Saggi

L’utopia sostenibile

Giovannini Enrico

Descrizione: Il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite fissava per tutto il mondo 17 obiettivi di sviluppo sostenibile, da raggiungere entro il 2030. Obiettivi concreti, relativi all’eliminazione della povertà e della fame, all’istruzione di qualità e alla parità tra i sessi, alla salute a tutte le età, all’acqua, all’energia, all’occupazione, alla crescita economica e alle disuguaglianze, alle infrastrutture e alle città, al consumo e alla produzione, alla lotta contro il cambiamento climatico, alla flora e alla fauna, alla pace e alle istituzioni. I grandi della terra hanno convenuto che le importanti trasformazioni in corso sono connesse tra loro. Le ‘primavere arabe’ sono state anche il frutto di carestie e crisi alimentari indotte dai cambiamenti climatici, così come le innovazioni tecnologiche sono indispensabili per la transizione ecologica ma possono generare disoccupazione e tensioni sociali. E così via. Per affrontare questi problemi complessi serve dunque un pensiero integrato e profondamente innovativo. E un larghissimo concorso di forze politiche, economiche e sociali che lo metta in pratica. E’ questa l’idea alla base dell’ASVIS, l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile, promossa da Enrico Giovannini nel febbraio del 2016 e che oggi raccoglie più di 170 soggetti tra associazioni imprenditoriali, sindacati, volontariato, fondazioni e università. Lo scopo è quello di elaborare idee nuove per rendere lo sviluppo equo e sostenibile e incalzare chi può concorrere alla realizzazione dei 17 obiettivi dell’ONU: in primo luogo il governo italiano, ma anche le imprese e gli altri attori della vita economica e sociale, fino ai singoli cittadini. In questo saggio si affrontano le ragioni, le caratteristiche e gli obiettivi di una utopia sostenibile. E indispensabile per le donne e gli uomini del XXI secolo.

Categoria: Saggi

Editore: Laterza

Collana: Saggi tascabili Laterza

Anno: 2018

ISBN: 9788858130766

Recensito da Luigi Bianco

Le Vostre recensioni

L’utopia sostenibile di Enrico Giovannini

«Chiudete gli occhi e pensate a come dovrebbe essere il Paese in cui vorreste vivere.»

Per lunghi decenni, con un andamento crescente che non si è concluso, l’uomo ha creduto di potere e di dovere crescere a ritmi esponenziali, tenendo ben presente un unico fattore: l’economia. Le diverse Rivoluzioni industriali, che pure ci hanno permesso di raggiungere vantaggi altrimenti inarrivabili, ci hanno immerso in una smania produttiva senza pari che ha attuato un sistema capitalista estremo e alienante. Se questo unico scopo, nevrotico e monoculare, ha permesso dalla fine del Settecento in avanti la messa in moto di una macchina gigantesca ed efficiente, tanto da permeare, in meno di un secolo, qualsiasi settore, è anche vero che col tempo, con un’ossessività imperante e con la progressiva globalizzazione del mondo, ha raggiunto proporzioni che superano di gran lunga la resistenza terrestre. Ed è per questo che Enrico Giovannini, fondatore dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, docente di Statistica economica all’Università di Roma Tor Vergata e Public management alla LUISS, già presidente delle Statistiche OCSE, dell’Istat e Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, ha dedicato gran parte della sua vita professionale allo studio di questi fenomeni. Il suo ultimo lavoro, L’utopia sostenibile, edito da Laterza nella collana Saggi Tascabili, affronta con emozione e speranza il tema che pone al centro un mondo che può e deve diventare sostenibile. Utopia? Forse, eppure la sola nostra via di salvezza: «La strada verso lo sviluppo sostenibile è non solo possibile, ma anche l’unico modo per evitare i rischi di quel collasso socio-economico riconosciuti come reali dai leader dei Paesi dell’Onu».

I dati che abbiamo non sono incoraggianti, i ritmi martellanti dell’attuale modello di sviluppo consumano inesorabilmente la Terra, ne cambiano la conformazione, la geografia, e se prima si poteva parlare di una distruzione del futuro dei nostri discendenti, l’accelerazione di questo processo, pur prevista da lungo tempo, ci ha portato in breve tempo a una visione di distruzione già solo del nostro futuro. Le politiche economiche da attuare sono incombenti, non procrastinabili ulteriormente. Dall’Olocene, periodo durato all’incirca dodicimila anni, nel quale lo sfruttamento senza limiti della natura ha portato allo sviluppo delle nostre civiltà, siamo passati all’Antropocene (definizione di Paul Crutzen, 2005), cioè nell’era in cui «è l’uomo, con i suoi comportamenti, a determinare lo stato e l’evoluzione dell’intero Pianeta», e dunque ad avere l’obbligo morale, civile e anche pratico di salvaguardarlo. Il radicale cambio di rotta ha costretto l’uomo a riunirsi. Il primo capitolo si è svolto nel 1972, anno della Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano di Stoccolma, dove si è discusso per la prima volta dell’esaurimento delle risorse naturali disponibili. Da questo momento in poi dibattiti, incontri, conferenze, impegni internazionali non hanno mai abbandonato la discussione politica ed economica internazionale, una storia che ha attraversato la Conferenza Onu su ambiente e sviluppo del 1992, quando è stata approvata l’Agenda 21 (obiettivi per il XXI secolo), la Firma del Protocollo di Kyoto del 1997, il Vertice di Johannesburg del 2002, la Conferenza di Rio del 2012, fino ad arrivare all’ultimo capitolo che più ci riguarda d vicino, l’approvazione dell’Agenda 2030 nel 2015.

