Narrativa

Nel guscio

McEwan Ian

Descrizione: Una donna, Trudy, suo marito John Cairncross, editore e poeta, e l'amante di lei, Claude, agente immobiliare senza troppi scrupoli. Un triangolo destinato a concludersi nel sangue quando Trudy e Claude decidono di uccidere John, per impadronirsi della sua prestigiosa e decadente casa di famiglia. L'unico testimone del loro crimine è il narratore della storia, il bambino che Trudy sta per mettere al mondo; che non può vedere eppure è in grado di sentire ogni cosa. Attraverso le sue sensazioni, le sue ipotesi e i suoi dubbi scopriamo che Claude è il fratello di John; comprendiamo i dettagli del delitto e soprattutto i passi falsi dei due complici. Perché anche il crimine che sembra perfetto rivela qualche crepa. E sarà proprio quel testimone improbabile che, come un detective o un novello Amleto, si farà giustizia facendo emergere il dettaglio che incastra gli assassini.

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Anno: 2017

ISBN: 9788806232740

Recensito da Luigi Bianco

Le Vostre recensioni

Ian McEwan, Nel guscio

“Dovrei essere io quello che piange. Ma i nascituri sono stoici imperscrutabili, Budda sommersi, inespressivi. […] noi accettiamo l’idea che le lacrime sono nella natura delle cose. Sunt lacrimae rerum.”

La vita è quel che è, terribile o gioiosa, vana o superflua, agghiacciante o spensierata. Poi c’è la morte, punto fermo esistenziale, niente cosmico o trapasso da una forma di vita a un’altra, sempre comunque definitiva e irreversibile. Questo è l’eterno e perfetto binomio con cui quotidianamente dialoghiamo. Eppure esiste una terza via, dimenticata e per certi versi angosciante; una via liminale, mutevole, mai stabile e fissa ma sempre in movimento inesorabile, preposta, limbica. Ed è proprio in questa condizione esistenziale che il protagonista di Nel guscio, ultimo romanzo uscito per Einaudi dello scrittore inglese Ian McEwan, si trova, vive, pensa, agisce. Già perché la storia è narrata in prima persona da un feto che ha quasi completato lo sviluppo intrauterino e si prepara alla nascita. Il nascituro, filosofo, giornalista, fine sommelier – gode, giudica e cataloga ogni tipo di vino ingerito dalla madre – e, attento investigatore, assisterà al concepimento, allo sviluppo e all’epilogo dell’omicidio del padre, il poeta ed editore John Cairncross, per mezzo della dolce e crudele madre, Trudy, e dello zio-amante spietato e viscido nonché fratello della vittima, Claude. Il movente: l’edificio abitato da Trudy appartenente a John. Da che parte stare? L’unico collegamento con l’esterno è dato dall’udito, abbastanza sviluppato anche se a volte ostacolato dal liquido amniotico che attutisce e distorce i dialoghi, e dal cordone ombelicale che dall’interno della madre penetra il ventre del non-nato. La vista è cieca, lo sguardo è rivolto al suo animo, alla sua coscienza, sfiora l’ascesi. Quando non raccoglie dati per l’indagine – più morale che giudiziale – si chiude in sé stesso, pensa, giudica, ritratta, soffre, sceglie, sentenzia. Lo zio è già condannato in partenza, ripudia tutto di lui, il modo di parlare, l’attaccamento al denaro, l’odio nei confronti del padre, il sesso che, minaccia orripilante, arriverà più volte a pochi centimetri dal suo cranio. Per il padre, John, proverà compassione, pena, amore viscerale: è inerme, non può nulla, vorrebbe salvarlo, gridargli di non cadere nel tranello, invece può solo assistere, sentire per l’ultima volta la sua voce. Poi c’è la madre: l’amore che li tiene uniti è fisico. In lei lui cresce, in lei esiste la sua esistenza, in lei sceglie di nascere. La condanna, ma non smette di amarla: non può farlo. Ma è tempo d’azione: Claude e Trudy preparano la fuga, braccati dalla polizia. Il taxi li aspetta. Basta, è il nostro protagonista a decidere: il piccolo dito si insinua, straccia il sottile strato di placenta. Il liquido esplode verso il basso. Il dolore, la luce, la nascita, la vita. «Ci riflettiamo. È finita».

