Narrativa

MI CHIAMO IRMA VOTH

Toews Miriam

Descrizione: Messico: Irma, diciannove anni, nata in Canada, vive tutta sola a un passo dal deserto. Suo padre, mennonita imbrigliato da un rigore bacchettone, l’ha ripudiata. Suo marito, spacciatore di basso rango, è sparito nel nulla. Ma Diego, regista-figo del film con cane filosofo, alle prese con un copione sperimentale e un cast internazionale, ingaggia Irma come interprete e tuttofare. L’atmosfera libertaria del gruppo, le chiacchiere notturne, i progetti artistici galvanizzano Irma. Galvanizzano anche la sorellina Aggie, che sogna di mollare mamma e papà, e viver con lei. Anzi, un bel giorno molla tutto davvero, e convince anche Irma a gettarsi in un’avventura a dir poco clamorosa...

Categoria: Narrativa

Editore: Marcos y Marcos

Collana: Gli Alianti

Anno: 2012

ISBN: 9788871686295

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

irmaTitolo: Mi chiamo Irma Voth
Autore: Miriam Toews
Editore: Marcos Y Marcos
Anno: 2012



Molto tempo fa, negli anni Venti, sette uomini della comunità mennonita avevano fatto un viaggio dal Manitoba al palazzo presidenziale di Città del Messico per concludere un affare. Gli era stata offerta questa terra per un tozzo di pane e loro avevano deciso di accettare e di trasferire tutti i membri dalla loro colonia, nel Canada centrale, fino al Messico, dove non avrebbero più dovuto mandare i loro figli a scuola o insegnar loro a parlare in inglese o vestirli con abiti normali. I mennoniti hanno avuto origine in Olanda cinque secoli or sono, dopo che un certo Menno Simons si era così commosso nell’udire i prigionieri anabattisti cantare inni sacri prima di essere giustiziati dall’Inquisizione spagnola, che aveva sposato la loro causa ed era divenuto il loro leader. Poi hanno cominciato a girare per il mondo e a fondare le loro colonie, in cerca di libertà, solitudine, pace e mercati per il loro formaggio”.

La scrittrice Miriam Toews è mennonita come la protagonista del suo romanzo Irma Voth e come Irma ha lasciato molto presto la sua famiglia per girare il mondo.

Irma fugge dal campo 6.5, tra El Paso e Chihuahua, dove vive la sua comunità religiosa, per raggiungere Città del Messico e con essa la sua personale libertà.

Irma ama guardare il cielo stellato del Messico, ama sua madre e le sue sorelle, ma non le regole di una vita in cui non si riconosce ed in cui, sin da piccola, “credeva di essere morta”.

Sedute sullo steccato, guardavamo le cose. Cose semplici. Che erano vere. Cose che ci appartenevano e si appartenevano tra loro. Le nuvole, i nostri vestiti, le mie mani”.

L’arrivo al campo del regista Diego e della sua troupe – per i quali lavorerà come interprete della lingua dei mennoniti il Plattdeutsch – rappresenterà per Irma il riscatto, il primo passo verso se stessa e i propri desideri. L’indifferenza di un padre che aveva smesso di ascoltarla e comprenderla “secoli prima” e l’assenza di un uomo sposato nell’illusione del cambiamento, faranno il resto: con le sorelline Aggie e Ximena, affidatele dalla madre, Irma raggiungerà la capitale messicana e qui comincerà la vita che ha scelto.

In Irma c’è tutta la forza della sua storia ed il coraggio di una giovane donna alla prese con le difficoltà di una società che non fa sconti soprattutto a chi, come lei, ha sempre vissuto ai margini, perché “i mennoniti scelgono sempre di vivere in posti dove nessun altro vuole andare”.

C’è tutta l’ingenuità del suo sguardo su una realtà che non conosce e la curiosità di carpirne i segreti ed il significato profondo. E Città del Messico, con i suoi luoghi che conservano le suggestioni di un passato ancora presente, è lo sfondo ideale per questa ricerca. La scrittura, l’impegno politico, la musica e l’arte in tutte le sue forme consegneranno ad Irma e alle sue sorelle una nuova vita e, con essa, la serenità necessaria per fare ritorno ai luoghi del passato con rinnovata consapevolezza.

Voglio essere perdonata. Voglio essere perdonata per aver causato la morte di tante persone che amavo. Ho la sensazione che potrebbe non succedere mai. Non so in che modo possa succedere né se succederà. Io credo di no, ma vorrei che fosse possibile. […] Voglio essere perdonata dalle persone che amo. Wilson mi aveva detto che l’arte è una forma di redenzione. Mio padre che l’arte è una menzogna. Io non posso perdonarmi, ma posso perdonare mio padre. E la mia speranza è che sia a lui che a me venga restituita la vita”.

