Saggi

La notte della repubblica

Zavoli Sergio

Descrizione: Per la prima volta la storia degli anni di piombo narrata in prima persona dai veri protagonisti, i terroristi neri e rossi che hanno fatto la scelta della lotta armata. Dalla contestazione del '68 allo stragismo, dalla nascita delle BR al sequestro Moro, tutti gli episodi più tragici di un'epoca che ha straziato la coscienza del nostro paese. Un'inchiesta senza pari per complessità e proporzioni, condotta da uno dei grandi nomi del giornalismo televisivo italiano.

Categoria: Saggi

Editore: Mondadori

Collana: Bestsellers

Anno: 1995

ISBN: 9788804401902

Recensito da Mattia Miglio

Le Vostre recensioni

Siamo nel dicembre del 1989, il Muro di Berlino è caduto appena un mese prima e sulle reti RAI va in onda la prima di venti puntate di un programma unico e proprio per questo destinato a fare epoca, “La notte della repubblica”.

A condurlo, una delle più importanti e apprezzate firme del giornalismo italiano, Sergio Zavoli, al quale, negli anni Ottanta, è venuta in mente un’idea ambiziosa e imponente: raccontare agli italiani il clima, le idee e i contrasti che animarono gli anni di piombo nello stivale.

Non si tratta un’impresa agevole: il materiale è infatti sterminato e confuso e le ricerche, come prevedibile, richiedono anni e investimenti umani e finanziari, anche perché nessun altro, prima di allora, si è mai immaginato di rendere organici e chiari una volta per tutte gli avvenimenti che sconvolsero il nostro Paese.

Tuttavia, il progetto, per quanto impervio, non solo viene portato a termine ma ottiene un tale successo, sia di pubblico che di critica, che, negli anni a venire verrà assunto quale parametro di riferimento per ogni indagine giornalistica trasmessa in televisione.

A conferma di quanto detto, basti pensare che numerosi dossier in onda ai giorni nostri fanno sovente uso delle immagini e dei filmati andati in onda in occasione di quell’evento.

La struttura del programma, infatti, alterna racconto a filmati d’epoca e si conclude con un dibattito sui temi affrontati nella puntata con alcuni degli esponenti dell’epoca intervistati proprio da Zavoli.

Chi scrive, classe 1985, non ha potuto vedere all’epoca quelle venti puntate ma ha potuto assaporarne l’atmosfera in questo testo che raccoglie tutti i documenti andati in onda.

Purtroppo la dimensione cartacea sconta per sua natura alcuni limiti: non ci sono le magistrali musiche del Maestro Gianni Marchetti e i filmati in bianco e nero andati in onda nella versione televisiva. Questa è una pecca che potrebbe essere sanata magari allegando al libro un dvd che raccolga quanto meno i filmati più importanti e incisivi andati in onda. Il materiale riportato comunque è fondamentale e, nonostante abbia oggi ben 23 anni di vita, costituisce ancora la testimonianza più importante e completa su quegli anni.

Si parte dall’inizio degli anni Sessanta, dal boom economico e dalle contraddizioni e tensioni sociali che il benessere economico reca con sé.

Lo sviluppo industriale ha generato lavoro ma al contempo ha creato, nelle più importanti metropoli, un alto tasso di scontro sociale che sale fino ad esplodere verso la fine del decennio. Al tempo stesso, l’aumento dei voti a sinistra nei primi anni Sessanta ha portato la Democrazia Cristiana ad avvicinarsi, seppur per un breve periodo, al Partito Socialista.

In coincidenza di tale evento, il testo racconta il primo mistero italiano: il c.d. Piano Solo, architettato dall’ex capo del SIFAR Giovanni De Lorenzo per condurre il paese a una svolta presidenzialista così da scongiurare possibili inteferenze nella politica nazionale da parte di partiti di ideologia marxista e rientranti nell’orbita sovietica.

