Saggi

L’odore dell’acido

Savi Stefano

Descrizione: L'odore dell'acido racconta la storia di Stefano Savi, una fonte d'ispirazione per tutti.

Categoria: Saggi

Editore: Piemme

Collana: Saggi PM

Anno: 2022

ISBN: 9788856688351

Recensito da Redazione i-LIBRI

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L’odore dell’acido – La mia rinascita dopo l’aggressione di Stefano Savi

L’odore dell’acido racconta la storia di Stefano Savi, una fonte d’ispirazione per tutti.

«Soltanto ora riesco a specchiarmi senza distogliere lo sguardo dalla mia immagine. In quel riflesso vedo un volto nuovo, ne scruto i dettagli e con le mani lo accarezzo lentamente. Sotto i polpastrelli percepisco una superficie ruvida: sono le cicatrici, i postumi di un gesto folle, la testimonianza della mia rinascita.» 2 novembre 2014: Stefano Savi, studente milanese, rientra dopo una notte trascorsa in discoteca con gli amici. Uno sconosciuto lo sorprende alle spalle. È uno strazio lacerante e implacabile, il suo volto è ricoperto da un liquido oleoso che non dà pace: acido solforico. Stefano tenta di ripulirsi, il dolore si fa sempre più acuto, le sue urla di paura rompono il silenzio della notte mentre il volto s’infiamma e la vista si affievolisce fino a sparire del tutto. Poi il risveglio in ospedale, dove resterà ricoverato per lunghi mesi. Stefano è stato vittima dell’agguato diabolico e insensato di Alexander Boettcher e Martina Levato, l’ormai famosa “coppia dell’acido”: somigliava in modo impressionante a uno degli ex fidanzati che lei doveva “annullare per purificarsi”. Per mesi non è più riuscito a riconoscersi in quel cranio nudo e pieno di cicatrici, ma dopo più di 50 operazioni per ricostruire il viso sfregiato e una maschera al silicone da portare 16 ore al giorno si è aggrappato alla vita. Ora che ha ritrovato quasi del tutto la vista e riesce finalmente ad accarezzare barba e capelli nuovi, Stefano può dirsi rinato. Ha dovuto abbandonare gli studi, ma ha iniziato a lavorare. E grazie alla grinta che gli hanno trasmesso i genitori, la nonna, il fratello gemello, può guardare con fiducia al futuro, senza dimenticare l’incubo che ha vissuto. “L’odore dell’acido” racconta la sua storia, una fonte d’ispirazione per tutti.

Ed ecco l’intervista rilasciata da Stefano Savi a Leggo.it

Stefano Savi, come sta oggi?
«Alla grande. I momenti bui li ho riposti nel cassetto, ora sono molto più sereno. Il resto è solo un ricordo».

Che sentimenti prova quando ripensa alla “coppia dell’acido”?
«Nulla. Né odio, né rancore. Questi sono sentimenti, perché dovrei provarli per loro? Da parte mia c’è totale indifferenza. Di quel giorno ricordo solo gli occhi di ghiaccio di Alexander Boettcher e lo stato di avanzata gravidanza di Martina Levato. La giustizia ha fatto il suo corso anni fa, chi sono io per giudicarli ancora?».

Ha mai ricevuto delle scuse da loro?
«Non credo sappiano nemmeno cosa significhi la parola “scusa” o, peggio ancora, “pentimento”. Non mi aspettavo all’epoca le scuse, oggi ancora meno adesso. Durante il processo, mi chiedevo se avessero ben chiaro il concetto di umanità e benevolenza. Ma, come si è visto, non credo proprio. E per me, va bene così».

Quante operazioni ha dovuto subire per ricostruire il volto?
«Ho subito cinquantanove interventi».

Cinquantanove interventi e tante lacrime?
«Molti pensano questo, ma in realtà no, forse avrò pianto una volta sola. Non mi sono mai pianto addosso. Non c’era tempo da perdere in lacrime: il mio obiettivo è stato da subito stringere i denti e curarmi. Solo così avrei potuto riprendere la mia vita».

Un guerriero…
«Sì, sono diventato un guerriero. Dal giorno dopo l’aggressione, i medici mi hanno detto che sarebbe stato un percorso difficile, faticoso e l’esito non era certo. Ma non ho mai avuto dubbi sulla risposta: “andiamo avanti”. Operazioni chirurgiche, guaine, una maschera in silicone per due anni, trapianto di pelle, capelli e barba: non mi sono mai tirato indietro».

È per questo che nel libro scrive: “Sono cambiato per chi guarda ma non per chi vede”?
«Sì. Conservo le foto di otto anni fa nel cellulare, ogni tanto le guardo e penso: “ero messo male”. Ora, invece, mi vedo molto migliorato. I medici stessi hanno definito i miei progressi “un miracolo”. Questo ha confermato che la lunga sofferenza che ho dovuto sopportare è stata ripagata: i risultati che volevo li ho ottenuti».

Cosa ha pensato quando si è guardato per la prima volta allo specchio dopo l’aggressione?
«Non mi sono specchiato subito. Ho preferito aspettare circa un mese. Ricordo bene quel momento. Ero in ospedale in preda alle prime cure, quelle più difficili. L’ultimo ricordo del mio volto era prima dell’agguato per cui, avvicinandomi allo specchio, ero molto intimorito. Avevo solo il sopracciglio sinistro, metà capigliatura e poca barba. Ma ero fiducioso dei medici, non mi sono mai demoralizzato».

Ha avuto mai paura del giudizio della gente che la guardava?
«È normale avere gli occhi addosso quando si ha un volto sfregiato e tutti i telegiornali che ne parlano. Mi sono sentito osservato, ma non mi sono mai fatto condizionare, tanto che il giorno dopo essere uscito dall’ospedale, dove ho passato tre mesi, sono andato fuori a cena con i miei amici».

Il giorno dopo?
«Sì, col volto sfregiato ben visibile. Non è da tutti, lo so, ma io ho sempre avuto accanto amici e parenti che mi hanno supportato, senza mai giudicarmi. Grazie a tutti loro ho abbattuto quel muro di insicurezza che mi affliggeva e ho subito ripreso a vivere. Quando il dolore viene condiviso è più facile superarlo».

Perché ha scritto questo libro?
«Per dimostrare che si può andare avanti, che si può davvero rinascere. ..»

Leggi l’intervista integrale a questo link

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