La scrittura di Miriam Toews ci regala un romanzo originale, sia per lo stile fortemente innovativo che per il tema trattato. L’autrice porta la sua storia personale all’interno del suo romanzo e lo fa con ironia, intelligenza e grande coraggio.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Miriam

Toews

Libri dallo stesso autore

Intervista a Toews Miriam


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Quello strano ombrello a due manici, che aperti formavano un sediolino, era stato l’ultimo regalo della sua Iolanda, prima che quel brutto male gliela portasse via, così all’improvviso, lasciandolo solo ad affrontare le vampate del tramonto, quelle che lui sapeva potevano diventare pericolose se confuse con le luci dirompenti dell’alba . “Non c’è niente di peggio, per un vecchio, del sentirsi giovane!”: Attilio Salievi, generale in pensione, dopo una brillante carriera nella Nato, ne era più che convinto, tanto più dopo una vita trascorsa nel rispetto più rigoroso delle regole, navigando a vista fra la sponda dei propri sentimenti, delle proprie pulsioni e quella dei sentimenti e delle pulsioni degli altri, per non arenarsi o naufragare, si trattasse anche di Connie, l’affascinante tenente americana degli anni trascorsi a Washington. Ma dice Maurois che ”L’arte di invecchiare sta tutta nel sapersi conservare qualche speranza”, così un giorno il punto, per il vecchio generale, diventerà se la speranza possa aver come nome Amalia, entrata improvvisamente nella sua vita con occhi di sogno ma anche con trenta anni di meno.

L’ombrello a sediolino

Calandra Claudio

Presentazione dell'Autore È la storia di una donna che con ironia e spirito di osservazione mette in pratica gli insegnamenti di un filosofo, un maestro che le ha insegnato a rinascere. Dal rischio di sprofondare nell'anoressia si eleva, mettendo le ali, a filosofa lei stessa, e nella frenesia di aiutare gli altri si salva iniziando una nuova vita. Impara a non soccombere più alle prevaricazione e lo insegna a tutti quelli che incontra. Non mancano nel racconto episodi esilaranti al limite del paradosso e varie storie di sesso raccontate con eleganza, come quella del diritto all'orgasmo. Francesca, la protagonista, diventa il simbolo del riscatto femminile, una donna che non accetta più di auto-infliggersi punizioni, ma rivendica il suo ruolo paritario accanto all'uomo. Dietro la maschera di Francesca si nasconde una storia vera e un mondo di relazioni tra donne e uomini elaborate sulla panchina del dialogo. Un libro scritto per le donne e utile anche agli uomini. Dalla quarta di Alberoni: "un libro divertente e delizioso che vi darà di certo molti spunti per cavarvela nelle piccole e grandi difficoltà della vita". Informazioni sull'autrice: Maria Giovanna Farina, nata a Milano nel '62, si è laureata in Filosofia all'Università Statale di Milano e svolge la professione di consulente filosofico nella stessa città. Pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, sempre a Milano fonda lo studio professionale Heuristic Institution prima e l'associazione culturale L'accento di Socrate poi. Collabora con varie riviste e ha una rubrica su www.siamodonne.it dove videointervista personaggi della cultura e dello spettacolo. Sul suo sito si trovano tutte le sue attività www.mariagiovannafarina.it

Ho messo le ali

Farina Maria Giovanna

QUANDO ERO UN’OPERA D’ARTE

Schmitt Eric-Emmanuel

Come puoi amare qualcuno che non puoi nemmeno sfiorare? A Stella piace avere il controllo su tutto, il che è piuttosto ironico, visto che da quando è bambina è costretta a entrare e uscire dall'ospedale per colpa dei suoi polmoni totalmente fuori controllo. Lei però è determinata a tenere testa alla sua malattia, il che significa stare rigorosamente alla larga da chiunque o qualunque cosa possa passarle un'infezione e vanificare così la possibilità di un trapianto di polmoni. Una sola regola tra lei e il mondo: mantenere la "distanza di sicurezza". Nessuna eccezione. L'unica cosa che Will vorrebbe poter controllare è la possibilità di uscire una volta per tutte dalla gabbia in cui è costretto praticamente da sempre. Non potrebbe essere meno interessato a curarsi o a provare la più recente e innovativa terapia sperimentale. L'importante, per lui, è che presto compirà diciotto anni e a quel punto nessuno potrà più impedirgli di voltare le spalle a quella vita vuota e non vissuta, un viaggio estenuante da una città all'altra, da un ospedale all'altro, e di andare finalmente a conoscerlo, il mondo. Will è esattamente tutto ciò da cui Stella dovrebbe stare alla larga. Se solo lui le si avvicinasse troppo, infatti, lei potrebbe veder sfumare la possibilità di ricevere dei polmoni nuovi. Anzi, potrebbero rischiare la vita entrambi. L'unica soluzione per non correre rischi sarebbe rispettare la regola e stare lontani, troppo lontani, uno dall'altra. Però, più imparano a conoscersi, più quella "distanza di sicurezza" inizia ad assomigliare a "una punizione"...

A un metro da te

Lippincott Rachael