Letteratura americana

Malcolm

Purdy James

Descrizione: Pubblicato nel 1959, Malcolm, prima prova letteraria per James Purdy, è la storia - buffa, irritante e commovente al tempo stesso - di un ragazzo di soli quattordici anni, "di una bellezza eccezionale" e appena rimasto solo al mondo, conteso dall'affetto invadente e possessivo di una galleria di personaggi memorabili: un becchino etiope, un famoso astrologo, una miliardaria alcolista, un pittore nano, un ex galeotto amante del jazz. Fra dolcezza, comicità e trasgressione, un'indimenticabile storia di innocenza e perdita dell'innocenza.

Categoria: Letteratura americana

Editore: Minimum Fax

Collana: Classica

Anno: 2004

ISBN: 9788875210212

Recensito da Elpis Bruno

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Il Malcolm di James Purdy appare – a noi come a Mr Cox – in posizione d’attesa (“Ma lei ha una tale espressione d’attesa!”). La sua condizione di abbandono (“Sono, come si dice, orfano, e mi è stato lasciato più del necessario per vivere”) è avvolta nel mistero (“Quando è nato, Malcolm?… Non mi dica che non lo sa”) e richiede un impulso alla vita (“Lei era un ragazzo ricco… ma non ha né carattere né amici. Se ne sta seduto qui tutto il santo giorno come un ebete a rimuginare su suo padre, che probabilmente è morto…”).

Ecco che allora Mr Cox introduce il ragazzo al cospetto di una serie di personaggi che rappresentano promesse, condizioni, possibilità: il becchino Estel Blanc, il nano Kermit e l’ambigua Laureen Raphaelson (“Il professor Cox aveva… proposto a Laureen di uscire con certi signori che l’avrebbero pagata per la sua compiacenza”)…

La reazione di Malcolm è tenue, quasi disinteressata (“Parlare mi fa venire sonno”).

Intanto la serie dei personaggi prosegue: Madame Girard (“Mi pare che lei sia ubriaca, Madame”), che ama circondarsi di giovanotti (“Non ho già le mie bellezze? – domandò indicando i giovanotti…”), e il suo consorte (“Credo, signore, che sia il fatto di lasciare la panchina… dove ricevo tutti gli indirizzi. Dove ho avuto anche il suo, Girard Girard… È sotto, davanti all’albergo. È lì che ho sempre aspettato il ritorno di mio padre”) vorrebbero condurlo con loro nella casa di campagna (“Ma lo sai quello che ti è capitato?… Ma io ho rifiutato l’invito”) e sarebbe una bella occasione, come ammette in nano Kermit (“Andate via! Non posso sopportare lo splendore della vostra presenza”).

Nella casa di Eloisa Brace e Jerome (“Malcolm si svegliò in un piccolissimo letto… alla sua destra, un uomo dalla pelle scura che russava”) , Malcolm conosce la promiscuità (“Immagino che in quella casa il povero ragazzo sia già stato portato a letto da una ventina di persone… c’è una tale confusione in quella casa, lo sai, tutti quei musicisti che vanno e vengono a tutte le ore… quando c’è molta folla, Eloisa deve fargli cambiare letto nel mezzo della notte”) e posa (“Tu abiterai qui finché non avrò finito il ritratto”) tra l’ammirazione del nano (“Ovunque lui vada spuntano i fiori, commentò Kermit”) e la gelosia di madame Girard (“Devo venire a prenderlo. L’ho scoperto io e lo reclamo”) che culmina in una memorabile scenata (“E così la grande pittrice e regina del jazz è riuscita a farti prigioniero”).

Per Malcolm è giunto il tempo dell’iniziazione (“Il professore disegnò sul petto di Malcolm i contorni di una pantera nera”) grazie al motociclista Gus (“Senti bambino, non ti ho portato qua solo per farti ricamare la pelle… Ti sei mai… congiunto con una donna?”) in vista delle nozze con Melba e del rapido tracollo finale (“Malcolm stava morendo di alcolismo acuto e di iperestesia sessuale”).

Allegorico, proteiforme, sorprendente, Malcolm di James Purdy è un caravanserraglio di tipologie umane e di possibilità esistenziali che si accartocciano, sfrigolano, si dissolvono…

Bruno Elpis

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