Saggi

Il manipolatore affettivo e le sue maschere

Mammoliti Cinzia

Descrizione: Il bugiardo patologico, il parassita, l’altruista, l’uomo del mistero: sono solo alcuni dei manipolatori psicologici, quelli che le donne incontrano ogni giorno e che le trasformano in vittime di molestie, stalking e talvolta peggio. L’autrice analizza i 10 profili più diffusi, il comportamento, le peculiarità, attraverso le testimonianze delle vittime; ne riassume le caratteristiche principali e spiega come non cadere nella loro trappola.

Categoria: Saggi

Editore: Sonda

Collana:

Anno: 2014

ISBN: 9788871067230

Recensito da Lucilla Parisi

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I serial killer dell’anima riescono sempre a capovolgere la realtà nella maniera più conveniente per loro. Tuttavia, la loro vera natura prima o poi viene a galla.

Cinzia Mammoliti, autrice di questo vero e proprio manuale sui manipolatori affettivi, ci fornisce ben dieci identikit di questi soggetti – per lo più uomini – capaci, in modi e tempi diversi, di tessere la tela in cui imprigionare – direi assai abilmente – la propria vittima. La donna appunto.
Partendo dalla propria esperienza – la Mammoliti si occupa di consulenza e formazione dopo aver lavorato per molti anni con donne e minori vittime di violenza – sottopone al lettore dieci storie di donne rimaste intrappolate nella rete del killer seriale dell’anima, del vampiro energetico capace di svuotare di senso la vita delle proprie vittime.
L’autrice fornisce un vero e proprio vademecum su come riconoscere e conoscere il potenziale carnefice nel proprio compagno, marito, fidanzato, amante o collega di lavoro.

Ho pensato quindi di approfondire l’individuazione dei criteri di riconoscimento dei manipolatori relazionali per due ordini di ragioni” scrive la Mammoliti. “Innanzitutto, sono in troppi. Un vero e proprio esercito camuffato e protetto che agisce indisturbato perpetrando danni nei più disparati contesti sociali. […] In secondo luogo, ritengo che occorra affinare i mezzi a nostra disposizione per far emergere il fenomeno, inquadrarlo e sensibilizzare l’opinione pubblica allo scopo di elaborare strumenti legislativi che possano tutelare le centinaia di migliaia di vittime che non sono in grado di difendersi da sole.” Perché di questo si tratta. La violenza di genere che di solito scaturisce da queste storie è una forma di violenza trasversale: non ci sono donne che per la loro provenienza – familiare o sociale – possa ritenersi immune da questo tipo di incontri. Tutto sta nel riconoscere in tempo i sintomi di queste condotte deviate e liberarsi dei loro artefici prima che sia troppo tardi.
Il narcisismo patologico, che caratterizza questi soggetti, sembra essere un virus a crescita esponenziale e il rischio di incappare in chi ha sete di vittime da asservire e sottomettere psicologicamente per poterne abusare è, oggi, elevatissimo.

Così ecco il bugiardo patologico, la cui arma privilegiata è – neanche a dirlo – la menzogna che di solito riguarda il rapporto con un familiare, un genitore ad esempio, con cui il manipolatore ha un rapporto simbiotico, malato, conflittuale, violento. Sul punto, la Mammoliti ci ricorda che “un uomo che, in età matura, coltiva un rapporto simbiotico con la propria madre difficilmente ha intenzione di crescere.” Attenzione allora al partner che isola la compagna dalle proprie relazioni familiari e amicali o che ha spesso il cellulare spento o non raggiungibile. Di solito non nasconde una madre bisognosa, ma un’altra vita “familiare”.
Ecco il buon padre di famiglia con la sindrome di cenerentolo, incompreso in famiglia. Il primo campanello d’allarme – ci racconta l’autrice – “risuona quando iniziano a descrivere la compagna con la quale hanno vissuto. Si tratta sempre di una megera, che non li ha saputi capire o che è cambiata nel tempo. […] I figli, poi, costituiscono sempre gli alibi privilegiati per evitare di assumersi responsabilità nella nuova storia o per potersi dare alla latitanza.” Ci ricorda – saggiamente – la Mammoliti che “ogni donna che ha una relazione con un uomo sposato dovrebbe essere consapevole che è molto difficile costruire la propria felicità sull’infelicità altrui; tuttavia, sono tanti gli uomini che tradiscono contando sui buoni sentimenti e sull’ingenuità dell’amante (che il più delle volte non è l’unica). […] Il copione datato del – Vivo con lei, ma non la amo più – o del – Non posso andarmene perché sto con lei da troppi anni – oppure quello ancor più ridicolo del – Viviamo separati in casa – deve costituire un immediato campanello d’allarme. La legge sul divorzio esiste da decenni e nessuno è più condannato a un matrimonio infelice: se non funziona, ci si può separare.

