Giallo - thriller - noir

Nel posto sbagliato

Poldelmengo Luca

Descrizione: In una metropoli attanagliata dalla crisi economica, assediata dal crimine, dall’immondizia e da un sole cocente e malato, un’unità speciale delle forze di polizia – la Red – sembra essere l’unica risposta possibile alla richiesta della cittadinanza: giustizia e sicurezza. Sono in pochi a conoscerne l’esistenza e la squadra dipende direttamente dal più alto potere politico. Il motivo di tanta segretezza è che la Red agisce in via sperimentale e con metodi che ai più potrebbero far gridare, nel migliore dei casi, a una violazione della privacy. Il commissario Vincent Tripaldi è a capo della Red. Ha alle spalle una storia difficile, il rapporto asfittico con suo fratello gemello Nicolas lo ha portato a rifugiarsi dietro una maschera di misantropia e cinismo, ad autoconvincersi che l’egoismo sia l’unico vero sentimento umano, che l’amore non esista. Vincent non ha amici, solo colleghi, le sue uniche gratificazioni le attinge dal lavoro; fuori dalla Red è un uomo solo. Quando si trova a indagare sull’omicidio di un collega, Vincent si rende conto che l’assassino usa contro la Red le sue stesse armi: per mostrarne i limiti ed evidenziarne la pericolosità sociale insita in un’attività investigativa che tiene così poco in considerazione i diritti elementari dei cittadini. Durante l’indagine Vincent si trova risucchiato in un vortice che ne mina le convinzioni più profonde: sulla natura del suo rapporto con la sua apprendista Naima, con suo fratello Nicolas, con il suo mentore Luca Basile. L’inchiesta lo trascina sempre più a fondo, fino a metterlo davanti a una verità tanto atroce da non trovare posto neppure nel peggiore dei suoi incubi. Vincent Tripaldi ora deve decidere cosa fare della propria vita: scegliere se abbandonarsi all’odio o provare a rincorrere l’amore.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: E/o

Collana: Dal mondo

Anno: 2014

ISBN: 9788866325284

Recensito da Antonella Di Martino

Le Vostre recensioni

Sempre più logora.

Unreal city.”

Ricorda i versi di T. S. Eliot la città desolata in cui Luca Poldelmengo ha ambientato il suo noir. Una metropoli ferita, arida. Un mare irriconoscibile. Un’umanità sospesa tra ratti, fango, immondizie. La decomposizione è dominata dal grandioso, tetro scheletro di una ruota panoramica: quel che resta degli ideali dell’infanzia, l’ombra di un’allegria defunta. Non appartiene ad aprile, ma a una fetida estate la crudeltà di questa storia molto attuale.

La voce dell’autore non è sussurrata: interviene a presentarci direttamente i suoi personaggi, i fili delle passioni che li muovono, le dicotomie che li dilaniano. Il ritmo è veloce, non c’è tempo per far emergere i caratteri dall’azione e dai dialoghi: poliziotti e civili, vittime e carnefici hanno miti e moventi ben illustrati nell’album della loro storia familiare. Le loro domande con relative risposte compongono il motore della narrazione.
Che cosa è peggio: un innocente in galera o un assassino in libertà? La razionalità non basta a fornire la risposta. La finzione del romanzo segue fedelmente la realtà quotidiana: la paura prende il sopravvento, cerca protezione, concede armi e fiducia a chi dichiara guerra al crimine. Ma come distinguere un “danno collaterale” da un omicidio? È giusto sacrificare alcune vite per salvarne di più? Il fine giustifica davvero i mezzi?
Qualcuno, in alto, ha trovato la sua risposta: l’unico fine è il potere, che non ha bisogno di giustificare i suoi mezzi.
Non mi hai ancora detto come farai a convincere gli elettori domani dell’esatto contrario di quello che stai dicendo oggi.”
“Con la paura, il miglior alleato su cui un politico possa contare, da sempre.” 

La squadra della Red è un manipolo di cavalieri competenti e valorosi, che combatte contro il crimine. Hanno le migliori intenzioni. Sanno usare le pistole, certo, ma la loro arma migliore è l’ipnosi. Potrebbe sembrare un mezzo meno violento e invasivo di altri. Ma non lo è. La tecnica ipnotica usa la droga come grimaldello per scoperchiare l’inconscio come una scatoletta di tonno: il testimone, ridotto a semplice contenitore da violare, perde dignità, consapevolezza, difese.

Una vicenda dal sapore epico, intrisa di sangue, menzogna, tradimento. La Red è destinata a morire combattendo. È prevista una rinascita, ma sembra più minacciosa della morte. La storia appassiona, funziona bene. Fa riflettere. Genera dubbi. Lo stile traballa un po’ su alcune espressioni ritrite, ma riprende fiato grazie alle citazioni insolite e ai dialoghi vivaci, conditi con deliziosi spunti ironici.

Il trionfo assoluto dei cattivi lascia dietro di sé un bagliore di speranza: infine il protagonista compie davvero un balzo evolutivo, scegliendo di salvare l’innocente dalla galera. Dopo un ultimo saluto alla ruota panoramica, i Nostri svaniscono nella “nebbia rugginosa”. Splendido finale.

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