Libri per ragazzi

Nel mare ci sono i coccodrilli

Geda Fabio

Descrizione: Se nasci in Afghanistan, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, può capitare che, anche se sei un bambino alto come una capra, e uno dei migliori a giocare a Buzul-bazi, qualcuno reclami la tua vita. Tuo padre è morto lavorando per un ricco signore, il carico del camion che guidava è andato perduto e tu dovresti esserne il risarcimento. Ecco perché quando bussano alla porta corri a nasconderti. Ma ora stai diventando troppo grande per la buca che tua madre ha scavato vicino alle patate. Così, un giorno, lei ti dice che dovete fare un viaggio. Ti accompagna in Pakistan, ti accarezza i capelli, ti fa promettere che diventerai un uomo per bene e ti lascia solo. Da questo tragico atto di amore hanno inizio la prematura vita adulta di Enaiatollah Akbari e l'incredibile viaggio che lo porterà in Italia passando per l'Iran, la Turchia e la Grecia. Un'odissea che lo ha messo in contatto con la miseria e la nobiltà degli uomini, e che, nonostante tutto, non è riuscita a fargli perdere l'ironia né a cancellargli dal volto il suo formidabile sorriso. Enaiatollah ha infine trovato un posto dove fermarsi e avere la sua età.Questa è la sua storia.

Categoria: Libri per ragazzi

Editore: Baldini Castoldi

Collana: Romanzi e racconti

Anno: 2017

ISBN: 9788893880107

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari di Fabio Geda 

Ti (e mi) faccio una domanda. Perché un migrante decide di lasciare il proprio paese?
Le risposte possibili sono tante, come le cause: genocidio, guerra, persecuzioni razziali, violenze, intolleranza religiosa, fame, carestia, disoccupazione…

Il piccolo Enaiatollah lascia l’Afghanistan perché appartiene a una stirpe di pregiata ascendenza (“La zona in cui vivevamo, il distretto di Ghazni, è abitato solo da hazara, cioè afghani come me, con gli occhi a mandorla e il naso schiacciato… più piatto degli altri, più piatto del tuo, Fabio, ad esempio: i tratti delle popolazioni mongole. C’è chi dice che siamo i discendenti dell’armata di Gengis Khan. C’è chi dice che i padri dei nostri padri erano i koshani… i leggendari costruttori dei Buddha di Bamiyan”), tuttavia perseguitata (“Uscire dalla provincia di Ghazni era estremamente pericoloso per noi… perché tra talebani e pashtun… dovevi stare attento a chi incontravi”).

La mamma decide che per lui è meglio emigrare in Pakistan (“Mamma camminava con il chador, ma si era portata nel sacchetto un burqua da indossare quando incontravamo delle persone, un modo buono per non far vedere che era una hazara e per nascondere me.”). Lì il bambino solidarizza con altri piccoli sfortunati e si dimostra intraprendente nel lavoro di ambulante.
Ma la vita non soddisfa il piccolo afghano, che decide di seguire una rotta irta di pericoli e di insidie, attraverso Pakistan, Iran, Turchia, Grecia, per raggiungere l’Italia con il miraggio di un futuro migliore.

E, attraverso questo romanzo, ti (e mi) faccio un’altra domanda. Come può sentirsi un migrante – e soprattutto un migrante adolescente – durante questo viaggio?

Si sente sguarnito (“È il più grande problema di essere clandestini, questo: sei illegale anche nella salute”).

Si sente svantaggiato (“Non potevo fare domande nella mia tripla condizione di malato, debitore e afghano”).

È in balia di loschi personaggi (“Il nostro trafficante”), ai quali spesso consegna la propria vita.

Si sente solo (“Dell’assenza di Sufi me ne accorgevo soprattutto la notte, quando mi giravo nel sonno e le braccia e le mani non lo trovavano sul tappeto accanto a me”), maledettamente solo (“Su un canale c’era un film con delle torri che crollavano… Sarà anche stato grave ciò che era successo, e ora lo so che era grave, una tragedia terribile, ma io sul momento ho pensato che per me era più grave essere senza Sufi”).

Vive nella paura di essere deportato (in Iran, ad esempio, nei terribili campi di concentramento: “Telisia. Sang Safid”).

Cerca di intravedere una fine (“Invece, il ventiseiesimo giorno, la montagna è finita”). E magari quella fine è crudele (“Mancavano dodici persone. Dodici, del gruppo di settantasette, erano morti durante il cammino. Bengalesi e pakistani, soprattutto. Scomparsi nel silenzio, e io non me n’ero neppure accorto”).

Si abbandona alla paura (“Un altro viaggio? Ho pensato alla montagna. Ho pensato al doppio fondo del camion. Ho pensato: ora il mare. Mi faceva paura. Io stavo a galla a mala pena nelle pozze del fiume. Nel grande mare, il Mediterraneo, sarei affogato. Chissà cosa nascondeva, il mare”) e affronta la sorte con mezzi di fortuna, da disperato, su un gommone da gonfiare (“Un kit perfetto. Da Ikea dei clandestini”).

Ricorre agli espedienti (“In Grecia… può darsi che lì serva qualcuno che parla inglese, e io parlo inglese”).

Si abbandona allo sconforto (“Non riuscivamo ad andare verso la Grecia perché di là il mare è in salita”), non ha punti di riferimento (“Sulla costa c’era un faro. Era il nostro punto di riferimento. Ma a un certo punto non lo abbiamo più visto”), si sente facilmente perduto (“Siamo grandi come il dente di una balena… E le balene ci mangeranno. E se non ci mangeranno loro, ci penseranno i coccodrilli, anche se voi dite che non ci sono”).

