Narrativa

L’occhio del leopardo

Mankell Henning

Descrizione: Cresciuto in Svezia, figlio di una donna che non ha mai conosciuto e di un guardaboschi che cerca disperatamente di scorgere all’orizzonte quel mare che ha dovuto lasciare da bambino, Hans Olofson è arrivato per caso nello Zambia. Profondamente colpito dall’immensa bellezza dell’Africa, pensa di potersi fermare per sempre. Ma un giorno, qualcuno uccide i suoi vicini, bianchi come lui. E Olofson comincia a sentirsi minacciato.

Categoria: Narrativa

Editore: Marsilio

Collana: Romanzi e racconti

Anno: 2014

ISBN: 9788831719452

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

“L’occhio del leopardo” di Henning Mankell è un romanzo che idealmente congiunge il settentrione (Svezia) con il meridione (Zambia) del planisfero grazie al protagonista Hans Olofson che, giunto in Africa per inseguire un sogno, vi rimane per un ventennio, sperimentando sulla propria pelle difficoltà e contraddizioni insite nello scontro di mentalità e culture.

La trama è un continuo viaggio narrativo di andata e ritorno tra i due poli geografici (“Quando oltrepassa i cancelli della fattoria, pensa a Karlsson delle uova… il mio vicino era un commerciante di uova, pensa. Se qualcuno mi avesse mai detto che un giorno avrei fatto il suo stesso lavoro in Africa, mi sarei messo a  ridere”): il paese natale e il paese adottivo. I ricordi del passato scandinavo si intrecciano con il presente, per esprimere un disagio ambivalente che coinvolge sia le origini, sia il soggiorno africano.

Hans è segnato da un passato tragico: la madre si è allontanata da casa (“Di solito sono i padri a sparire, non le madri”) quando lui era ancora piccolo, lasciandolo con un padre ex marinaio (“Erik Olofson, un padre incomprensibile. Perché si è rimesso a bere proprio adesso?”) che annega nell’alcol i dispiaceri della vita attuale di boscaiolo abbandonato dalla moglie. Non bastasse questo precedente, Hans è altresì provato dall’incidente capitato all’amico Sture durante una sfida ingaggiata nella scalata del ponte sul fiume (“Ho sconfitto il ponte”) e dal suicidio dell’amante più matura di lui, “la donna senza naso”. Proprio per realizzare il sogno di quest’ultima (“Ma posso convivere con la mancanza di un sogno? Sono venuto in Africa per realizzare il sogno di un’altra persona che non c’è più”), Hans vola in Africa.

L’impatto con il continente nero è duro (“Ho paura, pensa. L’Africa mi spaventa, con questo caldo, gli odori, la gente con le scarpe malridotte”): arretratezza, malattie e disordine assalgono il nuovo venuto; i bianchi, pur nel contatto quotidiano, vivono segmentati dalla popolazione locale (“Oggi il colonialismo è morto, dimenticato. Un’epoca che è diventata storia lascia sempre dietro di sé un pugno di persone in un tempo nuovo”), e sono temuti, invisi, non accettati. La reazione istintiva è quella di ripartire immediatamente, ma – di rinvio in rinvio – il rimpatrio viene sempre rimandato. Hans rileva una fattoria (“Perché non viene a lavorare da me? – gli propone Judith Fillington”) e lì si propone di realizzare un modello di cooperazione con i lavoranti del luogo. Le miti intenzioni vengono però disattese per l’ostilità culturale (“Noi abbiamo i nostri dèi. A loro non importa se non li preghiamo a mani giunte più volte al giorno. Parliamo con loro battendo i tamburi e ballando”) e per i mutamenti politici, mentre nel paese dilagano le violenze contro la minoranza bianca.

Sullo sfondo della storia, si staglia la simbologia del leopardo: animale notturno, che non si fa mai vedere (“Da più di due anni non si sente più parlare del leopardo, nessuno ne ha più visti in giro”) mentre tende agguati e compie razzie (“Una sera, il leopardo fa la sua comparsa per la prima volta nella sua vita. Hanno trovato un vitello Braham dilaniato”).

Nella narrativa scandinava ormai monopolizzata dai polizieschi, questo romanzo è una voce fuori dal coro, propone un’interessante riflessione sulle incompatibilità culturali di civiltà profondamente diverse e disegna un ritratto delle ferite aperte in territori ed etnie che vivono la difficile transizione da tradizioni ataviche verso modelli di progresso esogeni e importati dall’Europa, un continente sempre più vecchio, sempre più antico…

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Henning

Mankell

Libri dallo stesso autore

Intervista a Mankell Henning


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

L’impronta, un racconto di Patrizia Rinaldi

De Amicis, Edmondo – IL PICCOLO PATRIOTA PADOVANO

I bambini osservano muti le giostre dei grandi

Marotta Giuseppe

"Io sono per il finale aperto. Diciamo che sono uno strenuo difensore dei puntini sospensivi. [...] Sono perle predisposte a diventare girocollo e ruota panoramica da Luna Park quando gli scrittori si incontrano nello stesso libro, anche se alcune storie puzzano di zolfo prevale l'essenza di zucchero filato. Un'essenza che passando per le narici arriva 'dritto al cuore'. [...] Puntini sospensivi non sono solo canzonette questi racconti. Se scrivi solo di 'testa' ti può venire un'emicrania, se scrivi di 'pancia' rischi la pancreatite, se scrivi di 'cuore' hai un fine, non una fine." (dalla prefazione di Andrea G. Pinketts) "Molti potranno pensare che sia di cattivo gusto pubblicare racconti di morti, delitti e misteri a favore dei bambini, ma abbiamo voluto indirizzare l'antologia non a chi conosce e vive l'Ospedale Bambino Gesù, ma ai lettori accaniti di un genere che non ha età. Non ci interessa che siano i genitori dei supereroi ad acquistare una copia di Dritto al Cu ore, ma speriamo che siano soprattutto i lettori che non hanno idea di cosa significhi vivere mesi e anni nell'attesa che la medicina risponda a silenziose domande di speranza." (dall'introduzione di Sira Terramano)

Dritto al cuore

Autori vari