Narrativa

L’UOMO CHE SMISE DI FUMARE

Wodehouse Pelham G.

Descrizione:

Categoria: Narrativa

Editore: Guanda

Collana:

Anno: 2010

ISBN:

Recensito da Nicoletta Scano

Le Vostre recensioni

Per chi non ha familiarità  con questo prolifico autore inglese (oltre novanta opere, ahimè  non tutte edite in Italia) la raccolta di racconti pubblicata in estate da Guanda, L’uomo che smise di fumare, potrà essere una felice scoperta.

L’opera, il cui titolo originale è Mr Mulliner speaking, appartiene ad uno dei cicli più noti e di maggior successo dell’umorista, individuato comunemente proprio con il nome del personaggio – narratore Mulliner, un loquace frequentatore di pub con l’abitudine di intrattenere gli avventori (dai nomi eloquenti e stravaganti, come ‘Doppio whisky e poca soda’,  ‘Birra scura alla spina’ e ‘Pesce persico’) rievocando salaci storielle sui numerosi e strampalati membri della sua famiglia e per il quale “qualsiasi assembramento di suoi simili che superasse l’unità formava un pubblico”.

Il senso dell’umorismo di Wodehouse si può davvero definire senza tempo, e a dimostrarlo sono sufficienti questi nove racconti, sorprendentemente attuali ed ironici anche per il lettore di oggi, seppur pubblicati per la prima volta nel 1929.

Tutti gli episodi sono spassosi, dall’inizio alla fine giocano con l’assurdo e il grottesco, prendono elegantemente in giro la borghesia dell’epoca (ma non è difficile svelare certe pose contemporanee sotto a tanti degli atteggiamenti presi di mira dall’implacabile sagacia di Wodehouse) e con sottile arguzia inducono il lettore a lasciarsi trasportare in un mondo dove lo spirito – magia dell’ironia – viene rinfrancato e alleggerito.

Fantastica anche la copertina, disegnata da Alberto Rebori. Consigliato, adatto a tutte le età

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G.

Pelham

Wodehouse

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Intervista a Wodehouse Pelham G.


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Il ballo ha la perfezione esemplare di un piccolo classico, poiché riesce a mescolare, pur nella sua brevità, i temi più ardui: la rivalità madre-figlia, l’ipocrisia sociale, le goffe vertigini della ricchezza improvvisata, le vendette smisurate dell’adolescenza – che passano, in questo caso eccezionale, dall’immaginazione alla realtà. Perché è proprio una vendetta, quella della quattordicenne Antoinette nei confronti della madre: non premeditata, e per questo ancora più terribile. In poche pagine folgoranti, con la sua scrittura scarna ed essenziale, Irène Némirovsky condensa, senza nulla celare della sua bruciante crudeltà, un dramma di amore respinto, di risentimento e di ambizione. Nel 1929, quando Némirovsky pubblica David Golder, il suo primo romanzo (a cui l’anno dopo seguirà Il ballo), la critica manifesta tutta la sua sbalordita ammirazione di fronte a questa giovane donna elegante e mondana, appartenente a una ricca famiglia di émigré russi di origine ebrea, che si rivela una brillante scrittrice. Per tutti gli anni Trenta Irène Némirovsky continuerà a pubblicare con immutato successo. Nel dopoguerra, tuttavia, sulla sua opera cala il silenzio. Solo a partire dall’autunno del 2004 la critica, ma soprattutto i lettori, hanno cominciato a restituire a Irène Némirovsky il posto che le spetta fra i più grandi, e i più amati, narratori del Novecento.

Il ballo

Némirovsky Irène

Una sera, un affermato regista turco, che vive a Roma da alcuni anni, prende in gran fretta un aereo per Istanbul, la città dov'è nato e cresciuto. L'improvviso ritorno a casa scatena una serie di ricordi che sembravano sopiti: oltre alla madre affascinante ed elegantissima, il padre, misteriosamente scomparso per dieci anni (in Italia?), e altrettanto misteriosamente ricomparso; le zie zitelle, assetate di vita e di Martini, e i loro giovani amanti; e poi i fratelli, la fedele cuoca. E un amore, un amore perduto. Ma mai dimenticato. Stanza dopo stanza, i ricordi diventano più reali e la Istanbul della sua infanzia e adolescenza sembra riprendere forma. Ma con il passato il protagonista dovrà anche fare i conti. A questa storia se ne intreccia, imprevedibilmente, un'altra. Perché sullo stesso aereo Roma-Istanbul c'è, insieme al marito e a una coppia di amici, una donna. Il loro è un viaggio d'affari e di piacere, per festeggiare un evento importante. Finché accade qualcosa, e il loro futuro cambia direzione. Tra caffè e hammam, amori irrisolti e tradimenti svelati, melanconia e voluttà, il regista e la donna si sfiorano e, alla fine, si incontrano. Proprio come in un film di Ozpetek. Solo che stavolta è lui - forse - il protagonista.

Rosso Istanbul

Ozpetek Ferzan

Serao, Matilde – ZIG ZAG (L’Infedele, 1897)

Un giorno d'autunno, alla porta del dottor Kazunori, uno psicoanalista, si presenta un'affascinante ragazza che lo informa di non riuscire a sentire la musica. Da qui si sviluppa un'intricata vicenda in cui i tentativi di risalire alla causa del problema (la musica è una metafora dell'orgasmo) vengono descritti con una suspence da romanzo giallo. "Musica" si presenta come un'opera controversa, che mostra la doppia disposizione dell'autore nei confronti della scienza trattata: l'indiscutibile interesse che suscita in un intellettuale quale era lui e lo scetticismo di un nietzscheano convinto che non lascia troppo spazio alle giustificazioni e alle influenze esteriori.

Musica

Mishima Yukio