Narrativa

MEMORIE DI ADRIANO

Yourcenar Marguerite

Descrizione: Giudicando la propria vita di uomo e l'opera politica, Adriano non ignora che Roma finirà un giorno per tramontare; e tuttavia il suo senso dell'umano, eredità che gli proviene dai Greci, lo sprona a pensare e servire sino alla fine. "Mi sentivo responsabile della bellezza del mondo" afferma, personaggio che porta su di sé i problemi degli uomini di ogni tempo, alla ricerca di un accordo tra la felicità e il metodo, fra l'intelligenza e la volontà. I "Taccuini di appunti" dell'autrice (annotazioni di studio, lampi di autobiografia, ricordi, vicissitudini della scrittura) perfezionano la conoscenza di un'opera che fu pensata, composta, smarrita, corretta per quasi un trentennio.

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana:

Anno: 2005

ISBN: 9788806174088

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Trahit sua quemque voluptas…

Ogni copia di ogni libro ha una sua storia. Non c’entra niente la trama che sviluppa, né l’autore, né la casa editrice che lo ha pubblicato. È una storia legata al lettore che lo custodisce nella propria libreria.

Ogni copia di ogni libro è sottolineata in punti differenti, contiene una dedica particolare o nasconde una macchia di caffè sull’ultima pagina, o magari è stata acquistata in un luogo caro o è stata imbrattata dal bimbo di casa.

Memorie di Adriano” è indubbiamente un bel libro; il mio “Memorie di Adriano” è anche un libro importante.

Non assegno un voto perché questo significherebbe staccarmi dal mio personale sentire per essere critica ed obiettiva. Potrei, ma non mi va di farlo.

Anzi, prima di parlarvene, approfitto di questo spazio per ringraziare la persona che me lo regalò: mi ha insegnato la consapevolezza delle scelte e ricordato l’importanza del Caso.

Animula vagula, blandula,

Hospes comesque corporis,

Quae nunc abibis in loca

Pallidula, rigida, nudula,

Nec, ut soles, dabis iocos…

Potete leggere questi versi, rivolti da Adriano alla sua anima, sulla lapide che si trova a Castel Sant’Angelo, nella Sala delle Urne.

Io ci andai, qualche tempo fa, ed è stato emozionante…

Nel libro della Yourcenar, che non definirei propriamente un “romanzo storico”, l’imperatore racconta sì anche delle sue gesta, ma è soprattutto l’uomo ad emergere, con i suoi tormenti e le sue insicurezze.

Adriano, prossimo alla morte scrive al giovane Marco Aurelio, e gli racconta della propria famiglia, degli anni della giovinezza, dei viaggi, della moglie Sabina, del dolore per la morte di Antinoo, il suo prediletto.

Sorprende molto la capacità dell’autrice di calarsi nei panni di un personaggio vissuto nel II secolo d.C. (un uomo, per giunta) e di ricostruirne il pensiero attraverso un duro lavoro di ricerca (“Affondo nella disperazione dello scrittore che non scrive”, Appunti). Un pensiero che vi risulterà attuale, moderno, vicino ai nostri disagi ed alle nostre paure quotidiane.

Perché anche un imperatore è una persona, e le persone sono persone in ogni tempo…

Che cos’è l’insonnia se non la maniaca ostinazione della nostra mente a fabbricare pensieri, ragionamenti, sillogismi e definizioni tutte sue, il suo rifiuto di abdicare di fronte alla divina incoscienza degli occhi chiusi o alla saggia follia dei sogni? L’uomo che non dorme si rifiuta più o meno consapevolmente di affidasi al flusso delle cose

Il vero luogo natio è quello dove per la prima volta si è posato uno sguardo consapevole su se stessi

La conquista nella quale ho impegnato tutto me stesso (…) è stata quella della libertà di assentire. Io volevo lo stato in cui ero. Durante gli anni in cuii dipesi dagli altri, la mia sottomissione perdeva il suo contenuto amaro, e persino indegno, se mi adattavo a considerarlo un esercizio utile. Ciò che avevo, ero stato io a sceglierlo, costringendomi soltanto a possederlo totalmente e ad assaporarlo il più possibile. (…) E in questo modo, con un misto di riserva e di audacia, di sottomissione e di rivolta ben concertate, di esigenze estreme e di concessioni prudenti, ho finito per accettare me stesso

Sulle prime non cercai che una libertà fatta di vacanze, di momenti liberi: non c’è esistenza ben regolata che non ne abbia, e chi non sa trovarli non sa vivere

Gli alti e bassi della mia sorte mi impacciavano soprattutto riguardo a essi; paure, impazienze che da solo avrei sopportato a cuor leggero, si facevano opprimenti se mi vedevo costretto a celarle alla loro sollecitudine o a infliggerne loro la confidenza; mi risentivo di quell’affetto che li angustiava per me più di me stesso, e che mai li portava a scoprire, sotto le agitazioni esteriori, l’essere tranquillo, al quale nulla importa davvero, e che per conseguenza può sopravivere a tutto. Ma, ormai, mi mancava il tempo per interessarmi a me stesso, come del resto, per disinteressarmene

Sapevo che il bene e il male sono una questione d’abitudine, che il temporaneo si prolunga, che le cose esterne penetrano all’interno, e che la maschera, a lungo andare, diventa il volto

Sono pochi gli uomini che amano viaggiare a lungo; è una frattura continua di tutte le abitudini, una smentita inflitta incessantemente a tutti i pregiudizi. Ma io facevo di tutto per non aver alcun pregiudizio, e pochissime abitudini

Ogni Uomo, nel corso della sua breve esistenza, deve scegliere eternamente tra la speranza insonne e la saggia rinuncia a ogni speranza, tra i piaceri dell’anarchia e quelli dell’ordine, tra il Titano e l’Olimpico. Scegliere tra essi, o riuscire a comporre, tra essi, l’armonia

 

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Marguerite

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