Giallo - thriller - noir

L’ultimo respiro della notte

Pastori Ferdinando

Descrizione: "Piove merda dal cielo. Gocce pesanti che, cariche di sabbia proveniente dalle sponde africane del Mediterraneo, esplodono sul parabrezza. La notte è incazzata. Fredda e buia. Il ritmo dei tergicristalli eccessivo e fastidioso". Fosco vive a Ibiza, ha reciso ogni legame con il passato. "La vocina che ti parla da dentro, che ti consiglia di muoverti con cautela, si fa più insistente. Se avesse anche un volto, ti lancerebbe un'occhiata colma di disapprovazione. Resta fiori dai guai, dice. Troppo tardi, rispondi". Uno sparo sordo nella notte. Fosco oggi non è più un poliziotto, convive con un proiettile incastrato nella testa, con i flash back dei ricordi e poche certezze. Tornerà a Milano dopo una sconvolgente telefonata e sarà costretto a indagare sulla morte sospetta di uno dei suoi migliori amici. Interpretando suo malgrado il ruolo dello sfidante in un gioco perverso e pericoloso.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Edizioni Clandestine

Collana: Narrativa

Anno: 2019

ISBN: 9788865968963

Recensito da Elpis Bruno

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L’ultimo respiro della notte spira da Fosco Pacelli, protagonista dell’ultimo romanzo di Ferdinando Pastori, una penna originale che scrive con inchiostro noir di fabbricazione milanese.

Fosco ha un passato in polizia, interrotto da un grave incidente di percorso (“Come si vive con una pallottola in testa?”), che gli procura una menomazione permanente (“Emicrania, attacchi epilettici. Allucinazioni, visioni e percezioni sensoriali che nulla hanno a che vedere con la realtà oggettiva…”) e un deficit di memoria (“La perdita di memoria non è selettiva”). Si è rifugiato con i suoi problemi (“Incastrato nel lobo temporale destro… il proiettile…”) e con le sue amnesie nella quiete mediterranea di Ibiza, ma da lì viene richiamato da Maurizio, un  avvocato che gli annuncia la morte del terzo amico (“Edoardo è morto… Overdose. Cocaina tagliata con eroina e atropina”).

Il richiamo dell’amicizia è più potente di ogni inibizione: Fosco ritorna a Milano e sfida l’ambiente della questura – ove ritrova Estelle, un antico amore finito chissà come (“Non mi ha detto chi è stato, dei due, a dire la parola fine”) –  perché non crede alla versione ufficiale della morte di Edoardo (“Edoardo era un giornalista d’inchiesta e aveva messo le mani su qualcosa di grosso”). La perquisizione privata della casa dell’amico tragicamente scomparso conferma i sospetti (“Edoardo è morto… ma non ha fatto tutto da solo”): dall’appartamento sono sparite le moleskine ove Edoardo annotava puntigliosamente le sue ricerche. Viene inoltre ritrovata una sim che – decriptata  da un hacker cinese – svela fotografie che indicano nuove vie d’indagine.

Lo sviluppo della vicenda vira (“Edoardo stava indagando su qualcosa di grosso”) anche grazie al contributo del detective Fabio Paleari, una vecchia conoscenza per chi abbia letto i precedenti romanzi dello scrittore di Galliate: mentre il numero dei morti sale con il ritrovamento dei cadaveri del pusher e della ragazza che compare su una foto, il caso s’interseca con quello del serial killer delle prostitute (“Prima la morte di Edoardo e il ritorno a Milano. Poi l’incontro con Estelle e tutto ciò che ne è conseguito. Infine, l’assassino di prostitute che ti ha coinvolto in un gioco assurdo e senza via d’uscita”)…

L’ambientazione milanese (“In questa città… è tutto così maledettamente complicato”… “Corso Buenos Aires è una striscia di luci”) e metropolitana (“Una città dentro la città. Che non è diversa solo nei colori e nei volti, ma anche nei giochi di luce e ombre. Nei profumi. Ci sono anche le lanterne, mancano solo i draghi… i sinogrammi…”), il ritmo sincopato della narrazione (“Senti. La gola stringersi a ogni respiro”), la descrizione spasmodica, ossessiva e quasi entomologica, dei gesti e dei moti psicologici (“Stai per perdere conoscenza… e ti lasci portare via dall’ultimo respiro della notte”), l’umorismo provocatorio (“Ti domandi dopo quanti messaggi si entra di diritto nella categoria degli stalker”) ed estemporaneo (“Adamo aveva l’ombelico?”), alcuni passaggi volutamente brutali (“Ti ha tagliato un dito… e non ricrescerà come le code delle lucertole”) e alcune scene di sesso esplicito sono gli ingredienti che connotano in modo inconfondibile questa scrittura, particolarmente consigliata agli amanti del genere che stimola la fantasia di Ferdinando Pastori.

Bruno Elpis

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