E se ti fai questa domanda e ti interroghi sui sentimenti di un esule, come ti comporti quando incontri uno di questi sfortunati in uno dei nostri paesi che vivono la vergogna quotidiana dell’eccesso e dello spreco? E hai ancora il coraggio di essere razzista? Oppure ti vien voglia di abbracciarlo, di piangere e di maledire questo mondo ingiusto?

Bruno Elpis

fabio geda

La pagina web di Fabio Geda

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Fabio

Geda

Libri dallo stesso autore

Intervista a Geda Fabio


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Città reali scomposte e trasformate in chiave onirica, e città simboliche e surreali che diventano archetipi moderni in un testo narrativo che raggiunge i vertici della poeticità.

L’arte di insegnare a vedere l’invisibile, Calvino e il suo «poema d’amore»: Le città invisibili

Calvino Italo

Avremo mai il coraggio di essere noi stessi? Si chiedono i protagonisti di questo romanzo. Due ragazzi, due uomini, due incredibili destini. Uno eclettico e inquieto, l’altro sofferto e carnale. Un legame assoluto che s’impone, violento e creativo, insieme al sollevarsi della propria natura. I due protagonisti si allontanano, crescono geograficamente distanti, stabiliscono nuovi legami, ma il bisogno dell’altro resiste in quel primitivo abbandono che li riporta a se stessi. Nel luogo dove hanno imparato l’amore. Un luogo fragile e virile, tragico come il rifiuto, ambizioso come il desiderio. L’iniziazione sentimentale di Guido e Costantino attraversa le stagioni della vita, l’infanzia, l’adolescenza, il ratto dell’età adulta. Mettono a repentaglio tutto, ogni altro affetto, ogni sicurezza conquistata, la stessa incolumità personale. E ogni fase della vita rende più struggente la nostalgia per quell’età dello splendore che i due protagonisti, guerrieri con la lancia spezzata, attraversano insieme. La voce narrante del protagonista ha la limpidezza poetica, l’ingenua epicità dei grandi inetti della letteratura, s’impenna funambolica, s’immerge tragica e gioiosa nelle mille insenature di questo romanzo che è insieme classico e sperimentale. Un romanzo che non somiglia a nessun romanzo, perché una storia d’amore non somiglia a nessun’altra storia d’amore. Margaret Mazzantini ci affida un romanzo ipnotico, dotato di una luce che ti fucila alle spalle, che avanza con l’urgenza folle e anticonformista di un narratore che rivendica il diritto di trasformare la vergogna in bellezza. Il diritto della letteratura, quello di risvegliarci lasciandoci nello stupore di un fragoroso sogno. Perché il vero scandalo sarebbe non aver cercato se stessi. E alla fine sappiamo che ognuno di noi può essere soltanto quello che è. E che il vero splendore è la nostra singola, sofferta, diversità.

Splendore

Mazzantini Margaret

John Henry Mackay, poeta scozzese, dedicò molti anni della sua vita alla ricerca di tutte le fonti possibili, sia testimoniali che documentarie, per realizzare una biografia, l'unica a tutt'oggi attendibile, del filosofo tedesco Max Stirner. Ne curò tre successive edizioni, negli anni 1898, 1910, 1914. Quest'ultima viene qui utilizzata per la prima traduzione pubblicata in lingua italiana, che colma una lacuna e apre un velo più "umano" rispetto alla imponente bibliografia stirneriana, incentrata quasi esclusivamente su studi e ricerche di preminente carattere filosofico.

Max Stirner. Vita e opere

Mackay John Henry

Tutto ha inizio con una lista di nomi. Non sono nomi qualunque, ma quelli di pericolosi terroristi che minacciano la sicurezza internazionale tanto da dover essere eliminati uno a uno. Solo sette persone nelle segrete stanze di Washington conoscono l¿esistenza della "lista nera", tra queste il presidente degli Stati Uniti. La minaccia è reale, ma deve rimanere top secret o si scatenerà il panico. Il primo di questi nomi è anche il più temibile: "il Predicatore", un fondamentalista islamico senza scrupoli che ha come unico scopo la distruzione degli infedeli. Incita all'odio attraverso messaggi che diffonde tramite il web e riesce a raccogliere attorno a sé una folla di proseliti che scatenano una serie incontrollabile di eventi mortali. Gli omicidi si moltiplicano, non solo negli Stati Uniti ma anche sul territorio inglese, dove cadono altre vittime. Troppe. Solo un uomo può compiere quella che sembra una missione impossibile: l'ex marine Kit Carson, soprannominato "il Segugio", che viene prontamente incaricato di trovare e uccidere il responsabile di quell'inferno. Kit, però, non sa che faccia abbia il suo nemico, dove si nasconda e quale sia il suo vero nome. Sarà un giovane ed espertissimo hacker a rintracciare per lui le postazioni del Predicatore e dei suoi complici utilizzando solo la tecnologia. Si scatena così una guerra tra due schieramenti, totalmente diversi tra loro ma con un obiettivo comune: la distruzione dell'avversario. Con La lista nera Frederick Forsyth si riconferma un maestro del genere firmando un thriller che non lascia scampo, in cui attualità e fiction si mescolano grazie a un eccellente lavoro di documentazione che svela i retroscena dei servizi segreti britannici, americani, pachistani e israeliani.

LA LISTA NERA

Forsyth Frederick