oppure Registrati
Racconti

Le assi curve di Yves Bonnefoy

a cura di Redazione i-LIBRI

 

L’uomo era grande, molto grande, stava sulla riva, accanto alla barca. Il chiarore della luna era alle sue spalle, posato sull’acqua del fiume. A un leggero rumore il bambino che s’avvicinava, lui del tutto silenziosamente, capiva che la barca si muoveva, contro il pontile o una pietra. Teneva stretta nella sua mano la monetina di rame.
«Buongiorno, signore», disse con voce chiara ma che tremava perché temeva di attirare troppo fortemente l’attenzione dell’uomo, del gigante, che stava lì immobile. Ma il traghettatore, assente a se stesso come sembrava essere, l’aveva già scorto, sotto le canne.
«Buongiorno, piccolo mio, rispose. Chi sei?
«Oh, non so», disse il bambino.
«Come non sai! Non hai un nome?»
Il bambino tentò di comprendere cosa potesse essere un nome.
«Non so», disse di nuovo, quasi subito.
«Tu non sai! Ma sai bene quello che intendi quando ti fanno cenno, quando ti chiamano?»
«Non mi chiamano.»
«Non ti chiamano quando bisogna rientrare a casa? Quando hai giocato fuori ed è l’ora del pasto, di dormire? Non hai un padre, una madre? Dov’è la tua casa, dimmi.»
E il bambino a chiedersi adesso ciò che fosse un padre, una madre; o una casa.
«Un padre, disse, che cos’è?»
Il traghettatore si sedette su una pietra, accanto alla sua barca. La sua voce giunse da meno lontano nella notte. Ma aveva accennato inizialmente a una specie di risolino.
«Un padre? Ebbene, quello che ti prende sulle sue ginocchia quando piangi, e che si siede accanto a te di sera allorché hai paura di addormentarti, per raccontarti una storia.»
Il bambino non rispose.
«Spesso non abbiamo avuto un padre, è vero, riprese il gigante come dopo qualche riflessione. Ma allora vi sono quelle donne giovani e dolci, dicono, che accendono il fuoco, che vi ci fanno sedere accanto, che vi cantano una canzone. E quando si allontanano,è per far cuocere delle vivande, si sente l’odore dell’olio che scalda nella pentola.»
«Non mi ricordo neanche di questo», disse il bambino con la sua lieve voce cristallina. Si era avvicinato al traghettatore che ora taceva, sentiva la sua respirazione uguale, lenta.
«Devo attraversare il fiume, disse. Ho di che pagare la traversata.»
Il gigante si chinò, lo prese nelle sue grandi mani, lo posò sulle sue spalle, si rialzò e discese nella sua barca, che cedette un poco sotto il suo peso.
«Andiamo, disse. Tieniti più forte che puoi al mio collo!»
Con una mano, afferrava il bambino per una gamba, con l’altra piantò la pertica nell’acqua. Il bambino si aggrappò al suo collo con un movimento brusco, sospirando, Il traghettatore poté stringere a quel punto la pertica con le due mani, le sollevò dalla melma, la barca lasciò la riva, il rumore dell’acqua s’allargò sotto i riflessi, nelle ombre.
E un istante dopo un dito toccò il suo orecchio.
«Ascolta, disse il bambino, vuoi essere mio padre?»
Ma s’interruppe subito dopo, la voce rotta dalle lacrime.
«Tuo padre! Ma sono solo il traghettatore! Non mi allontano mai da una sponda o dall’altra del fiume.»
«Ma resterei con te, sulla sponda del fiume.»
«Per essere un padre, bisogna avere una casa, non lo capisci? Io non ho casa, vivo tra i giunchi sulla riva.»
«Resterei così volentieri accanto a te sulla riva!»
«No, disse il traghettatore, non è possibile. E del resto vedi!»
Quel che bisogna vedere è che la barca sembra cedere sempre più sotto il peso dell’uomo e del bambino, che aumenta a ogni secondo. Il traghettatore fatica a spingerla in avanti, l’acqua arriva all’altezza del bordo, lo supera, riempie lo scafo con le sue correnti, raggiunge l’estremità delle assi curve. Il battellino comunque non affonda, piuttosto è come se si dileguasse, nella notte, e l’uomo nuota, adesso, con il ragazzino sempre aggrappato al collo.
«Non avere paura, dice, il fiume non è così largo, arriveremo presto.»
«Oh, per favore, sii mio padre! Sii la mia casa!»
«Bisogna dimenticare tutto questo», risponde il gigante, sottovoce. «Bisogna dimenticare queste parole. Bisogna dimenticare le parole.»
Ha ripreso nella sua mano la piccola gamba, che è già immensa, e col suo braccio libero nuota in questo spazio senza fine di correnti che si scontrano, di abissi che si socchiudono, di stelle.

Yves Bonnefoy, Le assi curve, Mondadori, pagg. 174-181

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati
Text selection is disabled by content protection wordpress plugin