Giallo - thriller - noir

L’uomo nero

Poldelmengo Luca

Descrizione: Gabriele ha lavorato tanto per arrivare in cima, da cameriere a proprietario di una catena di alberghi di lusso. E ora che è a un passo dal traguardo, il matrimonio con una ricca ereditiera, è disposto a tutto, anche a uccidere la donna che ama. Filippo ha solo la sua famiglia, una moglie e una figlia che adora, per cui ha messo finalmente la testa a posto. Ma proprio per garantire loro un futuro migliore è costretto a sporcarsi le mani. Marco è sempre stato un debole, succube di un padre padrone, non ha mai scelto nulla nella sua vita, neanche il lavoro in polizia. Solo l'omicidio di sua sorella riesce a scuoterlo dal torpore, ma lo metterà di fronte a una parte di se stesso che lo terrorizza. Tre uomini, tre destini che si intrecciano lungo la discesa verso un luogo dove non ci sono vincitori: l'inferno.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Piemme

Collana: Piemme linea rossa

Anno: 2012

ISBN: 9788856622331

Recensito da Antonella Di Martino

Le Vostre recensioni

Impunità

Il romanzo è L’uomo nero, di Luca Poldelmengo.
A chi nasce guerriero l’amore piace, ma non basta. Vuole molto di più. Combatte con ferocia, calpesta le regole e conquista la sua fetta di mondo. A volte concede qualche briciola di ciò che ha, ma in cambio pretende molto, moltissimo.

Per chi nasce all’insegna del due di picche, invece, una famiglia e un lavoro valgono più di un regno. Al due di picche basta poco per essere felice, ma basta poco anche per cadere nella disperazione: una distrazione, un errore. Un solo errore, e il due di picche diventa l’uomo nero.

L’uomo nero si nutre di dolore, di umiliazione, di torti subiti mai restituiti. Si fa presto a dire che vive dentro ognuno di noi: noi umani, brutte bestie, siamo davvero tutti uguali, ma viviamo in mondi diversi. Per nutrire il nero ci vogliono le condizioni ambientali giuste. Questo romanzo è una fiaba nera come la pece, più reale della realtà. Racconta la disperazione e la vendetta, il degrado e il riscatto, l’amore e l’orrore.

Come in tutte le fiabe, l’eroe deve attraversare un bosco oscuro, popolato da mostri pericolosi, animali benevoli, poteri arcani, segreti gelosamente nascosti. Il nostro eroe è un principe diseredato, cacciato dal re per indegnità, costretto a vivacchiare nell’ombra come un brutto anatroccolo. Sua sorella, la principessa, è la legittima erede del regno. In un mondo perfetto, sposerebbe il suo principe azzurro. Nel nostro bosco oscuro, finisce assassinata sotto l’occhio solitario di una piccola strega innocente.

L’autore ha una scrittura cinematografica, che rende magnificamente (a volte con qualche goffaggine scontata, come nella descrizione del temporale) le ombre e le insidie di una Roma da incubo. Qui le miserie quotidiane della nostra Italia prosperano come un bosco crudele e mostrano il volto più assurdo. Qui gli oggetti nascondono poteri maligni: un’automobile consente di uccidere impunemente; ma una divisa è uno strumento di morte e di potere ancora più efficace. Esistono anche le magie buone: dai capelli e dagli indumenti sporchi le fate e i maghi scoprono un linguaggio arcano che svela la verità.

Se questo romanzo può essere letto anche come una fiaba, i suoi personaggi vanno ben oltre lo stereotipo fiabesco: l’autore ritrae con efficacia i desideri, i limiti e le possibilità di re e regine, principi e rospi, narrando con una sintesi mirabile le dinamiche familiari e i fili che muovono le loro gesta.
La narrazione a tinte forti intrappola il lettore e lo trascina di corsa fino alla fine. Riuscirà il nostro eroe diseredato a ritrovare il suo regno? E l’uomo nero? Il finale è lieto ma non troppo.

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