Classici

L’uomo senza qualità

Musil Robert

Descrizione: L'uomo senza qualita, il romanzo al quale Musil lavoro per gran parte della vita, e una delle massime costruzioni letterarie del Novecento e un'insuperabile rappresentazione delle grandi crisi del nostro secolo. Nella Vienna alle soglie del primo conflitto mondiale, il protagonista Ulrich, per una sorta di malattia dell'anima o del carattere, non sa ne vuole dare corpo e forme alle proprie inclinazioni. Preda di un'intelligenza affascinata dall'esattezza scientifica e dall'infinita indeterminatezza del reale, Ulrich si presta con lucida ironia a quell'infinito gioco di simulazioni e dissoluzioni che Musil orchestra con vertiginosa intelligenza.La presente edizione dell'Uomo senza qualita, prototipo dell'opera di immense ambizioni destinata per sua stessa natura a restare idealmente inconclusa, riordina e seleziona sulla scorta dell'ultima edizione critica tedesca a cura di Adolf Frise (1978) una vastissima mole di materiali inediti, chiarendo le linee di sviluppo della complesa architettura del progetto musiliano.

Categoria: Classici

Editore: Einaudi

Collana: Tascabili Classici

Anno: 2005

ISBN: 9788806173821

Recensito da Sandro Salerno

Le Vostre recensioni

Se ne “La nausea” di Sartre arrivati a pagina venti ci si pone il dilemma se proseguire o meno nella lettura, ne “L’uomo senza qualità” di Musil il problema si pone intorno a pagina cento.

Personalmente mi sono arreso con Sartre, e invece sono stato stoico con il secondo.

Descrivere quello che viene considerato come uno dei capolavori della letteratura mondiale, per quanto riguarda i fatti, è un’impresa non da poco.

Non c’è un discorso narrativo avvincente che tiene incollati alla pagina per scoprire come va a finire. È tutta una descrizione di elementi della quotidianità senza particolare presa emotiva, tranne che nel finale dove viene abbattuto il tabù. Quello.

Ma non c’è nemmeno il finale, in realtà, poiché il libro è incompiuto.

“Meno male”.

Chi l’ha detto? Esca immediatamente colui il quale non apprezza questo genio dell’arte letteraria! Proseguiamo…

Il personaggio principale si chiama Ulrich, ed è stato educato altrove, dopo aver scritto una frase offensiva sulla monarchia e Dio. Ritornato nel posto di origine, frequenta donne vergognandosi alquanto di esse, aderisce a una sorta di circolo di illuminati che tenta di redimere un pericoloso assassino. Si cerca anche di costituire un Comitato per festeggiare, con un evento che non si appalesa mai, la grandezza dell’Impero Austroungarico.

Musil stesso ha affermato: “Non ci sono fatti, bensì solo interpretazioni“.

Effettivamente il testo è un insieme di considerazioni filosofiche, sociali, psicologiche, su storie quotidiane banali.

C’è Nietzsche sparso a piene mani, come fanno i seminatori con i chicchi lanciati nel terreno dissodato. Volontà di potenza contro l’apparente carenza della qualità delle persone delineate.

C’è Decadentismo aleggiante ovunque.  E Nichilismo. E Positivismo.

Vi si afferma che la realtà non esiste, ma dipende dall’interpretazione che ne fa l’uomo. Ma si afferma anche che la realtà si svolge indipendentemente dall’uomo, dalle sue qualità.

C’è qualunque interpretazione possibile. Il vero e il suo contrario. E sono veri entrambi.

L’Io è un insieme di cellule che hanno raggiunto un certo grado di consapevolezza. Così come la realtà dipende unicamente dal contesto.

Per lui nulla è saldo, tutto è trasformabile, parte di un intero, di innumerevoli interi che presumibilmente appartengono a un superintero, il quale però gli è del tutto ignoto. Così ogni sua risposta è una risposta parziale, ognuno dei suoi sentimenti è soltanto un punto di vista, di ogni cosa non gli preme di sapere che cos’è, ma solo di scoprire un secondario com’è , un accessorio qualunque“.

Parallelamente alla struttura principale, si spiana l’Azione Parallela, cioè il comitato che dovrà celebrare l’anniversario di Francesco Giuseppe: inconcludente, inutile, senza uno scopo preciso. Come l’atmosfera che regnava nel tardo impero, con conservatorismo e liberalità al contempo. Una società stanca, quasi finita, con un miscuglio di razze, movimenti, politiche. Un’allegoria del disfacimento dell’Impero asburgico. La celebrazione è incerta. Per cosa la si dovrebbe fare? Per festeggiare che? Un gran casino.

Leggerlo risulta faticoso all’inizio, dopo non più. Insieme all’Ulisse di Joyce e a Proust, è un libro che a volte fa venir voglia di intercalarlo con una bella storiella di zio Paperone e Nonna Papera.

Però vuoi mettere la soddisfazione di arrivare alla fine? E dire di aver letto L’uomo senza qualità? Un figurone, insomma.

Lo stile è meno discorsivo dell’altra opera di Musil, I turbamenti del giovane Torless, che a tratti si avvicina per molti motivi a Il Giovane Holden di Salinger. È un po’ un saggio, un po’ un romanzo, un po’ un’enciclopedia.

Nella seconda parte Ulrich, alter ego di Musil, si ricongiunge con la sorella gemella che era scomparsa da un bel pezzo. E, come è scientificamente provato, che consanguinei che si incontrano dopo molti anni spesso provano pulsioni sessuali reciproche, i due si innamorano e finiscono a letto. Con lampi e tuoni fuori dalla casa a sublimare la catastrofe.

Non poteva essere diversamente: secondo Musil l’uomo è solo con sé stesso. Quindi anche il rapporto con l’altro sesso non può che essere speculare, verso di sé. Ecco l’unione di un uomo con l’altra parte di Sé, cioè la sorella gemella: Agathe. Ma potrebbe essere Ulrich due.

Non amerà un’altra donna dopo di me, perché questa non è più una storia d’amore: è addirittura l’ultima storia d’amore che vi possa mai essere!

L’uomo senza qualità è un testo da leggere concentrati, con i gomiti sul tavolo e le mani sulle tempie, senza sbirciare gli altri libri sullo scaffale di fronte: tanto, il commissario Santamaria alla fine dovrà fare attenzione a una delle sorelle Tabusso per risolvere il caso della Donna della Domenica. Ecco, ve l’ho detto.

Vi sono descritti minuziosamente processi mentali mentre si svolgono, con le successive deduzioni, e si capisce la fatica immane fatta da Musil che ha impiegato venti anni per scriverlo, senza ultimarlo.

Ma terminata l’impresa, la lettura cioè, ci si accorge di aver letto un capolavoro.

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