Insomma ce n’è un po’ per tutti. La violenza psicologica può essere pericolosa e dannosa tanto quella fisica se perpetrata per anni, usando e abusando dell’ingenuità o anche solo del sentimento autentico che la vittima inconsapevole prova per il proprio manipolatore.
Si pensi ad esempio al tipo dipendente, di solito bello e dannato, “dalla vita sregolata e tormentata” che attira quelle categorie di donne – molte – soggette alla cosiddetta sindrome della crocerossina, “nonché quelle bisognose di qualcuno da accudire. […] Si presenta di regola garbato, dolce, pieno di attenzioni e con una spiccata sensibilità.” Di solito ammalia la donna che ha di fronte, facendo l’amico, senza cercare sesso o avventure: sembra voler condividere gli interessi e le passioni che hanno in comune, “ma quando ritiene che i tempi siano maturi”, il manipolatore seriale “tira fuori la storia del passato oscuro, senza tralasciare nulla e simulando una totale sincerità” e vi è autocompiacimento nell’esplicitare la propria zona d’ombra, magari con aggiunta di particolari superflui che possano risultare destabilizzanti per chi li ascolta. Così nella donna scatta la “gratitudine per la fiducia accordata”. Proprio quando arriva la passione, ecco che il dipendente “seriale” scompare e nel biglietto che di solito lascia cerca di “far leva sui sensi di colpa della donna, dicendole che sarebbe potuta diventare per lui un’altra droga”, pronto però il giorno dopo a chiederle perdono, salvo poi abbandonarla nuovamente e garantirle nei giorni a seguire “uno squallido presente” di fughe e ritorni. Si tratta di soggetti malinconici e solitari, con capacità introspettive fuori dall’ordinario, capaci di alternare momenti di dolcezza e allegria ad altri di depressione o aggressività fisica e verbale. Soprattutto, però, spariscono spesso dalla circolazione, salvo poi rifarsi vivi, ma queste è una caratteristica molto comune a molti manipolatori dell’anima.

Viene da chiedersi a questo punto se esista una donna che non abbia incontrato nella propria vita un dipendente seriale o un uomo del mistero o un buon padre di famiglia. Certo se siamo qui a sorridere è perché ne siamo uscite indenni. Non per tutte è così, purtroppo, e anche dietro questo nostro sorridere in realtà si nasconde l’amarezza di quei bocconi buttati giù per poco o molto tempo.

Il manipolatore affettivo e le sue maschere è un testo pieno di spunti, suggerimenti e vere e proprio pillole di saggezza utilissimi a capire e a raggiungere nei rapporti umani e in particolare nelle relazioni amorose – o pseudo tali – la consapevolezza necessaria a tenerci lontane da situazioni già compromesse. Questo vale anche per chi pensa di avere sempre tutto sotto controllo: non esistono infatti zone franche nel cuore e nella mente da questo tipo di minacce, soprattutto se non c’è attenzione per se stesse e per ciò che si desidera realmente.

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