Narrativa

MIA SORELLA E’ UNA FOCA MONACA

Frascella Christian

Descrizione: È convinto di picchiare forte, ma viene steso in due secondi nel cortile della scuola; non va in moto; fa lo sbruffone ma con le ragazze è totalmente imbranato: ecco il sedicenne protagonista di questo libro. Periferia di Torino; mentre gli anni Ottanta volgono al termine, il nostro colleziona lividi esterni e soprattutto interni, eppure continua ostinato a lanciare il suo guanto di sfida alla vita. Del resto bisogna tener duro: non è facile vedersela con suo padre – “Il Capo” – un quasi alcolista che passa tutto il tempo stravaccato sull’amaca, ad affibbiare punizioni da telefilm americano. Ed è snervante vivere accanto alla “Foca Monaca”, la sorella triste e timorata di Dio. Quanto alla madre, è scappata col tizio della stazione di servizio, e ormai si può star certi che «starà passando il tempo a farsi fare il pieno dal benzinaio». Non piange mai, il protagonista di questa storia. Piuttosto stringe i pugni, sbuffa e s’affanna, ripetendo a se stesso di essere il più in gamba, anche se la vita gliele dà ogni giorno di santa ragione; anche se le prende perfino da Chiara, la ragazza di cui s’innamora: bella, sveglia, inaccessibile a sfigati come lui, eppure catturata suo malgrado da questo buffo adolescente scapigliato e spaccone, tenero e brancaleonesco, che s’insinua a forza nella sua vita scatenando irresistibili schermaglie. Il Muro di Berlino che crolla e un divertente gioco di riferimenti pop e telefilmici fanno da sfondo a questo romanzo, un Jack Frusciante da periferia che strappa il sorriso a ogni pagina, illuminato da una scrittura esilarante ma a tratti dolente, insieme cinica e romantica come il suo protagonista, che s’inserisce a buon titolo nella nobile tradizione dei perdenti di talento, come Il giovane Holden o i personaggi di John Fante.

Categoria: Narrativa

Editore: Fazi

Collana: Le Vele

Anno: 2009

ISBN: 9788881129867

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Un romanzo irriverente, diretto, rapido e ricco di spunti

Il protagonista attraversa la delicata fase dell’adolescenza sullo sfondo della periferia torinese. Siamo alla fine degli anni ’80.

Abitavo in una casetta su due piani, che era appartenuta ai genitori di mio padre. Era la più brutta casa del circondario, forse la più brutta del paese. Muri esterni di un giallo scrostato, zanzariere bucherellate alle finestre e la ringhiera del balcone, al primo piano, completamente arrugginita. Se ti ci appoggiavi, dopo facevi meglio a buttare la tua roba in uno scatolone e spedirla alla Croce Rossa. Sempre che l’avessero voluta”.

Niente sembra andare come dovrebbe e la sua famiglia gli risulta soffocante, intollerabile: la madre è andata via con un altro, il padre, che lui chiama semplicemente “Capo”, si crogiola nei fumi dell’alcool, e la sorella, la “foca monaca”, è così remissiva e tranquilla da fargli rabbia.

Lasciata la scuola, inizia a lavorare in fabbrica; Chiara è la ragazza impertinente di cui si innamora.

Una trama semplice, insomma. La freschezza e l’originalità del testo derivano più che altro dalla prosa: dialoghi esilaranti, retorica zero e un’analisi introspettiva condotta attraverso la descrizione dei comportamenti, con leggerezza, senza caricare di significati e metafore una storia che vuole essere spassosa, intelligente e realistica.

Non aveva la fama della troia, ma qualcosa di troiesco sì, come tutte le belle ragazze della nostra scuola”.

Nella vita ho notato una cosa: che gli autobus arrivano sempre appena ti sei acceso una sigaretta”.

In tutta franchezza, dubitai che volesse uccidermi. Ero un moscerino che pateticamente gli ronzava attorno. Di quelli che preferisci scansare senza sopprimere. No, non mi avrebbe ammazzato. Sarei rimasto nella schiera degli esistenti. Nessuno mi avrebbe tolto di mezzo. Questo mi deluse profondamente. Perché nessuno voleva ammazzarmi? Anche solo un poco, mica tutt’intero. Possibile che non fossi fastidioso? Che nessuno mi odiasse? Che infinita tristezza. Rischiare di morire di morte naturale. Vecchio, scemo e bavoso, in un ospizio, alla veneranda età di ottantaquattro anni, a guardare il culo delle suore senza che l’uccello mi si rizzasse più”.

Vincitore nel 2009 dei Premi Massarosa Opera Prima, Zocca, Insula Romana e John Fante Opera Prima, “Mia sorella è una foca monaca” è stato un esordio “col botto”, ed il regista Fausto Brizzi ne realizzerà anche un adattamento cinematografico.

Molto divertente pure il blog di Frascella: christianfrascella.wordpress.com.

Il successo di questo libro è il successo dei sogni di un outsider. Volevano fottermi la vita, farmela vivere come avevano in mente loro: lavori sottopagati, sìssignore, straordinario nei festivi, posso andare al bagno? Ovunque, leccaculo pronti a vendersi la mamma per diventare capolinea, team-assistant. “Guarda che questo posto è ORO in confronto a tanti altri, sappilo Christian. Dovresti solo ringraziare”. Eccoti il medio…”.