L’Italia è perfettamente inserita in questa discussione, con impegni urgenti da risolvere quanto prima. Eppure, nonostante diversi parametri facciano segnare un incremento positivo, la crescita e la svolta verso un sistema sostenibile è ancora lontana dall’essere davvero attuata. «Alla luce delle valutazioni effettuate da alcuni centri internazionali di ricerca e dell’analisi degli indicatori disponibili per il caso italiano, il Rapporto ASviS [Alleanaza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile] di settembre 2016 aveva espresso un giudizio chiaro e netto sulla non sostenibilità della condizione dell’Italia»; tutti gli indicatori offerti dall’Agenda 2030 segnano una battuta d’arresto sul nostro suolo, con percentuali imbarazzanti se paragonate a quelle europee. Il vecchio modello non funziona più, il nuovo è bloccato: cosa fare? Questa è la domanda centrale posta da Enrico Giovannini, articolata per una Nazione, la nostra, inserita in un mondo connesso e complesso, che interroga il lettore in primis ma senza abbandonarlo. La crisi generata dalla lettura non ha un compito terroristico, ma dialogico, come momento fondamentale in cui discutere e far discutere. La presa di posizione dell’autore è netta, non priva di supporti scientifici: «Mettere lo sviluppo sostenibile al centro dell’azione politica», «inserire lo sviluppo sostenibile nella Costituzione», «rafforzare il ruolo del presidente del Consiglio per assicurare la coerenza delle politiche orientate allo sviluppo sostenibile», ma soprattutto «aumentare il livello di partecipazione dei cittadini alle decisioni pubbliche».

L’utopia sostenibile, volume di poco più di 150 pagine, è un obiettivo davvero concreto (l’ossimorica utopia concreta non è realmente posta, ma solo un pretesto per rilanciare la tematica urgente al vero motore di una nazione, i suoi abitanti), giusto, essenziale, da perseguire e da conseguire, utopico davvero solo se lasciato scorrere nei vari dibattiti come ordinaria burocrazia europea. In un saggio esplicativo, sincero, in parte accorato ma forte di un’incrollabile speranza, Enrico Giovannini si rivolge a chi può davvero realizzare tutto questo. Le soluzioni fornite, sostenute da una serie di dati economici e statistici, persuadono; il linguaggio divulgativo sensibilizza e rende chiaro un progetto realmente fattibile, reso inarrivabile da troppa impazienza o indifferenza colpevole. Il saggio mette in mostra quanto c’è da fare, ma è anche una testimonianza fondamentale di quanto si è fatto, di quanto si è discusso, di un progetto nato in Europa (e anzi, in Italia, visti i primi allarmi arrivati nel 1972 da un team di statisti di Roma) e di cui dobbiamo essere fieri, prima ancora che ferventi sostenitori. E allora l’appello è a collaborare, a comprendere cosa accade intorno a noi, verso dove ci dirigiamo e a seguire chi lavora costantemente per il nostro futuro. Ha ancora senso pensarci al di fuori di questo meccanismo?

Luigi Bianco

Il blog di Luigi Bianco

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 1 commento )

Luigi Bianco, «Recensioni». “L’utopia sostenibile” di Enrico Giovannini – Louis Book World

[…] Pubblicazione I-Libri […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Enrico

Giovannini

Libri dallo stesso autore

Intervista a Giovannini Enrico


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

L'epoca di "Io, Pablo e le cacciatrici di eredità" è la nostra e i valori sono quelli del passato, dove, fusi abilmente in un miscuglio esiziale, percepiamo materiali letterari, stili di vita, vocazioni e talenti inespressi. Banda non propone una tesi all'incompiuto, ma ne esalta nella forma l'ardire; ricordando, analizza e ripensa negli ambienti, riportandoci agli affetti personali, non scheda indizi, ma ci immerge nel linguaggio. La storia centrale è il frutto di un raggiro, è un percorso di doppiezza, dove ogni gesto romantico nasconde un sotterfugio e dove il protagonista si fa amare, pur di vivere un'insperata seconda giovinezza, accetta, e noi empaticamente con lui, le artefatte seduzioni di due compagne con cui parure per un lungo viaggio. Due femmine gravide di rimpianto che, in omaggio alla legge estetica del dislocamento, sfruttano il loro sapore esotico per compensare le inadeguatezze di ruolo e rango. Le frasi non dette, o le attese attenzioni spontanee e disinteressate, sfumano la riduzione di una presenza a progetto e l'esistenza diviene simbolo del possesso. Banda fa sì che non si abbia bisogno di fornire una ragione alla conclusione: il viaggio "Merano - Mirano", dove lo slittamento di vocale fornisce lo straniamento di non luogo e non tempo. I rituali ipocriti della vita familiare, approntano un magistrale teatro del vero più coerente e efficace del reale.

