Giallo - thriller - noir

Martha Peake

McGrath Patrick

Descrizione: La storia del poeta Harry Peake, di come ha perso sua moglie Grace in un tragico incendio che lo ha lasciato orribilmente deformato, di come si guadagnava da vivere nelle birrerie londinesi del XVIII secolo, del suo unico conforto, la devota figlia Martha, che temendo per la sua vita decide di fuggire nelle colonie americane.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Bompiani

Collana: Tascabili bestseller

Anno: 2003

ISBN:

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Martha Peake è per Patrick MacGrath l’occasione di sperimentare la formula ibrida del romanzo gotico e storico.

L’eroina della storia (“Quella voce rauca… Ma che cuore! Che spirito!… Un’anima di roccia, qualcosa di adamantino che certo l’avrebbe aiutata ad affrontare tutte le prove che l’attendevano!”) è figlia di Harry, poeta sfortunato che – nel tentativo di salvare la moglie da un incendio da lui stesso causato – rimedia una deformità (“Sebbene lo rendesse gobbo e sciancato, tale deformità non lo faceva sembrare più basso bensì assai più alto, trasformandolo in un essere mostruoso”) che lo caratterizza tra mille.

A partire dal ritratto di Harry che campeggia sul caminetto, la storia di padre e figlia viene raccontata dal vecchio zio William Tree alla voce narrante, il nipote Ambrose, che si reca a Drogo Hall dallo zio per ereditare la proprietà che era appartenuta a un illustre, ambiguo anatomista (“Nell’estate del 1774 mio zio assisteva Lord Drogo nella sua attività di anatomista, e siccome lo faceva già da diversi anni doveva di certo essere al corrente dei mezzi con cui sua signoria si procurava i corpi di cui aveva bisogno. Essi erano forniti da un omettino viscido di nome Clyte. Clyte era un disseppellitore, in altre parole commerciava in caratteri da poco inumati…”) assistito da un personaggio losco (“Clyte, bisbigliante principio di negatività, il disseppellitore… Magro come un chiodo, con quella sua faccia lunga e le guance scavate, gli abiti neri scoloriti e nessuna parrucca a coprire il cranio livido, Clyte… era una creatura che strisciava, che sgattaiolava…”). La sinistra magione si staglia sulla palude Lambeth, è abitata dai fantasmi (“Di notte una creatura si aggirava per drogo Hall, viva o morta che fosse”) e provoca l’interesse di Ambrose (“Io credo che mirasse a possedere la colonna vertebrale di Harry”), che sospinto dalla curiosità e dalla pietà umana (“Avrei recuperato le sue ossa spolpate dando loro sepoltura cristiana”) è risoluto a penetrare i misteri custoditi dallo zio e dal suo fedele servitore Percy (“Frattanto il silenzioso Percy svolazzava dentro e fuori la luce delle candele come una falena, riempiendo a più riprese il calice di cristallo di mio zio con quell’imbevibile vino dolce”).

Ed ecco in breve la storia del “Mostro di Crippelgate”.
In un primo tempo Harry trova un proprio equilibrio nel trasformare la sua deformità in spettacolo (“Con in testa il cappello – un ampio tricorno nero abbassato sugli occhi e coronato da lucide penne nere, il mantello di velluto nero sbiadito… e una scaltra imbottitura sulla schiena per sottolineare la deformità”), ma quando il rimorso torna a scatenarsi, il poeta si rifugia nell’alcol, lambisce la follia e compie un atto innominabile. Combattuta tra l’orrore e l’amore per il padre, Martha si rifugia prima a Drogo Hall, poi raggiunge una zia che vive a New Morrock, nei paraggi di Boston, alla vigilia della rivoluzione americana (“La rivoluzione… aveva bisogno di un martire”).

Il finale a Drogo Hall, ricco di suspense (“Quali mostruosità mi attendevano nelle viscere della casa?”) e di sorprese, emenda i peccati del passato e ricompone le relazioni tra i vari personaggi, narranti e narrati (“I castelli elaborati dalla mia mente cominciarono a crollare”).

Il risultato del tentativo di coniugare horror e storia produce un romanzo forse un po’ insolito nella produzione di McGrath: a tratti involuto, talvolta prolisso, un miscuglio forse poco amalgamato ove l’unità narrativa un po’ si perde.