...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Christian

Frascella

Libri dallo stesso autore

Intervista a Frascella Christian

Oggi è un’anziana clochard costretta a vivere per le strade di Parigi, ma il suo passato le ha regalato fama e successo. Qualcuno la vuole morta, ed è solo l’intervento di Oswald Breil e Sara Terracini a salvare la vita di Luce de Bartolo. Ma qual è il segreto che custodisce, così potente da sconvolgere l’ordine mondiale? Chi è davvero quella donna? La sua storia inizia nell’Argentina fra le due guerre e racconta un’amicizia straordinaria, quella fra Luce e una tra le donne più ammirate di tutti i tempi: Eva Duarte. Mentre Luce diventa il soprano più famoso al mondo, Eva sposa il colonnello Juan Domingo Perón: nasce così il mito intramontabile di Evita. Le due amiche incontrano grandi soddisfazioni, ma anche tragedie e violenze che sembrano sgorgare dalla fonte stessa del male: il nazismo. Un’ideologia che trova la sua forza simbolica in un oggetto dal potere immenso: la leggendaria lancia di Longino, la cui punta trafisse il costato di Cristo. Il Reich sopravvive alla sconfitta, ed è proprio in Argentina che il male nazista intreccia le proprie trame oscure di rinascita con l’ascesa di Perón, per poi estendere i propri tentacoli sino a raggiungere le stanze più inviolabili: quelle delle alte sfere del Vaticano e della finanza più spregiudicata. E il male nazista oggi è pronto a risollevare la testa. Perché si scateni, manca soltanto una chiave: quella in possesso di una donna sopravvissuta con coraggio e determinazione a tutto ciò che il destino le ha riservato.

LA VOCE DEL DESTINO

Buticchi Marco

Andrea Campi è un professionista serio. Giovane avvocato nella sede milanese del prestigioso studio legale internazionale Flacker Grunthurst and Kropper, si occupa di importanti operazioni societarie per conto dei più grandi colossi industriali. Aveva ambizioni, aveva amici, aveva una ragazza. Ora ha prospettive. Lavora fino a notte fonda, mangia pizza e sushi sulla scrivania, vive con un bonsai e parla con il muro. Le giornate scorrono tra pause alla macchinetta del caffè, redazione di contratti e riunioni interminabili, fino al giorno in cui Andrea si trova coinvolto in un nuovo progetto particolarmente delicato. Le responsabilità si moltiplicano, come pure le ore di lavoro e i deliri di un capo sempre su di giri. È l’inizio di un turbine di eventi e incontri che investe l’immobile routine di Andrea spazzandone via certezze ed equilibri. Tra una vita privata sempre più a rotoli e la catastrofe lavorativa incombente, Andrea arriverà a fare i conti con la sua vita, l’unica professione per la quale non ha mai sostenuto un colloquio.

Studio illegale

Baccomo Federico

Forse non è cosí vero che l'istinto materno non sbaglia mai. A volte scegliamo di non dare peso a una piccola crepa, un'incrinatura impercettibile, che a poco a poco scalfisce, fino a squarciare. Cosí succede a Carlo, che all'improvviso si ritrova inerme «come chi è rimasto dalla parte sbagliata di un fiume dopo il crollo di un ponte». Perché Isabel, sua moglie, lotta contro i propri demoni nell'accanito inseguimento di una purezza assoluta. Che svuota, logora, annienta. Anche il loro bambino. Marco Franzoso ha scritto una storia attuale e sovversiva, che sfida molti luoghi comuni. Una storia dura raccontata in punta di penna, che non ti togli piú dalla testa. «Quando infine mi passarono il bambino, una fitta di felicità mi lacerò il petto. Respirai forte per non crollare. Lo tenni in braccio e pensai che ce l'avevamo fatta. Almeno fino a lí ce l'avevamo fatta».

IL BAMBINO INDACO

Franzoso Marco

Jean Rhys divenne improvvisamente un caso letterario alla metà degli anni Sessanta, con la pubblicazione del romanzo Il grande mare dei Sargassi (un caso diffusosi dall'Inghilterra assieme alla scoperta della letteratura femminile come genere letterario specifico). In quel momento, Jean Rhys era quasi ottantenne, e aveva alle spalle una vita ricca di ferite e delusioni, iniziatasi, come per altre scrittrici del secolo, nel declino del colonialismo europeo. E aveva alle spalle una conclusa stagione di racconti, degli anni Venti e Trenta, i cui ricorrenti protagonisti erano donne vinte in tristi stanze londinesi o parigine. Poi, a trent'anni di distanza, il suo maggior romanzo. E questa autobiografia di un'infanzia e adolescenza in Dominica, in cui il teatro del mondo delle ultime colonie dà un respiro profondo e un orizzonte infinito al racconto di una diversità che si fa progressivamente emarginazione, lontananza spirituale. Smile please, ordinava inutilmente la mamma a una bambina distratta davanti al fotografo; e quella incapacità di sorridere a comando, dal primissimo ricordo infantile, diventa l'emblema di una vita.

SMILE PLEASE

Rhys Jean