Giallo - thriller - noir

Luna di miele

Scerbanenco Giorgio

Descrizione: Un sacerdote assiste alla sanguinosa fine di un matrimonio: Lena, esile ma intimamente feroce, si fa sposare con l’inganno da Alberto, che è innamorato di un’altra donna, Eva. Dopo anni di umiliazioni, Alberto uccide Lena e corre da Eva. Il sacerdote sospetta qualcosa e segue i due amanti nel loro viaggio disperato di albergo in albergo, (la loro luna di miele), sperando di riuscire in qualche modo a salvarli. Ma i due, sempre più immersi in un rapporto morboso, sensuale e rovente, sono inseguiti dal fantasma di Lena. Un romanzo psicologico che racconta “il male che nasce in due anime buone”.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: La nave di Teseo

Collana:

Anno: 2018

ISBN: 9788893446921

Recensito da Elpis Bruno

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Nel triangolo tra Alberto, la moglie Lena e l’amante Eva, il vero protagonista di Luna di miele di Giorgio Scerbanenco è… Don Paolo (“Ormai ho rinunziato a lottare con il demone che è in me”).

Il prete conosce bene la storia: ha raccolto le confidenze di Lena (“La piccola Lena… sembrava una preda a fianco dell’orco che l’avrebbe mangiata”), è parroco nel paese di Eva, conosce Alberto (“Alberto non poteva addormentarsi con la luce spenta”) e sa che lui stesso è una vittima (“Alberto le rubava i denari dalla borsetta per comprarsi le sigarette”). Intuisce che questi sta commettendo un delitto, esasperato dal rapporto coniugale (“Lena mi raccontava di Alberto, che la desiderava tutte le sere, e di lei che era stanca, nauseata, irritata da quell’atto”) e infiammato dall’amore per Eva.

Così, quando verifica che l’uxoricidio è stato compiuto (“Era una semplice questione meccanica: bisognava stringere finché la voce non si fosse più udita, non lo avesse più ferito”), segue i due amanti, che si rifugiano in un albergo per la loro scellerata Luna di miele (“Anche se quello stare insieme di Eva e Alberto poteva sembrare una luna di miele, io dovevo sapere che era già un inferno. Luna di miele all’inferno, era la verità”).

Don Paolo lotta con la sua stessa fede (“Non pregare per la loro salvezza, prega per la tua, perché stai perdendoti, silenzioso complice dei loro delitti”), vorrebbe poter aiutare i due complici (“La donna è la radice, la matrice ferma, la stabilità che cresce dentro di sé le nuove vite. L’uomo è il seme portato dal vento, il bioccolo di perlargonia che vola al minimo soffio, l’instabilità che semina vagando”), ma è assalito da mille dubbi, assiste per lo più muto (“Allora discesi anch’io, loro ombra”) al consumarsi di una relazione che non ha futuro di fronte a una strategia che è un vicolo cieco (“Nonostante tutto quello che soffrivo, mi era impossibile fermare l’immaginazione che continuava inesausta nel suo lavoro”).

Alla fine, Don Paolo pronuncia il suo verdetto (“Dunque, tre colpevoli. Signore… La vittima è la bambina: Lucia”).

I romanzi di Scerbanenco hanno una grazia narrativa che preserva il noir dalla degenerazione e si snodano in un’architettura armoniosa che abbina fatti raccontati e profilo psicologico.

Bruno Elpis

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