Bruno Elpis

Dello stesso autore: La guardarobiera

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Patrick

Mcgrath

Libri dallo stesso autore

Intervista a McGrath Patrick

Uno strano rapporto, quello che lega il protagonista e io narrante di questo romanzo, uno scrittore scorbutico e arrabbiato con il mondo, in crisi creativa, e Davide Yalta, un paralitico dotato di un senso dell'umorismo molto particolare, e a tratti sinceramente sgradevole. Un'amicizia, se tale si può definire, nata da un incontro casuale in un bar in un giorno di temporale e vissuta tra cene e situazioni imbarazzanti, soprattutto per il narratore. Davide Yalta infatti non fa nulla per rendersi simpatico: usa il suo handicap come un'arma contro le persone "normali", se ne fa scudo e ci gioca prendendo in giro tutto e tutti, alla faccia di ogni correttezza politica, vera o presunta. Quando tra i due uomini si mette di mezzo una donna, un'affascinante vicina di casa di Yalta da lui corteggiata, la situazione si complica...

La sfida

Vichi Marco

Dopo la firma della Grande Pace, Chicago è suddivisa in cinque fazioni consacrate ognuna a un valore: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Beatrice deve scegliere a quale unirsi, con il rischio di rinunciare alla propria famiglia. Prendere una decisione non è facile e il test che dovrebbe indirizzarla verso l'unica strada a lei adatta, escludendo tutte le altre, si rivela inconcludente: in lei non c'è un solo tratto dominante ma addirittura tre! Beatrice è una Divergente, e il suo segreto - se reso pubblico - le costerebbe la vita. Non sopportando più le rigide regole degli Abneganti, la ragazza sceglie gli Intrepidi: l'addestramento però si rivela duro e violento, e i posti disponibili per entrare davvero a far parte della nuova fazione bastano solo per la metà dei candidati. Come se non bastasse, Quattro, il suo tenebroso e protettivo istruttore, inizia ad avere dei sospetti sulla sua Divergenza... Età di lettura: da 12 anni.

Divergent

Roth Veronica

Napoli, marzo 1931, mentre un inverno particolarmente rigido tiene la città stretta in una morsa di gelo, un assassinio scuote l'opinione pubblica per la ferocia con cui il crimine è perpetrato e per la notorietà del morto. Il grande tenore Arnaldo Vezzi viene trovato cadavere nel suo camerino al Teatro San Carlo prima della rappresentazione de "I Pagliacci", la gola squarciata da un frammento acuminato dello specchio andato in pezzi. Artista di fama mondiale, amico del Duce, uomo egoista e meschino: a ricostruire la personalità della vittima e a risolvere il caso è chiamato il commissario Luigi Alfredo Ricciardi, in forza alla Squadra Mobile della Regia Questura di Napoli. Investigatore anomalo, mal sopportato dai superiori per la sua insofferenza agli ordini e temuto dai sottoposti per il suo carattere chiuso ed enigmatico, Ricciardi coltiva nel suo animo tormentato un segreto inconfessabile: fin da bambino "vede i morti" - ma solo chi muore di morte violenta - , coglie la loro immagine nell'ultimo momento di vita e ascolta le ultime parole, "il Fatto" come lo chiama lui, lo aiuta nelle indagini. Affiancato dal brigadiere Maione, il commissario interroga il personale del San Carlo, incontra l'affascinante Livia e ascolta le considerazioni di Don Pierino; comprende che molti avrebbero avuto un buon movente per uccidere Vezzi. Interprete del disagio della città, attento alle esigenze dei più deboli, Ricciardi risolve brillantemente il caso seguendo il suo senso di giustizia.

Il senso del dolore

De Giovanni Maurizio

Una città labirintica e misteriosa dove si ordiscono complotti e strategie, dove le biciclette giacciono arrugginite in cimiteri nascosti, dove i canali disegnano una ragnatela che intrappola i pensieri! Un eccentrico scrittore, un editore collerico, un'irriverente giovane donna e il suo cane breton l'attraversano in bicicletta, la guardano dall'alto dei suoi tetti e si perdono nel suo ventre sotterraneo a caccia di segreti che devono rimanere tali... perché Amsterdam è una farfalla.

Amsterdam è una farfalla

Magliani Marino