Narrativa

NANA’ A MILANO

Arrighi Cletto

Descrizione: "Dunque realismo! - proclama l'autore nella premessa al suo romanzo - E realismo vuol dire verità, vuol dire ricerca di ciò che veramente succede, sia pur doloroso e brutto; vivisezione, fisiologia palpitante, studio della vita quale essa si mostra, senza rispetti umani e senza reticenze." E l'esortazione è decisamente messa in atto nelle pagine del volume, che sono dense di vividi personaggi - primo fra tutti, la camaleontica protagonista Nanà, che, partita da Parigi, Arrighi fa capitare "per caso a Milano sullo scorcio del 1869" - e che fotografano un mondo, quello della Milano della seconda metà dell'Ottocento, con la lucidità di chi non è disposto a nascondere proprio nulla. "...Nanà giunta a Milano non era più né poteva essere più la stessa donna ch'ella era a Parigi. Io l'ho conosciuta nei pochi mesi che stette nella mia città, l'ho studiata e ho trovato che il mutamento avvenuto in lei era cosa degnissima di studio attento e profondo, e che il mondo milanese che s'aggirava intorno a lei sarebbe stato un vero peccato mortale se lo si fosse trascurato e non si fosse pensato da alcuno a portarlo innanzi ai lettori, fotografato a caldo in una fisiologia di costumi contemporanei."

Categoria: Narrativa

Editore: Modern Languages

Collana:

Anno: 2010

ISBN: 9788849305661

PRIMA EDIZIONE

NANA’ A MILANO

Editore:

Anno: 1880

Info:

Recensito da Diego Manzetti

Le Vostre recensioni

 

Nell’ottobre del 1866, moriva in Milano di pneumonite il vedovo conte Guglielmo O’Stiary dopo una fiera malattia di cinque giorni. Lasciava un milione al suo unico figlio Enrico, di passa vent’anni, col patto espresso nel testamento, ch’egli non potesse andar in possesso assoluto e dispotico della sostanza se non compiuti i ventiquattro, come portava la legge che vigeva al tempo degli Austriaci.”

Il romanzo è ambientato nella Milano dell’Ottocento.

Nanà (proprio la Nanà di Emile Zolà – almeno così ci dice l’autore), dopo aver abbandonato Parigi ed aver passato un periodo a Firenze, decise infine di recarsi a Milano, con l’idea questa volta di lasciarsi dietro il passato e costruirsi una vita nuova, conoscere un uomo, tra i mille che come sempre l’avrebbero corteggiata, e sposarlo. Se poi quest’uomo fosse stato anche un nobile, tanto di guadagnato. Certamente a Nanà non sarebbe dispiaciuto esser chiamata contessa. Sicuramente però il suo marito ideale avrebbe dovuto essere benestante, anzi, ricco!
Il conte Enrico O’Stiary avrebbe certamente potuto essere un buon partito per Nanà, che era inconsapevole della clausola per cui Enrico non avrebbe ricevuto la sostanza del padre prima del compimento del ventiquattresimo anno di età, ed ignara, inoltre, che tra i diciotto (data del ritorno di Enrico a Milano) e i ventiquattro anni, Enrico aveva sperperato il patrimonio firmando cambiali a non finire per finanziare la sua costosa vita. Certamente le amicizie non lo avevano aiutato. Tornato a Milano dopo un lungo periodo nell’esercito, Enrico non avrebbe cercato la vita di lusso, se non vi si fosse trovato coinvolto per via del marchese Sappia (suo amico) che lo aveva introdotto negli ambienti che contano della città.
Come tutti gli uomini che lei incontrava, anche Enrico non poteva non innamorarsi di Nanà, seppur fosse sin da bambino promesso alla bella Elisa.
Un simpatico intreccio che definirei a lieto fine. Il linguaggio è ovviamente un po’ arcaico, ma vale comunque la pena riscoprire questo romanzo rimasto un po’ dimenticato. Come gli altri segnalati ultimamente, anche questo è disponibile on-line gratuitamente, essendo le opere dell’Arrighi nel pubblico dominio.

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malgama di slanci e ritrosie, il dubbio è il vero e imponderabile (abarico) motore di quella ricerca che rende possibili i nostri esigui brandelli di verità: a questi a volte ci arrocchiamo, spacciandoli con orgoglio per grandi certezze, incuranti o inconsapevoli della loro ossidante caligine che cela l’orma davanti alla nostra e la lunghezza della strada… «Per la nostra autrice la Poesia è predestinazione e salvezza, impegno vitale, ricerca ed esperimento: “tra ritrosi belati dell’io / continua a chiamarmi un canto”.» (dalla Prefazione di Anna Maria Bonfiglio) «Angela Caccia, in questa raccolta, lascia al lettore il compito di percepire le profonde scanalature che il fondale sommuove, inesorabilmente, nel giro dell’esistenza. Non siamo dentro le acque quiete del mare che conosciamo. Leggendo i versi compare la poeta che recita nel chiuso della nostra postazione un puzzle multicolore, un labirinto enigmatico delle ore, nel transito del quotidiano. Il nostro tempo si sospende. Il racconto poetico prende corpo. Poesia intimista che libera energia costruttiva e catartica. Un notturno alla Chopin. Un esercizio virtuoso delle mani, tumultuoso e cieco: “(…) e sono l’orma di passi nel vicolo cieco / un ammasso di venti senza scampo” (da Fantasie).» (Vincenzo D’Alessio)

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