Manuale pratico di giornalismo disnformato

Nori Paolo

Descrizione: Il protagonista di questo libro è un signore che ha cinquantacinque anni però anche lui è stato giovane, e quando era giovane ha fatto l'editore, poi ha fatto lo scrittore, adesso fa il giornalista e pratica una forma di giornalismo che lui chiama Giornalismo disinformato, e la insegna, anche. E' un tipo di giornalismo, il giornalismo disinformato, che dice che delle cose che si scrivono non bisogna saper niente. "Ragazzi" gli dice a quelli che partecipano ai suoi corsi "se non sapete cosa scrivere, scrivetelo. Scrivete così: Non so cosa scrivere". E delle regole classiche del giornalismo, delle cinque doppie vu, "when" "what" "where" "who" "why", che sarebbero le cinque cose da dire secondo le regole classiche del giornalismo informato, ecco, lui, nei pezzi che scrive lui, cerca di non rispondere a nessuna di queste domande, ma si sforza di rispondere a un'altra, domanda: "how". Bisogna concentrarsi sul "come", secondo lui, e se ci si concentra sul "come" si risponde anche alle altre domande. Bisogna cioè farsi guidare, in un certo senso, non dal proprio cervello, non dalla propria sapienza, dai propri occhi, bisogna mettersi per strada e cominciare a guardare. Allora lì, in un certo senso, è un'avventura; può saltar fuori qualsiasi cosa, può andare a finire che uno diventa testimone dì un omicidio, oppure che uno torna a casa, si mette al computer e scrive "Non so cosa scrivere". Ecco. Ermanno Baistrocchi, all'inizio di questo romanzo, diventa testimone di un omicidio, e la sua esistenza di giornalista disinformato, che era già abbastanza complicata per conto suo, diventa, da un giorno all'altro, complicatissima.

Categoria:

Editore: Marcos y Marcos

Collana:

Anno: 2015

ISBN: 978-88-7168-731-5

Recensito da Valeria Martino

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Manuale pratico di giornalismo disinformato è il titolo del nuovo romanzo di Paolo Nori, edito da Marcos Y Marcos .

Il personaggio del romanzo è Ermanno Baistrocchi, scrittore sempre in cerca di idee, ma con un particolare diktat giornalistico: “scrivere di ciò che non si può scrivere.

Protagonista già nei precedenti “La banda del formaggio” e “Siamo buoni se siamo buoni“, Ermanno Baistrocchi qui si trova a condurre un corso di giornalismo e persegue il suo obiettivo, fino a quando non si trova, suo malgrado, coinvolto in un delitto: un morto, con un buco nel petto, riverso sul tavolo della sua cucina. E allora non rimane che scriverne un romanzo noir dove «il mondo è più mondo» .

In realtà, il protagonista aveva già dovuto fare i conti con due avvenimenti particolarmente strani per la sua vita: in primo luogo l’aver guadagnato troppo; poi, la donna con cui avrebbe voluto vivere aveva deciso che voleva vivere con lui.

Era un periodo che non aveva proprio voglia, si svegliava e pensava “Non voglio”, e le cose che faceva non le faceva perché doveva farle, ma per non fare quello che avrebbe dovuto fare, e cioè scrivere il nuovo romanzo che il suo editore gli aveva chiesto di scrivere.
Pur di sfuggire a questa consegna, passava il tempo su internet, ascoltava la musica, mangiava, accettava inviti a tutti i festival, andava in giro a fare corsi di giornalismo disinformato. Sì, giornalismo disinformato: un giornalismo nuovo, che provava anche a pubblicizzare.
Un giornalismo dove delle cose di cui si scrive, non si sa niente e non si vuole saper niente; un giornalismo dove non si intervista la gente che conta, ma la gente che non conta; dove non si scrivono le cose che si possono scrivere, ma quelle che non si possono scrivere.

 Ragazzi“, dice a quelli che partecipano ai suoi corsi, “se non sapete cosa scrivere, scrivetelo. Scrivete così: non so cosa scrivere”.
Il corso si rivela molto più interessante del previsto:
alla cena finale partecipa anche la moglie di un suo allievo, tale Mantegazza, e pronuncia tre frasi: “Io, sostanzialmente, sono la moglie”, “Mio marito, sostanzialmente ha perso la testa”, “Mio marito, sostanzialmente, si è innamorato di lei”. Il bello dei fatti criminali, se c’è qualcosa di bello nei fatti criminali, e secondo Baistrocchi c’è, è il fatto che il mondo, dopo il delitto o la disgrazia, diventa più mondo. E Baistrocchi, ai fatti criminali, è uno che ci pensa, perché deve scrivere un romanzo, e si vergogna del ritardo nella consegna. La disgrazia era necessaria, perché Baistrocchi nei suoi romanzi scrive cose che sono successe davvero, non inventa niente, e se non succede niente non ha niente da scrivere. E mentre fuma sul tetto, s’immaginava che gli sarebbe successo qualcosa. E qualcosa succede davvero…

Lettura ironica, grottesca e assolutamente coinvolgente. Consigliato!

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