Giallo - thriller - noir

Nell’ombra e nella luce

De Cataldo Giancarlo

Descrizione: Torino 1821. Nel clima turbolento del primo Ottocento, due fratelli di famiglia aristocratica, entrambi ufficiali dei carabinieri, compiono scelte radicalmente opposte: uno si schiera con i liberali, l'altro con i conservatori favorevoli alla restaurazione. Ventotto anni dopo i loro figli si incontreranno sul campo di battaglia di Novara, e in nome del sogno di unità nazionale ricomporranno una frattura che pareva insanabile.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Einaudi

Collana: Einaudi. Stile libero big

Anno: 2014

ISBN: 9788806221843

Recensito da Elpis Bruno

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Nell’ombra e nella luce”, per mano di Giancarlo De Cataldo, si svolge l’indagine di “Emiliano Mercalli di Saint-Just, giovane capitano dei carabinieri reali”.

Tutto comincia (meglio sarebbe dire prosegue) nel 1848, durante un’operazione militare, quando il capitano s’imbatte nuovamente ne “il Diaul, con il suo becco d’uccello, il lungo mantello nero, i capelli sciolti sulle spalle”: un feroce assassino mascherato che si abbatte su donne sventurate, preferibilmente prostitute, a sfogare insani istinti sadici.
Ma il nuovo delitto è alquanto strano, perché “il Diaul è tuttora ristretto presso il regio manicomio, nel reparto degli alienati furiosi”.
La narrazione retroagisce all’autunno del 1846, quando Emiliano – con l’intraprendente e intuitivo medico Gualtiero Lancefroid – si era occupato del primo assassinio commesso al Valentino: “Si trattava di una prostituta alquanto nota, la Rosìn.”
L’indagine allora aveva individuato nel pittore Tobias Zevi di Samuele il responsabile degli atroci femminicidi. Il nuovo delitto del 1848 conferma che probabilmente è stato commesso un terribile errore di valutazione…

Nel romanzo, un motivo d’interesse è rappresentato dall’intreccio tra l’ottocentesca vicenda proto-poliziesca e i personaggi nei quali ci siamo imbattuti grazie ai libri di storia: Carlo Alberto, il delfino Vittorio Emanuele (“Si diceva che non passasse giorno senza che il delfino non sacrificasse qualche nobildonna sull’altare della sua lussuria”) e il conte di Cavour (“Io credo che anche questo Diaul sia una questione politica”), che agiscono in controluce sull’opposizione reazionaria da un lato, repubblicana dall’altro (“Qui sotto c’è sicuramente lo zampino dei mazziniani”), nelle evoluzioni del costume risorgimentale (“Da Vienna era arrivato un nuovo ballo. Su chiamava valzer e aveva il merito, ma secondo alcuni la colpa, di accorciare pericolosamente la distanza fra i danzatori, favorendo contatti sin troppo espliciti fra il cavaliere e la dama”).

La storia scorre veloce: il personaggio di Mercalli è piuttosto smussato rispetto all’acume del Lancefroid (che per certi versi ricorda l’Auguste Dupin di Poe), ma si riscatta in un finale scoppiettante che lo vede sfidare la gravità terrestre nei cieli di Torino (su una mongolfiera) all’epoca della prima guerra d’indipendenza…

Bruno Elpis

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Tutta giocata di sponda è la partita di biliardo (umano) su cui si impernia questo romanzo giallo: o meglio "antipoliziesco", giacché sin dall'inizio ci esibisce l'assassino. La prima palla a finire in buca, per un colpo a la bande, è la testa calva del professor Winter, esimio germanista: centrato dai proiettili dello squisito consigliere cantonale Kohler, cade con la faccia nel piatto di tournedos Rossini che stava gustando nel ristorante Du théâtre. Quindi, a una a una, rotoleranno in buca le altre palle - un playboy, una squillo d'alto bordo, una perfida nana, un protettore -, delineando un autentico rompicapo: "II comandante era disperato. Un omicidio senza motivo per lui non era un delitto contro la morale, bensì contro la logica". Kohler, poi, in galera è l'uomo più felice del mondo: trova giusta la pena, meravigliosi i carcerieri, e intreccia serafico ceste di vimini. Ha un unico desiderio: che l'avvocato Spät, squattrinato difensore di prostitute, si dedichi finalmente a un'impresa seria (ma a lui sembrerà pazzesca) e riesamini il caso partendo dall'ipotesi che non sia Kohler l'omicida: "Deve solo montare una finzione. Come apparirebbe la realtà, se l'assassino non fossi io ma un altro? Chi sarebbe quest'altro?". Accettata la sfida, Spät precipiterà ben presto in un gorgo, in una surreale commedia umana e filosofica che tiene tutti - lettori in primis - col fiato sospeso: per quale ragione Kohler è di umore tanto allegro? E perché mai ha ucciso Winter?

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