Saggi

Nella testa di Putin

Eltchaninoff Michel

Descrizione: Un affascinante viaggio all'interno del pensiero del nuovo zar di Russia. Un libro assolutamente necessario per capire le ragioni più profonde della criminale politica di Putin e della sua invasione dell'Ucraina. «Un libro degno di un'operazione neurologica, che svela cos'abbia Putin nella testa» – Sylvain Tesson «Questo modo inedito di far luce sul carattere inquietante di Putin mostra quanto la letteratura e la filosofia possano avere effetti sull'esercizio del potere» – Les Inrockuptibles

Categoria: Saggi

Editore: E/o

Collana: Dal mondo

Anno: 2022

ISBN: 9788833575063

Recensito da Redazione i-LIBRI

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Nella testa di Putin di Michel Eltchaninoff

Quali sono le basi ideologiche e filosofiche del pensiero dell’autocrate più potente e pericoloso dei nostri tempi? Il pensiero di Putin è complesso (ha molte diverse ispirazioni) e si evolve (è cambiato negli anni). Prendendo spunto spesso da irrazionalismi – ma sempre con pretesa scientifica – e da pensatori per lo più sconosciuti in Occidente. Il “sovietismo”, basato non sull’idea comunista ma sul nazionalismo e il militarismo. Le istanze conservatrici: dalla Chiesa ortodossa al pensiero slavofilo, da certe posizioni di Solženicyn fino all’idea della superiorità morale del popolo russo di fronte alla decadenza occidentale. Il movimento “eurasista” che pone la Russia al centro tra Europa e Asia. L’ideologia imperialista per cui la Russia deve riprendere il controllo dei popoli un tempo sottomessi all’URSS e prima ancora agli zar. Il sovranismo come strumento ideologico nella battaglia contro la democrazia.

Non è facile inquadrare la figura di Vladimir Putin. Nato e cresciuto in piena Russia sovietica, fedelissimo al suo paese, agente del KGB, dopo il crollo dell’URSS fa una rapidissima carriera politica fino a diventare presidente nel 2000. In quella fase, che dura due mandati presidenziali, si mostra aperto all’Occidente, liberista, democratico. A partire dal suo terzo mandato, però, ci troviamo di fronte a un Putin ultraconservatore e tradizionalista, intenzionato a riportare in auge i “veri valori” del popolo russo. Chi è dunque quest’uomo? Un comunista, un liberale, un conservatore? Lo studio di Eltchaninoff, che arriva fino a marzo 2022, cioè fino ai primi giorni dell’invasione dell’Ucraina, esplora i comportamenti e i discorsi di Putin per risalire alle sue fonti di ispirazione filosofica e ideologica, giungendo spesso a risultati inaspettati. Si va da ideologi nazionalisti e conservatori a sostenitori del panslavismo, a filosofi della “russità”, fino a scrittori come Dostoevskij, opportunamente riletti e talvolta distorti per fungere da efficaci sostegni alla sua visione del mondo: una Russia forte e temuta che occupi il posto che le spetta tra le grandi potenze mondiali. In attesa di sapere quanti morti totalizzerà quest’ennesima feroce guerra è utile cercare di capire cos’abbia in testa la persona che l’ha scatenata.

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Il 21 febbraio 2022, poco dopo che Macron ha ottenuto dal presidente russo la disponibilità a partecipare a un summit con Joe Biden, Vladimir Putin convoca il proprio Consiglio di sicurezza, l’organismo dove siedono i più grandi personaggi dello Stato, i suoi fedelissimi. Qui parla della situazione nel Donbass dove le due repubbliche autoproclamate di Donetsk e Lugansk, in mano ai filorussi, sono attaccate, dice, dall’attuale potere di Kiev. Vuole decidere, spiega, come la Russia debba rispondere alla richiesta di riconoscimento delle due repubbliche.

Chiede dunque ai vari esponenti di dare un loro parere. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov racconta degli incontri con i colleghi occidentali e conclude che l’Occidente respinge le richieste legittime della Russia. Parla di direttore dell’Fsb, il servizio segreto: la situazione nel Donbass sta peggiorando. Putin chiede: si devono riconoscere le due repubbliche dal momento che il ricatto dell’Occidente è divenuto palese? Parla Medvedev. Putin lo rimanda a sedere con un gesto della mano e specifica: non ho chiesto il vostro parere in anticipo. Vuole solo sapere se il suo primo cerchio aderisce alle iniziative che sta per prendere.

La risposta che gli viene data non è entusiasta, ma neppure negativa. L’ultimo a parlare è Michail Mišustin, direttore dell’intelligence internazionale. “Vuole avviare un iter di trattative?”, gli domanda Putin. La risposta non arriva, fino a che l’uomo non ripete la frase che gli ha suggerito Putin. “Grazie, torni pure a sedere”.

Questa scena è raccontata da Michel Eltchaninoff, giornalista e saggista parigino di famiglia russa, in Nella testa di Putin (e/o) e mostra come il leader russo eserciti il suo potere sulla cerchia degli intimi. La situazione richiama alla memoria le riunioni convocate da Stalin al Cremlino negli anni Trenta e Quaranta del Novecento, che spesso si concludevano con effetti tragici su chi vi partecipava.

Eltchaninoff, studioso di filosofia russa, ricostruisce nel suo libro – contributo che si aggiunge ad altri libri recenti (Elena Kostioukovitch, Nella mente di Putin, La nave di Teseo; Mara Morini, La Russia di Putin, il Mulino; Giorgio Dell’Arti, Le guerre di Putin, in libreria con La nave di Teseo, in edicola con Repubblica) – le basi filosofiche di Putin. A partire dalla sua svolta conservatrice nel 2013, si è andata infatti consolidando una dottrina Putin.

Il leader russo ha un progetto per l’Europa e per il mondo ed è convinto di non essere molto lontano dal realizzarlo. Si compone di due elementi principali: “il mondo russo” e la leadership del movimento conservatore presente nel continente europeo. L’Europa è al declino economico e morale, come dimostrerebbero il dilagare della pornografia, i matrimoni omosessuali, l’ateismo trionfante, il cosmopolitismo e persino l’uso di Internet. La Russia ha vinto la Grande guerra patriottica contro la Germania, ma ora è messa in un angolo, umiliata di continuo dalle potenze occidentali, Stati Uniti in primis.

Questi libri, seppur in modo diverso, fanno capire che Putin non ragiona in termini di utilità, l’aggressione dell’Ucraina è una decisione contraria agli interessi della Russia.

Vladimir Putin è un uomo comune che ha raggiunto con grande abilità un potere immenso in Russia eliminando avversari, dominando l’opinione pubblica con il controllo dei media e facendo leva su un risentimento diffuso tra i suoi connazionali dopo la fine dell’Urss.

Dal ritratto che ne danno i vari autori si evince che la teoria politica imperiale che Putin ha elaborato, quella che l’ha spinto a scatenare la guerra contro l’Ucraina, nasce da una radicata teoria del complotto con cui la sua stessa sofferenza sembra ritrovare un senso fino a compensare due debolezze di fondo: la solitudine, causa della sospettosità, e il senso di pochezza personale a lungo negato, che si rovescia nel suo contrario: un complesso di grandezza e superiorità…

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