Narrativa

MIA MADRE E’ UN FIUME

Di Pietrantonio Donatella

Descrizione: Una donna, ormai anziana, mostra i primi segni della malattia che le toglie i ricordi, l’identità, il senso stesso dell’esistenza. È tempo per la figlia di prendersi cura di lei e aiutarla a ricostruire la sua storia, la loro storia. Inizia così il racconto quotidiano di piccoli e grandi avvenimenti, a partire dalla nascita della mamma, Esperia, e delle sue cinque sorelle, nate da un reduce tornato comunista dalla Grande Guerra e da una contadina dritta ed elegante, malgrado le fatiche della campagna, degli animali e della casa. I fili delle loro esistenze si svolgono dagli anni Quaranta fino ai nostri giorni, in un Abruzzo “luminoso e aspro”, che affiora tra le pagine quasi fosse una terra mitologica e lontana. Giorno dopo giorno sfilano i personaggi della famiglia, gli abitanti del piccolo paesino ancora senza acqua né luce; personaggi talmente legati a una terra avara, da tollerare a malapena trasferimenti a breve distanza – la ricerca di un lavoro, l’occasione di poter frequentare una scuola “in città” – partenze che si trasformano in vere emigrazioni con il solo scopo del ritorno. Sono ricordi dolcissimi e crudeli, pieni di vita e di verità, che ricostruiscono la storia di un rapporto e di un’Italia apparentemente così lontana eppure ancora presente nella storia di ognuno di noi.

Categoria: Narrativa

Editore: Elliot

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788861921610

Recensito da Nicoletta Scano

Le Vostre recensioni

Mia madre è un fiume. Erano un fiume i suoi capelli scuri e sottili che la corrente divideva ai lati del viso, onde a cascata sul seno, li pettinava la sera, dopo tutte le fatiche. Camminava e cantava, il fiume a fluttuare nel vento, ma solo qualche volta, di solito li raccoglieva in una crocchia. (…) 

Era un ruscello. Ne scorreva uno non lontano da casa sua e nelle più serene notti d’estate apprezzava la cascatella dalla finestra aperta, mentre i cani stavano zitti.
È un fiume di vecchi ricordi salvati, che ripete a tutti. Ci si afferra forte perché la sua storia non deflagri. Restano pochi, adesso. Mi occupo della supplenza, sono il suo scriva. Mia madre era un fiume di parole, ora di frasi stereotipate. Quando cresce Giovanni, chi non si muove non mangia, che freddo stamattina. Al telefono chiede di continuo dove mi trovo. Sapermi al lavoro la rassicura. È stata la cifra della sua vita. È un fiume in secca, la neve dei pioppi lo sorvola. L’ombra dei sassi cade sul letto bianco, crepato. Qua e là una pozza d’acqua ancora, ferma e densa, lambita dagli insetti“.

Questo passaggio, che dà il titolo al romanzo, offre al lettore anche la rappresentazione del lirismo dell’opera.

Davvero come lo scorrere di un fiume si svela il racconto dell’amore di una figlia per la propria madre.

Non nasce dalla malattia che è arrivata, come sempre inaspettata e disarmante, ma “in occasione” del male, come una nuova e tragica opportunità che ci costringe a rivedere, ripensare, in qualche modo a celebrare.

Ogni frase, ogni istante del passato riportato a galla dalla narrazione è intriso di sentimento; eppure quasi mai si nota compiacimento o sentimentalismo.

E’ una vera ricerca nell’esistenza di una madre che si è tanto amata e poco capita, un tentativo di comprendere le ombre che hanno fatto soffrire la protagonista (che è anche io narrante della storia), dall’infanzia all’adolescenza, all’età adulta sino alla scoperta in prima persona del ruolo di genitore.

Così, mentre paradossalmente la madre perde larghi frammenti di memoria a causa della malattia, la figlia prova a restituire voce a un’esistenza, riportando in vita un intero mondo che non c’è più, un Abruzzo sconosciuto e dal sapore veracemente bucolico che è un po’ il modello di un’antica Italia meno acculturata, più sincera ma non per questo semplice.

Un romanzo sicuramente molto sentito dall’autrice, che ci riporta indietro nel tempo e ci guida in una vera e propria riscoperta delle radici, attraverso l’analisi di un amore difficile ma non per questo meno profondo tra una madre e una figlia irrimediabilmente segnato dalle differenze epocali e generazionali.

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