Narrativa

LEZIONI DI STRIP-TEASE

O'Brien John

Descrizione: Pubblicato postumo dopo il precoce suicidio del suo autore e tradotto ora per la prima volta in Italia, “Lezioni di striptease” conferma il talento brillante e misconosciuto di John O'Brien, che con “Via da Las Vegas” aveva già creato uno dei romanzi di culto degli anni Novanta, portato al successo dal fortunato adattamento cinematografico con cui Nicolas Cage si aggiudicò un premio Oscar. In queste pagine O'Brien torna a indagare le esistenze di silenziosa disperazione che si annidano ai margini del sogno americano, regalandoci una storia d'amore e di solitudine che non è solo il ritratto toccante di un personaggio, ma anche un atto di accusa contro la società del benessere, del profitto, della performance. Il protagonista è Carroll, un uomo timido di mezza età, archivista in un ufficio legale dove accumula solo umiliazioni e nevrosi. Carroll è privo di fascino e di amici: a rischiarare il grigiore della sua esistenza ci sono solo gli scintillii di paillettes dello strip-club di second'ordine dove passa sempre più spesso le sue serate, in cerca non tanto di eccitazione sessuale, quanto - per improbabile che sia - di un contatto umano con le ragazze che ai suoi occhi rappresentano solo calore e bellezza. Quando nel locale arriva una nuova spogliarellista, Stevie, che per la prima volta sembra concedergli un briciolo di confidenza, la sua vita abituale comincia a sussultare e sgretolarsi: sarà un nuovo inizio, o solo l'inizio della fine?

Categoria: Narrativa

Editore: Minimum fax

Collana: Sotterranei

Anno: 2011

ISBN: 9788875212599

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

I wish he could’ve seen the movie. Not that a little cash or fame would’ve changed anything, but at least he would have finally had some applause”.

 

Sono le parole di Stuart Regan, il produttore cinematografico che fece di Via da Las Vegas (Leaving Las Vegas) un film di grande successo, con Nicholas Cage. O’Brien, poco più che trentenne e afflitto da gravi problemi di alcolismo, si era suicidato senza aspettare di ottenere il plauso che la sua opera avrebbe meritato.

 

Lezioni di strip-tease invece (così come The Assault on Tony’s e Better) è stato pubblicato postumo e si è guadagnato la stima dei critici americani; la bella traduzione italiana, a cura di Anna Mioni, è poi arrivata con Minimum fax.

Si tratta di un romanzo intimistico, profondo e malinconico, con un titolo intrigante che evoca erotismo e dissolutezza e invece racconta di un’esistenza infelice e solitaria.

 

Il protagonista fa l’archivista per uno studio legale e trascorre le sue monotone giornate tra mille paranoie. Carroll non è bello, non è geniale, non è spigliato. Avrebbe tanta voglia di amare ed essere amato, eppure non si sente all’altezza del mondo. Solo a tarda sera riesce a trovare un pò di conforto, quando si dirige, guardingo e timoroso, in uno strip club e ordina il suo succo di mela frizzante. Le spogliarelliste sono le uniche donne che osa guardare, sia pure di sottecchi, nell’ingenua ricerca di calore umano. Poi un giorno il dj/bigliettaio annuncia l’esibizione di una nuova ragazza: Stevie…

 

Questa è la bellezza. Unica. Ineffabile. Che senso ha descriverla, o addirittura pensarci? Stare qui seduto a vivere la tua vita, quando improvvisamente il mondo cambia: come si può andare avanti quando siamo soggetti a una manipolazione di questo genere? E come si può non farlo? L’immagine di questa donna, così eterea, così distante da qualsiasi posto dove mai saranno le mie mani, nonostante tutto è tangibile: me la sento nelle VISCERE. È come se potessi farla finita qui, come se avessi visto troppo. Potrei chiudere gli occhi adesso e non riaprirli mai più, sapendo, mentre percorro cieco a tentoni il resto della mia misera vita, che ho fatto proprio la cosa più giusta. Come se prendendo un pizzico di sale sapessi la quantità esatta di granelli che stringo fra le dita: sarei un artista. O un peccatore, forse. Sì, sarei un peccatore per non essere riuscito a dedicare la mia vita a inseguire il più a lungo possibile questa visione. Sarei un peccatore per non averla vista nel momento successivo a quello in cui ho chiuso gli occhi”.

 

È su Stevie che Carroll proietta tutte le sue aspettative sentimentali: sogna di potersi avvicinare a lei, di farsi chiamare per nome, e finalmente trova il coraggio di comprare dei vestiti nuovi e pagare un privè. Pochi dialoghi, poche battute e Carroll si innamora follemente, di un amore puro e innocente. Anche Stevie sembra quantomeno commossa, intenerita da quell’uomo ingenuo e gentile come un ragazzino. Però, proprio quando sembra aprirsi uno spiraglio, Carroll commette, o crede di commettere, un errore clamoroso, sciocco e imperdonabile che rovinerà tutto…

 

Mai più… non avrebbe mai, mai, mai più visto Stevie. Mai più parcheggiato, mai più varcato la soglia, mai più visto l’interno di quel locale, mai più visto Melissa, Tina, Nikki, nessuna. Mai più fatto quello che stava al centro del suo mondo”.

