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Narrativa

Tre madri

a cura di Alessandra Allegretti

Già dal titolo emerge il carattere particolare di questo intenso romanzo, Tre madri di Francesca Serafini, edito da La nave di Teseo. Un giallo poliziesco dai toni femminili e primigeni.

La protagonista, la commissaria Lisa Mancini, vanta una carriera prestigiosa ma ad un certo punto si ritira nel commissariato provinciale di Montezenta, in Romagna. Sicuramente sta passando un momento critico, si distrae isolandosi con il gioco Candy Crush, che la tiene lontana dalle ossessioni che la dominavano un tempo. In realtà proprio qui è costretta a cercare un senso alla sua esistenza da un caso particolare, tra le pieghe della storia e attraverso i personaggi femminili, soprattutto le tre madri che vengono coinvolte e che in fondo hanno lei e la sua inchiesta come trait d’union.

Proprio a Montezenta infatti un giorno scompare River, un ragazzo di quindici anni che vive in una comunità anticonformista non accettata dai “paesani”. Ma River è vittima o carnefice? Che cosa gli è capitato? Il mistero si infittisce con lo scorrere dell’intreccio e proprio per rispondere fino in fondo Lisa dovrà investigare anche dentro se stessa.

In un capitolo per esempio da un indizio si passa a un flashback, quando suo padre si  “era ricordato anche il giorno della cerimonia che aveva nominato Lisa primo dirigente nel commissariato di Corviale. Aveva accettato di uscire dalla villa per andare a festeggiare al ristorante. una giornata che Lisa non avrebbe più dimenticato. erano loro tre, come un tempo, con una qualche apparenza di serenità, vista lago: e Lisa si era chiesta che scotto avrebbe dovuto pagare subito dopo. D’altra parte, se non durasse sempre così poco, daremmo lo stesso peso alla felicità?”

La storia rapisce pian piano e sorprende con periodi raffinati e lessico accurato e introspettivo, caratteristico della sensibilità femminile della scrittrice e della protagonista, che costruiscono “insieme” gli eventi dialogando con le tre madri. Una profondità fatta di buio, di silenzi, di rimozioni e di sentimenti come quando ci si sofferma sul senso della vita e della vecchiaia, che non è certamente una categoria solo cronologica.

C’è infine il gruppo di quelli che, semplicemente, usano la consapevolezza dei propri anni per non invecchiare mai. Che sono sempre curiosi di quello che la modernità sottopone alla loro attenzione e che però, proprio mantenendo alta l’allerta, continuano a studiare e a distinguere, a scegliere volta per volta. Secondo criteri etici ed estetici stratificati negli anni che non li portano a giudicare prima – il tempo del pregiudizio – né a giudicare dopo – il tempo del pentimento – ma a giudicare durante: che è il tempo di chi, a dispetto dell’anagrafe, si mantiene giovane proprio continuando a contribuire attivamente alla vita mentre accade.”

In un sapiente gioco di alternanza il lettore viene accompagnato mano nella mano nei pensieri di Lisa, negli anfratti del cuore disperato delle madri coinvolte, nei luoghi nascosti dei ragazzi spariti o rifugiati: River, come molti di noi, è solo un metaforico esempio.

 

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