Saggi

Max Stirner. Vita e opere

Mackay John Henry

Descrizione: John Henry Mackay, poeta scozzese, dedicò molti anni della sua vita alla ricerca di tutte le fonti possibili, sia testimoniali che documentarie, per realizzare una biografia, l'unica a tutt'oggi attendibile, del filosofo tedesco Max Stirner. Ne curò tre successive edizioni, negli anni 1898, 1910, 1914. Quest'ultima viene qui utilizzata per la prima traduzione pubblicata in lingua italiana, che colma una lacuna e apre un velo più "umano" rispetto alla imponente bibliografia stirneriana, incentrata quasi esclusivamente su studi e ricerche di preminente carattere filosofico.

Categoria: Saggi

Editore: Bibliosofica

Collana:

Anno: 2013

Traduttore: Claudia Antonucci

ISBN: 9788887660388

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

Max Stirner, pseudonimo di Johann Caspar Schmidt, nasce nel 1806 a Bayreuth, nella Baviera settentrionale, là dove in Maximilianstrasse, sulla Marktplatz, al civico 31, sorge quella che fu la sua casa natale, parola della scrittore e poeta tedesco, ma di origina scozzese, John Henry Mackay.

Ce lo racconta in questo saggio su Stirner, uscito nel 1898, con la commozione di chi ha dedicato molti anni della propria vita a ricostruire, pezzo dopo pezzo, la vita e la produzione del filosofo tedesco noto a pochi (agli addetti ai lavori naturalmente) e dimenticato da molti.

Il minuzioso lavoro di ricostruzione messo in atto da Mackay tradisce tutto l’entusiasmo e l’ammirazione che l’autore deve aver nutrito per l’oggetto della sua ricerca. Un lavoro non facile se si pensa all’anonimato in cui il filosofo tedesco condusse gran parte della sua esistenza, conclusasi in completa solitudine, dopo che anche il matrimonio con la sua seconda moglie, Marie Dähnhardt, finì lasciando dietro di sé solo grande amarezza. Incontrata da Mackay nel 1897, la donna gli riservò – sul conto del marito – poche parole, ma colme di risentimento. Non nascose poi di non averlo né amato né stimato.  Certo, e questo è anche il giudizio di Mackay, il ritratto poco edificante reso dalla moglie, non scalfisce la grandezza del pensiero e dell’opera di Stirner.

Militante per anni nella sinistra hegeliana, Stirner entrò a far parte del gruppo dei Die Freien (i Liberi), dove strinse amicizia, tra gli altri, con Karl Marx, Friedrich Engels e Bruno Bauer, poco più che trentenne, “l’acuto critico della Bibbia”.  Chi erano i Liberi? “Erano il corpo più disperso di volontari del radicalismo, i quali – in eterno contrasto con l’ambiente circostante – si riunivano spontaneamente sotto questo nome e, soprattutto, si raccoglievano intorno a un uomo”, Bauer appunto. Luogo di ritrovo dei Liberi fu per molto tempo la birreria di Jacob Hippel sulla Friedrichstraße a Berlino, in cui si riunivano anche giornalisti, poeti e membri di associazioni politiche e filosofiche. Qui Stirner formò e affinò il suo pensiero. Qui conobbe Marie Dähnhardt.

In questo clima maturò la sua opera più significativa L’Unico e la sua proprietà pubblicata nel 1844, in cui evidenti sono le influenze del pensiero marxista, i cui richiami fecero guadagnare all’opera l’irrisione degli stessi Marx ed Engels ne L’ideologia tedesca.

Anche l’opera di Stirner cadde nella morsa della rigida censura del governo prussiano e fu sottoposta a sequestro. Tuttavia, grazie a un escamotage messo in atti dagli editori di Lipsia, solo alcune copie furono sequestrate. Il provvedimento, in ogni caso, venne revocato qualche giorno dopo, in quanto il libro fu definito dalla stessa autorità “troppo assurdo” per essere pericoloso. Molte e differenti furono le reazioni all’opera: certo è che si trattò di un testo fuori dal comune.

Mackay lascia che sia il filosofo – con le sue parole – a parlare della sua opera. L’uomo e la sua tensione verso la libertà sono l’oggetto del pensiero di Stirner. Il filosofo ne osserva brevemente la vita: “dall’inizio fino alla maturità. Mostra la lotta del bambino, del realista, per vincere e affermarsi, finché, dapprima imbarazzato davanti alle cose del mondo, non riesce ad andare al di là di esse; la lotta dell’adolescente, dell’idealista, con la ragione, per trovare il pensiero puro – il suo primo processo di identificazione: lo spirito e il suo lento superamento; infine la vittoria dell’uomo, dell’egoista, dell’interesse sull’ideale, di chi ha riscoperto sé stesso fisicamente in un secondo processo di identificazione e diventa proprietario del pensiero e del mondo, ponendosi al di sopra di tutto.” Ponendosi al di sopra di tutto, l’uomo – spogliato di ogni struttura, si trova al centro del mondo, soggetto solo alle proprie leggi personali. Solo in questo modo, l’individuo può essere libero. Affermazioni queste che valsero a Stirner la fama di precursore dell’anarco-individualismo e di gran parte del moderno esistenzialismo ateo.

Mackay, quindi, ricostruisce dettagliatamente la quantità di critiche che arrivarono all’opera da più parti, critiche che consentirono, allora, al filosofo e, in questo libro, all’autore di sviscerare il testo, analizzando passo dopo passo i passaggi più problematici e interessanti del pensiero stirneriano.

