Classici

Miramar

Mahfuz Nagib

Descrizione: "Alessandria finalmente! Alessandria goccia di rugiada. Esplosione di nubi bianche. Sei come un fiore in boccio bagnato da raggi irrorati dall'acqua del cielo. Cuore di ricordi impregnati di miele e di lacrime." Inizia così la storia del Miramar, la pensione di un'eleganza un po' decaduta che conserva le tracce di un passato grandioso sotto le macchie d'umidità. Ma la vera protagonista è Alessandria, che offre un ritratto complesso e profondo dell'Egitto, della sua anima contraddittoria e problematica, con un senso di nostalgia che sa tuttavia mescolarsi al sorriso. Al Miramar i clienti sfilano davanti al lettore, incarnando le diverse anime della società egiziana. In un continuo altalenare tra passato e presente, di voce narrante in voce narrante, sfilano le storie dei diversi ospiti: Amer Wagdi, vecchio giornalista in pensione che ha militato nel partito nazionalista liberale e ora fa ritorno dopo vent'anni al Miramar per stabilirvisi e non ripartire più, l'anziano esponente dell'aristocrazia Tolba Marzuq, il giovane conquistatore Sarhan al-Buheyri, il proprietario terriero Hosni Allam, l'annunciatore di Radio Alessandria Mansur Bahi, oltre alla padrona della pensione, madame Marianna, e alla sua domestica, Zahra, una bella giovane contadina le cui relazioni con gli altri rispecchiano simbolicamente le principali realtà politiche e sociali del paese.

Categoria: Classici

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica

Anno: 2009

ISBN: 9788807815645

Recensito da Ivana Bagnardi

Le Vostre recensioni

<i”Alessandria alla fine. Alessandria pioggia di rugiada, eruzione di nuvole bianche. Culla di raggi lavati in acqua di cielo, cuore di ricordi bagnati di miele e lacrime.”

E’ la città di Alessandria, con i suoi luoghi incantati e pregni di storia e avvenimenti, la vera protagonista del romanzo Miramar, scritto dal Premio Nobel per la letteratura nel 1988, Nagib Mahfuz (Il Cairo, 11 dicembre 1911 – Il Cairo, 30 agosto 2006).

Alessandria e la pensione Miramar, con le sue mura imponenti, le pareti scrostate, scolorite, la sua posizione strategica tra terra e mare, e la sua padrona di casa, madame Marianna; sono loro a scandire il ritmo della storia, ad accogliere i personaggi e a intrecciare le loro vicende in una trama narrativa sapientemente costruita.

“Mariana, Mariana cara, tu… tu sei Alessandria…”

Con queste parole ha inizio il racconto di Amer Wagdi, vecchio giornalista in pensione, militante nel partito nazionalista liberale, che fa ritorno alla pensione Miramar dopo vent’anni. E’ lui il primo a parlare e sarà lui a chiudere la storia. Nel mezzo altri punti di vista, altre narrazioni, altri personaggi, che incarnano le diverse anime della società egiziana.

C’è l’anziano esponente dell’aristocrazia, Tolba Marzuq; c’è Sarhan al-Buheyri, contabile alla Società dei filati di Alessandria; ci sono Monsur Rabi e Hosni Allam, annunciatore a radio Alessandria il primo e proprietario di cento feddan il secondo.
Così vengono presentati i personaggi maschili dalla padrona di casa Mariana, ma è solo attraverso l’alternarsi dei diversi punti di vista sull’avvenimento centrale, ovvero la morte di uno degli ospiti della pensione, a mostrare le reali personalità dei personaggi.
Oltre a Mariana un’altra protagonista femminile abita la pensione: la cameriera Zahara, giovane e bella contadina, scappata dal suo paese nel Delta del Nilo dove la volevano sposa di un uomo che non amava. E’ proprio Zahara, con il suo fascino da contadina e il suo bisogno di riscatto, a creare scompiglio tra i giovani e anziani ospiti della pensione, dando ad ognuno il pretesto per innamorarsi di lei. Attraverso Zahara, Mahfuz dà vita a un’idea positiva di rivoluzione, fatta di forza e integrità morale, capace di annientare le diversità di classe attraverso l’istruzione e la caparbietà. La giovane non sarà immune dalla sofferenza, anche e soprattutto a causa della propria scelta di vita, ma, nonostante ciò, saprà trovare la forza per andare avanti, senza perdere mai di vista se stessa e i propri sogni, sostenuta dalle proprie convinzioni che non scricchiolano mai, neanche di fronte ai fatti tragici che si trova a vivere.

“Domattina me ne vado” dichiara con naturalezza.
“Starò meglio di prima”, dice sicura.

Mahfuz ci incanta con il suo stile semplice e penetrante, denso di avvenimenti storici e geografici, senza privarci mai della poesia.
La brevità della maggior parte dei suoi romanzi e la scorrevolezza della narrazione consentono la lettura ad un pubblico vasto, lasciando intravedere una scrittura schietta e sincera, priva di fronzoli, dove lo scrittore non fa altro che raccontare ciò che lui stesso conosce meglio: il suo paese, la sua città, la sua gente.

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