È sicuramente un libro interessante, un giallo in cui i colpevoli si palesano fin dall’inizio, in cui la ricerca è interiore, esistenziale e filosofica. Il feto prende le sembianze di una coscienza rivolta in sé; il mondo esterno è presente pienamente ma è ovattato, distante, impalpabile. È l’udito l’unico senso disponibile, l’unico filtro fra ciò che è dentro e ciò che è fuori. Risulta tuttavia difficile comprendere appieno da dove questa coscienza arrivi e verso dove sia diretta; voglio dire che un pensiero così articolato e complesso, agile e perentorio, abile e scaltro che spazia dalla vita pubblica e politica alla filosofia dell’essere, dal diritto alla morale, tende a essere un fardello ingente per un feto, che in più momenti si mostra essere quel che è: un embrione ancora indissolubilmente attaccato alla madre. Restano, dunque, molti spunti da chiarire con la riflessione personale e intima di ogni lettore. Ci sono in ballo molte vite e una morte. E ancora un parto, un’altra vita: questa volta vera, piena, reale e definitiva.

Luigi Bianco

Il blog di Luigi Bianco

 

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 1 commento )

Nel guscio – Louis Book World

[…] Pubblicazione I-Libri […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Ian

Mcewan

Libri dallo stesso autore

Intervista a McEwan Ian


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Il racconto di una storia d’amore, di due adolescenti che si innamorano, litigano, si lasciano, fanno pace. Veronica s’innamora di quello che crede l’amore della sua vita, ma poi qualcosa in lui cambia e allora cominciano litigi e sotterfugi. Ma quand’è che l’amore da solo non basta? sembra chiedersi Veronica, dopo l’ennesimo litigio con il proprio ragazzo. Una storia da leggere attraverso gli occhi della giovane ragazza, protagonista del romanzo, e delle inseparabili amiche. Emozioni di donne in erba, dubbi, paure, brividi di un amore che non si insegna nelle scuole.

Veronica. Solo l’amore non basta

Palermo Antonella

"Nonostante qualche critica iniziale e un certo scetticismo, alimentato dalla stessa autrice in lettere private, La virtù di Checchina è uno dei testi più riusciti di Matilde Serao, un racconto borghese gradevole e coinvolgente, in cui l'innata simpatia della sua protagonista, i suoi ostentati timori, i vorrei ma non posso che ne animano di continuo le azioni e le esitazioni, riescono a creare una naturale empatia con il lettore che pur lasciandosi scappare magari più d'un sorriso dinanzi all'esibita ingenuità della donna, non può che divertirsi a sospirare e cospirare con lei, nella ricercata realizzazione di desideri tanto comuni quanto umani." (dalla prefazione di Aldo Putignano).

La virtù di Checchina

Serao Matilde

Una mattina d'aprile del 1941 Virginia Woolf usciva di casa e si dirigeva come per una passeggiata verso il vicino fiume Ouse. A cinquantanove anni, la più grande scrittrice del Novecento aveva scelto di spegnere nel silenzioso fluire delle acque la tensione ormai insostenibile della sua esistenza. Sulla scrivania, due lettere di congedo e l'ultimo romanzo, "Tra un atto e l'altro", il più rarefatto e insieme il più struggente dei suoi capolavori. Tra un atto e l'altro di un'ingenua rappresentazione dilettantesca in un paese della campagna d'Inghilterra, si liberano i "momenti dell'essere" più squisitamente woolfiani: gli uomini, gli spettatori della vita, sono colti nel loro stato di protagonisti. Rigurgiti ansiosi, voluttuose fantasticherie, accensioni di desiderio, guizzi di rivolta, sottomissioni, monologanti lirismi percorrono un tempo neutro, un'ora zero della vita, e confluiscono in un unico stream che si oppone con fluida, magnetica tenacia alla tragica, banale fissità degli avvenimenti rappresentati. "Tra un atto e l'altro" è il romanzo del presente, del mobile, del fuggevole, del frammentario che anela a comporsi in unità, in una compiuta polifonia.

Tra un atto e l’altro

Woolf Virginia

Figlia naturale di Lord Byron e Claire Clairmont, giovanissima sorellastra della scrittrice Mary Shelley, Allegra viene riconosciuta dal poeta inglese e strappata alla madre. Dopo un periodo trascorso a casa Shelley, raggiunge il padre prima a Venezia, poi a Ravenna dove Byron era ospite della contessa Guiccioli, sua nuova fiamma. Nell’Italia del primo Ottocento, Byron – idolatrato dalle donne, celebre per i suoi atteggiamenti da dandy demoniaco – trascina con sé nelle sue avventure, tra Carbonari e nobildonne, questa bambina di pochi anni, straordinariamente intelligente e graziosa che morirà tragicamente nel 1822, a soli cinque anni. In questo breve, intenso romanzo (pubblicato per la prima volta nel 1935 da Leonard e Virginia Woolf) la Origo rievoca con passione un’esistenza straordinaria e commovente.

Allegra, la figlia di Byron

Origo Iris