Il libro prosegue, quindi, la sua indagine ricostruendo gli ultimi anni della vita di Stirner: anni di quasi completa solitudine, fino alla malattia improvvisa che ne cagionò la morte nel maggio del 1856. Mackay non nasconde l’amarezza per la scarsa considerazione riservata dai contemporanei e dalla storia all’uomo Stirner e alla sua opera, che in queste pagine vengono descritte con cura e grande rispetto.

Il testo di Mackay è stato tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da edizioni Bibliosofica, completo della prefazione e con l’aggiunta di appendici utili alla struttura di un’opera ben scritta.

 

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Henry

John

Mackay

Libri dallo stesso autore

Intervista a Mackay John Henry


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Sonetti reali di Jacopo Ricciardi, Iride, ed. Rubbettino

Sonetti reali di Jacopo Ricciardi

Ricciardi Jacopo

L'epoca di "Io, Pablo e le cacciatrici di eredità" è la nostra e i valori sono quelli del passato, dove, fusi abilmente in un miscuglio esiziale, percepiamo materiali letterari, stili di vita, vocazioni e talenti inespressi. Banda non propone una tesi all'incompiuto, ma ne esalta nella forma l'ardire; ricordando, analizza e ripensa negli ambienti, riportandoci agli affetti personali, non scheda indizi, ma ci immerge nel linguaggio. La storia centrale è il frutto di un raggiro, è un percorso di doppiezza, dove ogni gesto romantico nasconde un sotterfugio e dove il protagonista si fa amare, pur di vivere un'insperata seconda giovinezza, accetta, e noi empaticamente con lui, le artefatte seduzioni di due compagne con cui parure per un lungo viaggio. Due femmine gravide di rimpianto che, in omaggio alla legge estetica del dislocamento, sfruttano il loro sapore esotico per compensare le inadeguatezze di ruolo e rango. Le frasi non dette, o le attese attenzioni spontanee e disinteressate, sfumano la riduzione di una presenza a progetto e l'esistenza diviene simbolo del possesso. Banda fa sì che non si abbia bisogno di fornire una ragione alla conclusione: il viaggio "Merano - Mirano", dove lo slittamento di vocale fornisce lo straniamento di non luogo e non tempo. I rituali ipocriti della vita familiare, approntano un magistrale teatro del vero più coerente e efficace del reale.

Io, Pablo e le cacciatrici di eredità

Banda Alessandro

Luigi Martinotti lavora in un fast food. Frigge patatine, ma in realtà la sua vocazione, vivissima malgrado l'interruzione degli studi universitari, è quella dello storico. Su un tavolo della Biblioteca comunale consuma tutte le ore di libertà, ricostruendo e interpretando eventi del passato. Ci sono momenti in cui riesce addirittura a distinguere, quasi fosse una visione, l'incontro fra Attila e papa Leone. È riuscito anche a elaborare una teoria storica, secondo la quale i mutamenti della società sono il prodotto di una terribile "insofferenza dell'insicurezza", che spinge gli uomini, cambiando continuamente, a inchiodare il mondo in un presente immobile e rassicurante. Anche la quiete apparente di Luigi Martinetti obbedisce a questa legge. La sua sensibilità, sospesa tra aspirazioni intellettuali e esposizione al fallimento, si lascia contaminare dall'imprevedibilità dei rapporti umani, ivi comprese l'intensa relazione sessuale con Antonella, cameriera del fast food, e l'inspiegabile tenerezza per il figlio di lei. Solo l'amico Giuseppe estroso insegnante affetto da una malattia genetica che lo getta in ricorrenti crisi depressive - riesce a tenere accesa la sua vocazione e a comunicargli una sorta di profonda serenità. Quando il fallimento come storico è definitivo, la sua mente vacilla.

LA VOCAZIONE

De Marchi Cesare

È il 1859 a Londra e davanti alla legatoria Damage si è appena fermata una carrozza con le ruote di un rosso fiammante, i fanali dorati e uno stemma sulla portiera. Dalla carrozza è sceso un uomo alto, abbronzato, elegantissimo con la sua redingte nera, il foulard scarlatto, gli occhiali d’oro e il bastone da passeggio sormontato da un enorme rubino. È sir Jocelyn Knightloey che, con la sua cerchia di amici, aristocratici come lui, coltiva il sogno di liberare la società dalle «pastoie del ritegno» e della morale. Da quando la legge ha stabilito che è illegale pubblicare e diffondere opere letterarie di genere immorale ma non possederle, sir Knightley e i suoi amici collezionano quei libri proibiti che i puritani dell’epoca vorrebbero bruciare tra le fiamme dell’inferno: il Decamerone, il Satyricon di Petronio, l’Ars Amatoria di Ovidio…A rilegare quei libri con preziose pelli e fodere scarlatte è Dora Damage, la moglie di Peter Damage. L’artrite reumatica sta deformando e immobilizzando le mani del marito e, in barba a tutte le leggi della corporazione dei legatori che vietano il lavoro alle donne, Dora è stata costretta a prenderne il posto. Le sue originali rilegature, così morbide e seducenti, suscitano l’entusiasmo di sir Knightley e dei suoi amici, i «Sauvages Nobles». Dora comincia così a rilegare tutte le opere proibite e galanti del gruppo con l’aiuto di Jack, un giovane apprendista, e di Din, uno schiavo nero americano condotto nel laboratorio dalla filantropica e ambigua Lady Sylvia, la moglie di sir Knightley.

La rilegatrice dei libri proibiti

Starling Belinda