Narrativa

Mistero napoletano

Rea Ermanno

Descrizione: Con le armi del grande narratore, Ermanno Rea conduce un’indagine in forma di diario sulle ragioni del suicidio di Francesca Spada, giornalista culturale de “l’Unità” e critico musicale. A ospitare la vicenda è una Napoli lacerata dalla guerra fredda. L’inchiesta è resa difficile dalla distanza temporale da eventi avvenuti oltre trent’anni prima, in un momento in cui le coscienze si confrontavano in modo ossessivo con la politica. Una stagione per certi versi drammatica in cui si intersecano le ragioni esistenziali dei protagonisti, il destino di una città come Napoli (il cui porto era controllato di fatto dagli americani), le incertezze di una generazione appena uscita dalla guerra, alle prese per di più con un Partito comunista ancora fortemente ancorato all’identità stalinista. A poco a poco, con un andamento concentrico, si fa luce sulla complessità dei fatti che spinge la giovane giornalista al suo atto estremo. Da storia privata quindi l’indagine si fa storia collettiva di un’intera classe politica, di una generazione, delle sue speranze e dei suoi valori. Il romanzo-inchiesta di Ermanno Rea, premio Viareggio 1996: forse il suo capolavoro.

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica

Anno: 2014

ISBN: 9788807884252

Recensito da Luigi Bianco

Le Vostre recensioni

Ermanno Rea, Mistero napoletano

“Quando penso a Renzo, che dopo anni burrascosi oggi […] mi è più vicino che mai, e ai bambini […] c’è da essere incoraggiati. Tutto si aggiusta. Ma è solo questo che si fa in tempo ad ottenere? […] Iddio mi assista.”

L’odore, sfogliando le pagine, si fa sempre più cupo, tetro, pesante, come se ad ogni pagina si aprisse un nuovo accesso sigillato da anni che porta ad un altro enigma irrisolvibile, o quasi.  Potenza irremovibile del mistero, forza alienante del passato: Mistero napoletano non è una semplice inchiesta, né un romanzo puro: le linee tracciate dal giornalista ed ex militante del P.C.I. Ermanno Rea sono quelle di un giallo destinato in partenza a permanere in uno stato di immutabile irrisolutezza; un giallo insieme esistenziale – quali sono le ragioni che hanno condotto al suicidio una fine, arguta, intelligente e detestata giornalista napoletana, Francesca Spada, nel 1961? – e storico – cosa succede all’interno della sede partenopea dilaniata del Partito Comunista Italiano fra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’60? – . La narrazione avviene su più fronti, tutti egualmente importanti, enigmatici e sorprendenti, che sanno destare scalpore senza per questo disorientare il lettore: vi è la storia raccontata da Francesca stessa, attraverso le pagine concitate, tragiche, passionali dei suoi diari; il ricordo, a volte difficile e faticoso, a volte lucido e scandito, dell’autore, amico intimo di Francesca oltre che collega; la testimonianza dei colleghi, amici-nemici di Francesca, oltre che del suo grande compagno di vita, Renzo. E infine Napoli, inevitabile, città-stato chiusa in sé stessa, pronta ad implodere, ad inghiottire tutto e tutti: una Napoli agonizzante, sofferente, ma che non sa smettere di essere poetica.

È un libro forte, intenso e denso, in cui Rea non si tira indietro dal mostrare il suo stato d’animo frenetico, angoscioso, impaziente ma prudente nel disporre i fatti storici, da tutti insabbiati, nascosti, messi agli angoli della coscienza, lungo una linea temporale ben definita. Tessuti indissolubilmente alla storia di una donna così ricca di cultura, di genuina passione e di una forte morale comunista da risultare eccessiva in un ambiente che non sa cambiare, non sa riformarsi. La morte, in fondo, sa arrivare nel momento giusto con tutta la sua potenza scandalizzatrice e dunque rivelatoria, con tutta la sua potenza purificatrice dell’eterna Bellezza.

Nessuno è a lui compenso. Io solamente.
Io lo sono. Perché nessuno è al fine
come me. Cosa resta a me di quello
ch’ero qui, cosa resta oltre il morire?

(R.M. RILKE, Poesie, frammento di Alcesti, tradotte da Giaime Pintor, Torino, Einaudi, 1997, p. 29)

Luigi Bianco

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Ermanno

Rea

Libri dallo stesso autore

Intervista a Rea Ermanno


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

Pessoa Fernando

Un colpo sordo, un corpo che si schianta sui sampietrini di una nobile strada romana. Via Rasella, sessant’anni dopo l’attentato che fece da drammatico prologo all’eccidio delle Fosse Ardeatine. Così muore Friedrick Gius, professore ordinario di Storia Moderna all’Università La Sapienza, nel giorno del suo sessantesimo compleanno. E l’ora di quella morte, omicidio o suicidio che sia, è la stessa della strage ordinata dalle cellule partigiane. Prende le mosse da qui, una delle più straordinarie storie gialle ambientate nella Capitale, nella quale si fondono passato e presente, esoterismo e misteri, inseguimenti e colpi di scena, in un intreccio che si salda nei canoni più classici dell’indagine poliziesca fino al rendez vous conclusivo, ad alta tensione.

LA MEMORIA DEL DESTINO

Turitto Pierpaolo

Sarajevo, 28 giugno 1914. Sei colpi di rivoltella freddano Francesco Ferdinando d’Asburgo e Sophie Chotek, sposa morganatica dell’erede di Francesco Giuseppe perché “non abbastanza nobile” per diventare imperatrice. In sette capitoli, corrispondenti ai giorni in cui si dipana la querelle fra l’opinione pubblica e Alfred di Montenuovo, incaricato di organizzare le esequie, Edgarda Ferri racconta le discussioni, i puntigli, i compromessi dell’inquietante Gran Ciambellano di Corte, che non riconosce Sophie come moglie legittima dell’erede al trono, arrivando a concederle soltanto un paio di misteriosi guanti bianchi posati sulla bara, poggiata a terra e lontana da quella del marito, issata su un enorme catafalco ornato dai simboli imperiali.

Guanti bianchi

Ferri Edgarda

Una madre parla alla figlia tra le mura di una clinica serba. Al di là di una porta stanno preparando la sala operatoria. Eva ha appena compiuto diciotto anni e da quando è nata aspetta questo momento. Vuole cambiare sesso sottoponendosi all'intervento che la renderà come si è sempre sentita: uomo. Sua madre le parla col corpo, perché è il corpo ad essere sbagliato, ingannevole, traditore, un corpo come il suo che la natura stessa vuole negare. In un dialogo senza risposte, sospeso tra l'immaginato e il reale, la madre racconta la loro vita fino a quel momento, ne ripercorre i sentieri come muovendosi in una terra straniera. La sua voce è concreta, toccante, vivida e parla di una lotta che non ha vincitori né vinti, per cui non esiste resa, in cui la forma più pura dell'amore diventa bifronte e feroce.

La madre di Eva

Ferreri Silvia