Io, Pablo e le cacciatrici di eredità

Banda Alessandro

Perché proprio 365 storie d'amore? Perché questo genere letterario è il solo che riesce a muoversi fra i vari sottogeneri della letteratura senza mai perdere la propria identità. Il romance è infatti declinato in decine di sfumature che contemplano escursioni nello storico, nel thriller, nella fantascienza, nell'erotico, nel fantasy e chi più ne ha più ne metta, pur mantenendo sempre la passione e i sentimenti saldamente in tolda di comando. Insomma, l'importante è che siano belle storie d'amore, dopodiché poco importa se ne sono protagonisti un pistolero e una bella ragazza all'epoca del far west o due viaggiatori dello spazio. E non importa nemmeno se i due innamorati sono entrambi uomini o entrambe donne, perché al lettore di romance piace esplorare tutte le possibili declinazioni dell'amore, senza restare ingabbiati nel pregiudizio eterosessuale. Un genere letterario, quindi, estremamente aperto e ricettivo, che offre grandi possibilità ai lettori ma anche agli scrittori, che possono sbizzarrirsi a descrivere storie d'amore e di passione all'interno dei sottogeneri a loro più congeniali.

365 STORIE D’AMORE

AA.VV.

Camicetta immacolata, coda di cavallo, gonna al ginocchio. Abby Abernathy sembra la classica ragazza perbene, timida e studiosa. Ma in realtà Abby è una ragazza in fuga. In fuga dal suo passato, dalla sua famiglia, da un padre in cui ha smesso di credere. E ora che è arrivata alla Eastern University insieme alla sua migliore amica per il primo anno di università, ha tutta l'intenzione di dimenticare la sua vecchia vita e ricominciare da capo. Travis Maddox di notte guida troppo veloce sulla sua moto, ha una ragazza diversa per ogni festa e attacca briga con molta facilità. Dietro di sé ha una scia di adoratrici disposte a tutto per un suo bacio. C'è una definizione per quelli come lui: Travis è il ragazzo sbagliato per eccellenza. Abby lo capisce subito appena i suoi occhi incontrano quelli profondi di lui e sente uno strano nodo allo stomaco: Travis rappresenta tutto ciò da cui ha solennemente giurato di stare lontana. Eppure Abby è assolutamente determinata a non farsi affascinare. Lei no, non ci cadrà come tutte, lei sa quello che deve fare, quel ragazzo porta solo guai. Ma quando, a causa di una scommessa fatta per gioco, i due si ritrovano a dover condividere lo stesso tetto per trenta giorni, Travis dimostra un'inaspettata mistura di dolcezza e passionalità. Solo lui è in grado di leggere fino in fondo all'anima tormentata di Abby e capire cosa si nasconde dietro i suoi silenzi e le sue improvvise malinconie. Solo lui è in grado di dare una casa al cuore sempre in fuga della ragazza. Ma Abby ha troppa paura di affidargli la chiave per il suo ultimo e più profondo segreto…

Uno splendido disastro

McGuire Jamie

1848. La rivoluzione infiamma l'Europa. Milano insorge contro la dominazione austriaca. In soli cinque giorni un popolo conquista la libertà, una nazione nasce, un uomo e una donna si amano perdutamente. Per farlo, tradiscono tutti, rimanendo fedeli soltanto a se stessi, alla terribile purezza di un sentimento assoluto. 1885. Il senatore del Regno d Italia Italo Morosini riceve un manoscritto anonimo. Quelle pagine, con la violenza del rinculo di una fucilata, lo sospingono indietro di quarantenni, al momento fatidico in cui un manipolo di giovani male armati alzò le barricate per le strade di Milano e sconfisse l'esercito più potente del mondo, abbattendo a sassate l'aquila dell'impero asburgico. Ma in quelle pagine si racconta anche la bruciante passione d amore che travolse la bella Aspasia, allora musa della rivolta, ora fedele e remissiva moglie del senatore. In un mondo invecchiato, in un'Europa insanguinata dal terrorismo anarchico, quando tutte le illusioni sembrano perdute e tutte le passioni spente, il destino picchia alla porta per la resa dei conti. Intrecciato a un potente quadro del nostro Risorgimento - l'epoca più eroica e dimenticata della nostra storia - ambientato e scritto come un romanzo ottocentesco, "Una storia romantica" parla in realtà di noi, di come, straziati da una dolorosa precarietà sentimentale, siamo condannati a vivere tra le rovine di un mondo che sognò gli ideali e gli amori assoluti.

UNA STORIA ROMANTICA

Scurati Antonio