 

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

John

O'brien

Libri dallo stesso autore

Intervista a O'Brien John

Romanzo epocale, "Il tamburo di latta" compie cinquant'anni e conserva tutta la sua carica provocatoria. In modo umoristico e grottesco, narra la vicenda del protagonista Oskar Matzerath, il tamburino inseparabile dal suo tamburo e con una voce potentissima che manda in frantumi i vetri. Dal manicomio dove è rinchiuso Oskar rievoca la propria storia, indissolubilmente intrecciata alla storia tedesca della prima metà del Novecento. Scorrono così nel fiume del suo racconto immagini memorabili, a partire da fatti leggendari come il concepimento e la nascita della madre sotto le quattro gonne della nonna, passando per la sua venuta al mondo ricca di presagi, fino all'ascesa irresistibile del nazismo e al crollo della Germania. È stato nel giorno del suo terzo compleanno che Oskar, in odio alla famiglia, al padre, alla società ipocrita, ha deciso di non crescere più. Da quell'osservatorio particolare che è la città polacco-tedesca di Danzica e poi da Düsseldorf, grazie alla sua prospettiva anomala di nano, può guardare al mondo degli uomini dal basso e scorgerne così meglio le miserie e gli orrori, mentre la sua deformità si staglia contro la ripugnanza della normalità piccolo-borghese. Con occhi disincantati e spalancati sulla ferocia e violenza del mondo grida una rabbia che non risparmia la viltà e la corruzione di nessuno, neppure le proprie. Di questa pietra miliare della letteratura contemporanea viene ora proposta una nuova traduzione.

Il tamburo di latta

Grass Günter

La biografia di Bukowski include due tentativi di lavorare come impiegato, dimissioni dal "posto fisso" a cinquant'anni suonati, "per non uscire di senno del tutto" e vari divorzi. Questi scarsi elementi ricorrono con insistenza nella narrativa di Bukowski, più un romanzo a disordinate puntate che non racconti a sé, dove si alternano e si mischiano a personaggi ed eventi di fantasia. "Rispetto alla tradizione letteraria americana si sente che Bukowski realizza uno scarto, ed è uno scarto significativo", ha scritto Beniamino Placido su "La Repubblica", aggiungendo: "in questa scrittura molto "letteraria", ripetitiva, sostanzialmente prevedibile, Bukowski fa irruzione con una cosa nuova. La cosa nuova è lui stesso, Charles Bukowski. Lui che ha cinquant'anni, le tasche vuote, lo stomaco devastato, il sesso perennemente in furore; lui che soffre di emorragie e di insonnia; lui che ama il vecchio Hemingway; lui che passa le giornate cercando di racimolare qualche vincita alle corse dei cavalli; lui che ci sta per salutare adesso perché ha visto una gonna sollevarsi sulle gambe di una donna, lì su quella panchina del parco. Lui, Charles Bukowski, "forse un genio, forse un barbone". "Charles Bukowski, detto gambe d'elefante, il fallito", perché questi racconti sono sempre, rigorosamente in prima persona. E in presa diretta". Un pazzo innamorato beffardo, tenero, cinico, i cui racconti scaturiscono da esperienze dure, pagate tutte di persona, senza comodi alibi sociali e senza falsi pudori.

Storie di ordinaria follia

Bukowski Charles

Dodecamenos/inverno

Giuliani Rania

Questa è una storia che comincia una sera a cena, quando Libero Marsell, dodicenne, intuisce come si può imparare ad amare. La famiglia si è da poco trasferita a Parigi. La madre ha iniziato a tradire il padre. Questa è la storia, raccontata in prima persona, di quel dodicenne che da allora si affaccia nel mondo guidato dalla luce cristallina del suo nome. Si muove come una sonda dentro la separazione dei genitori, dentro il grande teatro dell’immaginazione onanistica, dentro il misterioso mondo degli adulti. Misura il fascino della madre, gli orizzonti sognatori del padre, il labirinto magico della città. Avverte prima con le antenne dell’infanzia, poi con le urgenze della maturità, il generoso e confidente mondo delle donne. Le Grand Liberò – così lo chiama Marie, bibliotecaria del IV arrondissement, dispensatrice di saggezza, innamorata dei libri e della sua solitudine – è pronto a conoscere la perdita di sé nel sesso e nell’amore. Lunette lo porta sin dove arrivano, insieme alla dedizione, la gelosia e lo strazio. Quando quella passione si strappa, per Libero è tempo di cambiare. Da Parigi a Milano, dallo Straniero di Camus al Deserto dei Tartari di Buzzati, dai Deux Magots, caffè esistenzialista, all’osteria di Giorgio sui Navigli, da Lunette alle “trentun tacche” delle nuove avventure che lo conducono, come un destino di libertà, al sentimento per Anna. Libero Marsell, le Grand Liberò, LiberoSpirito, è un personaggio “totale” che cresce con noi, pagina dopo pagina, leggero come la giovinezza nei film di Truffaut, sensibile come sono sensibili i poeti, guidato dai suoi maestri di vita a scoprire l’oscenità che lo libera dalla dipendenza di ogni frase fatta, di ogni atto dovuto, in nome dello stupore di esistere.

Atti osceni in luogo privato

Missiroli Marco