Narrativa

L’incontro

Murgia Michela

Descrizione: Maurizio ha dieci anni e non vede l'ora che comincino le vacanze. Per lui l'estate significa stare dai nonni a Crabas: lì ogni anno ritrova Franco e Giulio, fratelli di biglie, di ginocchia sbucciate e caccia alle libellule, e domina con loro un piccolo universo retto da legami che sembrano destinati a durare per sempre. Ma nell'estate del 1986 qualcosa di imprevedibile incrinerà la loro infanzia e mostrerà a tutti, adulti e ragazzi, quanto possa essere fragile il granito delle identità collettive. Basta un prete venuto da fuori a fondare una nuova parrocchia per portare una scintilla di fanatico antagonismo dove prima c'erano solo fratellanze. In quella crepa della comunità l'estraneo può assumere qualunque volto, persino i capelli rossi di un inseparabile compagno di giochi. In questo racconto insieme comico e profondo, la penna inconfondibile di Michela Murgia ci regala una storia di formazione in cui il protagonista scopre - insieme al lettore - cosa significa dire "oi". "Non era un pronome come negli altri posti, ma la cittadinanza di una patria tacita dove tutto il tempo si declinava così, al presente plurale".

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Super ET

Anno: 2014

ISBN: 9788806218836

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

L’incontro di Michela Murgia si realizza in un borgo sardo: con minimale anagramma Cabras, paese natale della scrittrice, diviene Crabas e lì si svolge una fase importante della vita di Maurizio (“A Maurizio non veniva così facile dire noi, perché non c’è plurale nel mondo di un figlio unico”), che trascorre le vacanze nella casa dei nonni.

In quel borgo, ove si celebrano riti comunitari e giochi d’infanzia (“Insieme agli altri si sfiniva di nascondini e corse a rotta di collo prima di tornare davanti alle porte dove i vecchi… raccontavano le storie fino a notte fonda”), Maurizio consuma un’esperienza importante grazie a una soggettività collettiva (“Nella comunità di Crabas potevano esistere plurali diversi dall’unico di cui fino a quel momento si era sentito parlare”) che lo cattura anche quando i genitori decidono di emigrare nel continente (“È meglio per lui. Ha gli amici, la scuola. Noi. Fu quel plurale a vincere le resistenze dei suoi genitori più di ogni ragionamento”).

Quando la collettività si frammenta (“i parrocchiani del Sacro Cuore… i fedeli di Santa Maria”) per un evento imputabile a uno dei tanti giochi di potere degli adulti, sarà il desiderio d’identificazione e di unità dei ragazzi a ripristinare l’unità perduta.

Attraverso la rappresentazione liturgica della “processione dell’Afflitta” di Pasqua, Michela Murgia sembra rivendicare la purezza di tradizioni locali per riaffermare l’autenticità romantica di uno spirito popolare (“Signora Rosina, fervente ministra di una fede popolare in cui malocchio e rosario convivevano senza contraddizione”) che nel preservare le proprie radici si contrappone agli individualismi che hanno dannato la nostra società.

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Michela

Murgia

Libri dallo stesso autore

Intervista a Murgia Michela

È ancora una donna la protagonista del nuovo libro di Paolo Cognetti, un romanzo composto da nove racconti autonomi che la accompagnano lungo trent’anni di storia: dall’infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all’adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci.

SOFIA SI VESTE SEMPRE DI NERO

Cognetti Paolo

Dialogando con il figlio mai avuto, un uomo ripercorre la sua vita. Ma se a quel padre e a quel figlio dà la voce Erri De Luca, leparole nate dalla notte emanano luce. “Le parole, figlio, non inventano la realtà, che esiste comunque. Danno alla realtà la lucidità improvvisa, che le toglie la sua naturale opacità e così la rivela.” In una sera senza corrente elettrica, mentre rilegge Pinocchio, un uomo sente la presenza del figlio che non ha avuto, il figlio che la madre – la donna con cui in gioventù lo concepì – decise di abortire. Alla fiamma del camino, il figlio gli appare già adulto, e quella presenza basta “qui e stasera” a fare la sua paternità. Per tutta la notte al figlio “estratto da una cena d’inverno” lui racconta “un poco di vita scivolata”. E così ecco l’infanzia napoletana, la nostalgia della madre e del padre, il bisogno di andare via, di seguire la propria libertà – “lalibertà che ho conosciuto è stata andare e stare dove non potevo fare a meno” –, le guerre trascorse ma anche i baci che ha dato… e, a poco a poco che racconta, immagina le reazioni di questo figlio adulto, ciò che potrebbe dire, fino a che il figlio, da muto che era, prende la parola e inizia a dare voce alla propria curiosità (“a proposito di maschere, di che ti vestivi a Carnevale?”), punteggia il racconto del padre con domande e osservazioni, lo guida, aiuta a mettere i dettagli a fuoco, e si fa guidare. Il monologo iniziale diventa così un dialogo a due voci, che indaga su una vita, sugli affetti, sulle scelte fatte, sui libri letti e su quelli scritti, sull’importanza delle parole e delle storie. Un’indagine che, più che tracciare un bilancio, vuol essere scandaglio, ricerca intima – quasi una rivelazione –, che accoglie l’obiezione, è aperta all’errore, si china sull’inevitabilità di ciò che è stato e salva, tramanda le qualità emerse dai ricordi (“questa potrebbe essere una dote per me: imparare da qualunque esempio”)...

Il giro dell’oca

De Luca Erri

Susan Sontag è stata una delle intellettuali americane più celebri, influenti e controverse della seconda metà del ventesimo secolo. Quest'opera svela la sua lucida visione del mondo e rivela l'ampiezza della sua intelligenza critica. Risoluta, intensa, testarda e provocatoria, con parole sofferte e prive di ogni retorica, Sontag riflette sugli argomenti più disparati: la malattia, l'amore e la morte, il sesso, la fotografia e la musica - Bill Haley & The Comets, Chuck Berry, Bob Dylan e Patti Smith -, l'approccio alla scrittura, la società americana, la filosofia, da Proust a Nietszche.

Odio sentirmi una vittima

Sontag Susan

Mara Abbiati, scultrice italiana, e suo marito Craig Nolan, famoso antropologo inglese, hanno una piccola casa di vacanza vicino a Canciale, paesino ligure arrampicato tra il mare e l’Appennino. Un mattino d’estate Craig sale sul tetto per controllare da dove sia entrata la pioggia di un temporale estivo, e la vecchia copertura gli cede sotto i piedi. I Nolan, alla ricerca di qualcuno che gli aggiusti la casa, vengono in contatto con Ivo Zanovelli, un costruttore dall’aspetto ribelle e con molte ombre nella vita. Nel corso di pochi giorni di un luglio incandescente l’equilibrio già precario di ognuno dei tre si rompe, facendo emergere con violenza dubbi, desideri, contraddizioni fino a quel momento dormienti.

Cuore primitivo

De Carlo Andrea