Giallo - thriller - noir

Misfatto in crosta

Convento Gaia

Descrizione: In una Milano in cui non piove mai, il corpo di una donna giace accanto a un antiquato telefono. Poco distante, nell'appartamento al terzo piano, un brutto quadro immortala una seconda donna; e se la prima è una perfetta sconosciuta, quella ritratta potrebbe essere la madre di Luchino Girondi, fotografo ferrarese in forze alla Scientifica. Se è davvero lei, allora ha posato senza veli e quella crosta è finita nella casa di un morto. Un morto? Ma non avevamo detto che accanto al telefono c'era il corpo di una donna? Il mistero s'infittisce, le donne diventano tante e lavorano a L'amore corre sul filo. A investigare sull'omicidio saranno Luchino e Poirot, pastore belga a cui manca solo la parola. E forse è meglio così. Ma i due dovranno anche venire a capo del mistero del ritratto, per tacitare gli sfottò in ufficio e per rimettere ordine in famiglia.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Le Mezzelane

Collana: Enigmi

Anno: 2018

ISBN: 9788833280714

Recensito da Elpis Bruno

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Misfatto in crosta di Gaia Conventi

Dopo il Pasticcio padano – e con il retropensiero di stilare una ideale wish list di libri da portarci sotto l’ombrellone – quasi per contrasto climatico (la calura estiva compone un aspro ossimoro con il febbraio milanese descritto nell’opera che ci accingiamo a commentare) c’imbattiamo nel Misfatto in crosta, secondo assist (nella nostra cronologia) che Gaia Conventi scocca ai lettori nella trilogia estense delle edizioni Le Mezzelane.

Anche il Misfatto in crosta ha per attore principale Luchino Girondi, fotografo della polizia scientifica di Milano (“Ė raro che io veda belle donne sul lavoro, e se le vedo non sono vive”), in equilibrio malfermo tra misoginia incipiente (“Comincio a pensare che per le donne valga la regola degli elefanti: sono splendidi, ma tenerne uno in casa è troppo impegnativo”) e attrazione conclamata per il sesso opposto, qui degnamente rappresentato dalla vicina di casa Desy (“Quindi mi lasci il cagnolino?”).

Con lui, il solito compagno di avventure: … il cane fetente del sottotitolo, Poirot (“Trattasi di pastore belga, un quasi cane poliziotto; ha pure il caratterino antipatico del personaggio inventato da Agatha Christie”), deuteragonista in un rapporto verace che la scrittrice ferrarese – dietro al fuoco e alle fiamme del suo apparire, lo sappiamo, è tenera e convinta amante degli animali – descrive senza sdilinquimenti e senza indulgere a facili retoriche animaliste.

Ed è proprio su un filo da funamboli che si dipana una vicenda destinata a strappare tanti sorrisi e alcune risate nonostante la premessa: “La signora – e non serve un genio a capirlo – è stata strangolata col filo dell’apparecchio, è ancora attorcigliato attorno al collo bluastro, un cappio da cui non è potuta fuggire.”

Quali equilibri?, chiederete voi.
Sono equilibri di genere, perché il misfatto è, per così dire, «en travesti»: “Il signor Mario Rosseti (ndr: la vittima) è vestito da signora”.
E sono assetti psicologici di stampo edipico-freudiano: “La mia mammina, la mia dolce mamma, aveva posato nuda in un quadro che era finito appeso nel soggiorno di Mario Rosseti”.
Ma sono anche equilibri difficoltosi che il povero Luchino deve mantenere tra i frizzi e i lazzi dei colleghi, sempre pronti a sbeffeggiarlo: “L’ispettore Denovo dice che questa crosta non ha alcuna rilevanza e, in caso ne avesse, la ritroveremo in casa tua, certamente custodita a dovere. Chiusa a chiave in un armadio”.

E se il delitto dell’architetto  (“Mario è Cinzia e Cinzia è Mario”) si consuma nell’ambiguità personale (“Si tratta di poupette: manichini per parrucchiera”) e professionale (“L’amore corre sul filo… La ditta di telefonia erotica lavora su tre turni, quattro telefoniste in ognuno. Cinzia faceva da jolly, ma qui pare non la conoscesse nessuno”) della buonanima alternante, occorre attendere le ultime pagine di una commedia noir che strizza l’occhio al burlesque e occorre divertirsi, ehm scusate: soffrire insieme a Luchino, per sapere cosa ci fa quel ritratto di mamma tutta nuda (“Già, nemmeno io vorrei essere nei miei panni e ci terrei tanto che mia madre indossasse i suoi, come fanno tutte le mamme. Tranne quelle che si spogliano e posano nude”) proprio lì, sul luogo del delitto… e, arcano nell’arcano, chi sarà mai il misterioso fotografo al quale mamma ha impudicamente affidato le sue grazie?

Bruno Elpis

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E… a proposito di Tris estense, non perdetevi – domani, su queste pagine – il suggestivo fotoreportage della serata di sabato 20 luglio 2018, intitolata Orti e morti estensi. A domani!

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Ho scritto questo libro perché non volevo andasse perduto quanto vissuto durante undici lunghi anni alla cassa di un supermercato. Soprattutto non volevo andasse perduta la memoria, seppur minima, di alcune delle persone con cui sono venuta in contatto. Un contatto vero, umano, che è andato oltre i gesti e le parole che il mio angusto ruolo richiedevano. Poi c'erano i foglietti di carta che affollavano le tasche del mio camice e la penna sempre a portata di mano per rispondere alla mia vocazione alla poesia. Ho cercato di andare oltre, di oltrepassare l'arida meccanicità che il mio lavoro in sé richiedeva, ho alzato lo sguardo dai numeri del display per incontrare gli occhi di chi mi stava davanti. Ho cercato di vedere le persone così come sono, con le loro debolezze e le loro grandezze e di affidarmi al fatto che non sapevo altro di chi mi stava di fronte se non che era il mio prossimo, nel senso più ampio e lato del termine. Un essere umano con la sua storia invisibile, una persona cui dovevo rispetto, attenzione e gentilezza cosi che quei pochi istanti in cui eravamo in relazione si aprissero a un tempo altro. Ho cercato di 'scoprire tra la polvere quotidiana il granello di purezza che c'è', è ancora Simone Weil, anche se non sempre ho trovato la purezza, forse perché si esprime solo a sprazzi, in attimi che pure esistono e quando arrivano illuminano il tempo, ne levigano il senso.

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