oppure Registrati
Racconti

I ritratti di Virginia Woolf – parte prima

a cura di Bruno Elpis

 

Perché amiamo Virginia Woolf?
Perché anche tutti noi ne abbiamo, di questi pensieri. Idee che lei ha abilmente, poeticamente fissato sulla carta. Come se la carta potesse in qualche modo arpionare – inchiostrandoli – pensieri così riottosi e insubordinati, scomposti, e sensazionì fluenti e inarrestabili. Come se la carta potesse… come se anche noi potessimo…

Perché amiamo Virginia Woolf?
Forse per via della sua grande infelicità, che – in qualche modo, in piccole o grandi dosi – è anche la nostra.

Perché amiamo Virginia Woolf?
Perché solo Lei poteva definire la tenerezza “materna sororale coniugale” abbracciando nell’ossimoro filadelfico dei sessi e dei ruoli familiari un sentimento intenso che non può sopravvivere al sortilegio di quattro parole che s’incontrano scontrandosi.
E rappresentare le lacrime così. “Lasciò cadere un’altra goccia dell’essenza profumata che teneva riposta in una ghiandola delle guance”.
E poi fornire un’interpretazione alla solitudine dell’incompresa… “Come se solo dagli oggetti inanimati le venisse quel tributo che l’egoismo dell’umanità le negava”…

Bruno Elpis 

_________________________________________

 Ritratto 5

- Sono una di quelle persone, – disse guardando con segreta soddisfazione la mezzaluna ancora consistente di torta bianca di zucchero cui aveva dato fino allora un morso solo, – così terribilmente sensibili.
E qui con la forchetta a tre denti a mezza strada verso la bocca riuscì comunque a passare la mano sulla pelliccia quasi a suggerire la materna sororale coniugale tenerezza con la quale, ci fosse stato nella stanza anche solo un gatto da accarezzare, lei lo accarezzava. Quindi lasciò cadere un’altra goccia dell’essenza profumata che teneva riposta in una ghiandola delle guance con cui addolcire le talora maleodoranti esalazioni del suo carattere non sufficientemente apprezzato, e soggiunse:
– All’ospedale i soldati mi chiamavano mamma, – e guardò l’amica di fronte a lei come aspettando che confermasse o contraddicesse il ritratto che aveva disegnato, ma poiché da quella parte c’era silenzio, infilzò l’ultimo centimetro di torta zuccherata e l’inghiottì, come se solo dagli oggetti inanimati le venisse quel tributo che l’egoismo dell’umanità le negava.

Virginia Woolf, “Tutti i racconti”, La Tartaruga edizioni, pag. 277

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati