia a spirale, un nautilus, e a volte la sorprendevo a parlare da sola come se rispondesse a quello che sentiva dentro la conchiglia”) e ambigua (“Sidney diceva sempre che… in quel periodo avrebbe preferito se fossi stata un ragazzo. Non gli servivo gran che come femmina. Mi chiamava spesso Ganimede. Il giocattolo sessuale degli dei”), a tratti aliena (“Mi irritava la freddezza che comunicava ogni tanto, il distacco… Volevo capire da dove nasceva”) il cui profilo viene tracciato da due voci. Quella di Constance – infantile (“Tutto è in vendita, me l’ha detto il babbo”), confusa, disorientata -, quella del marito Sidney Klein (“Sono un uomo sentimentale. Sono troppo sensibile…”).

Il loro matrimonio è il punto d’incontro di due opposte esigenze: Sidney è reduce da un doppio fallimento matrimoniale e ha un figlio alla ricerca della figura materna, Constance sta fuggendo da un passato graficamente rappresentato dalla casa dell’infanzia (“Una casa cadente nella valle dell’Hudson, completa di  veranda e torretta… La vista che aveva goduto dalla finestra della sua stanza…, la palude… e le Catskills in lontananza. Si chiamava Ravenswood…”), ove ha patito il rapporto d’odio con il padre (“Le chiesi se provava risentimento per la perdita della sua infanzia. In realtà usai la parola furto”) e le preferenze che costui riservava alla sorella Iris, ed è alla ricerca della figura di un padre protettivo e amorevole (“… la sua tendenza alla ripetizione compulsiva. Aveva sposato suo padre. Poi si era accorta di quello che aveva fatto e aveva cercato di tirarsi indietro”).

La doppia narrazione – attraverso i due punti di vista contrapposti – consente al lettore di comprendere lo sfasamento tra la percezione soggettiva di una personalità affetta da monomania e la realtà, e di seguire gli eventi attraverso i quali Constance attua la sua sete di vendetta e di rivincita.

Quando la patologia trova la propria collocazione nella ricostruzione degli eventi familiari che hanno interessato sia Morgan ed Henriette, i genitori de L’estranea, sia Mildred e Walter, la coppia al servizio dei genitori, gli eventi luttuosi del passato e del presente si intrecciano a opprimere ulteriormente una psicologia malata e sull’orlo del precipizio.

Patrick McGrath scandaglia il complesso di Elettra assumendo un paradigma estremo e lacerato(“L’inconscio di Constance era una cantina umida e muffosa che ospitava vari archetipi punitivi”), tra tonalità spiritate (“Nella camera di Iris… una bambola senza occhi chiamata Amanda Jane”) e  allucinate (“Eravamo le sorelle della pietà”), con un finale che è una novità rispetto agli epiloghi degli altri suoi romanzi.

Bruno Elpis

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La contraddizione tra realtà e apparenza, tra capitale e lavoro, tra valore d’uso e valore di scambio, tra proprietà privata e Stato capitalistico, tra monopolio e concorrenza, tra valore sociale del lavoro e sua rappresentazione monetaria... Sono diciassette le grandi contraddizioni che Harvey individua: stanno al cuore del capitalismo, alcune sono interdipendenti, tutte si intrecciano fra loro e, quando si acuiscono, producono instabilità e crisi; oggi ne mettono a rischio la tenuta. La spinta ad accumulare capitale al di là delle possibilità di investimento, l’imperativo di usare i metodi più economici di produzione che porta ad avere consumatori senza mezzi per il consumo, l’ossessione di sfruttare la natura fino al rischio dell’estinzione: sono antinomie di questo tipo che sottostanno alla persistenza della disoccupazione di massa, alle spirali discendenti dello sviluppo in Europa e Giappone, agli instabili salti in avanti di paesi come Cina e India. Non tutte le contraddizioni del capitale sono ingestibili, alcune possono condurre a quelle innovazioni che ridanno forza al capitalismo e lo fanno apparire saldo e duraturo. Tuttavia l’apparenza può ingannare: se è vero che molte delle contraddizioni del capitale possono venire gestite, altre potrebbero essere fatali per la nostra società. Per evitare un simile esito questo libro si propone tanto come un’efficace guida al mondo che ci circonda quanto come un manifesto per il cambiamento. Recuperando il concetto marxiano di alienazione, nella prospettiva di un nuovo umanesimo.

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