Il piano fallisce e con esso va in scena un altro mistero: il Presidente della Repubblica Antonio Segni, la cui elezione è stata possibile due anni prima grazie all’appoggio dell’MSI, mantiene un atteggiamento poco chiaro verso il piano di De Lorenzo e viene affrontato duramente da due importanti esponenti del mondo politico di allora, l’on. Prof. Aldo Moro e l’on. Giuseppe Saragat. Proprio Saragat sostituirà Segni quando questi rassegnerà di lì a poco le dimissioni dalla Presidenza della Republica.

Il pericolo del golpe è scongiurato ma le tensioni non si allentano; si arriva al fatidico 1968 con la contestazione che divampa ovunque, dalle fabbriche alle Università che vengono occupate, coinvolgendo tutte le fasce sociali, dagli operai agli studenti.

In questa fase si formano le prime cellule eversive dell’ordinamento democratico, sia nell’ala destra che nell’ala comunista extraparlamentare.

La destra eversiva dà origine ad alcuni dei più gravi fatti di sangue che colpiscono il nostro paese: la vergogna di Piazza Fontana, il fallito golpe Borghese, la strage dell’Italicus, la bomba di Peteano del 1972 fino alla tragedia di Piazza della Loggia del 1974.

Lo scopo dell’eversione di destra è chiara: ravvivare nel paese la paura della minaccia marxista e minare la sicurezza sociale fino a indurre una svolta politica autoritaria con il Parlamento ad approvare leggi pesantemente restrittive delle più importanti libertà costituzionalmente garantite. Uuno degli elementi che contraddistingue il terrorismo di destra, infatti, a parte la strage di Peteano di cui si incolpa sin da subito Enzo Vinciguerra, è proprio questo: inquinare le indagini in modo da mettere sul conto dell’eversione rossa tutte le stragi compiute.

Questo il terrorismo di destra fino alla fine degli anni Settanta, quando emerge una nuova formazione: i NAR. Questi gruppi sono costituiti da giovani ex reduci dal Fronte della Gioventù, dall’MSI e da alcune formazioni di stampo ordinovista che rifiutano di proseguire con l’opposizione parlamentare propagandata da Almirante e dagli esponenti più in vista dell’ala missina moderata e scelgono la lotta armata contro ogni esponente che rappresenti l’Autorità.

Tra di essi emergono alcune figure: Luigi Ciavardini, Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, ex bimbo prodigio delle fiction RAI degli anni Sessanta. Questi ultimi, peraltro, vengono coinvolti in una delle più buie pagine della nostra storia, la Strage di Bologna del 2 agosto 1980, da cui dichiareranno sempre la loro estraneità.

Il terrorismo rosso invece trova la sua più nota (ma non unica) espressione nelle Brigate Rosse.
Esse rappresentano l’ala combattente della sinistra extraparlamentare, la quale, tuttavia, si compone di una miriade di movimenti, eterogenei peraltro, che iniziano a radicarsi a partire dalla fine degli anni Sessanta aggrappandosi, in nome della Rivoluzione, al mito della Resistenza tradita.

Su tutti, il Movimento Studentesco di Mario Capanna e Lotta Continua, il cui esponente principale è uno studente triestino della Normale di Pisa, Adriano Sofri.

Questi due movimenti si dichiarano apertamente extraparlamentari, si pongono in netta antitesi con il PCI, a cui imputano la colpa di aver tradito appunto lo spirito della Resistenza e di essersi compromesso con le dinamiche parlamentari e borghesi, e iniziano forme di resistenza attiva, quali le occupazioni nelle Università e nelle fabbriche.

Li sostengono, afferma il testo, alcuni esponenti della cultura italiana (su tutti, Dario Fo) e un noto editore, Giangiacomo Feltrinelli, il quale peraltro non solo pubblica tramite la propria casa editrice i testi che teorizzano la guerriglia sudamericana (si pensi ai testi sui tupamaros uruguagi) ma inizia a dedicarsi a forme armate di resistenza fondando i GAP, paventando il rischio che l’Italia possa subire una svolta autoritaria-golpista al pari della Grecia.

I GAP hanno vita breve, anche perché il loro fondatore perde la vita a Segrate nel 1972, nel tentativo di sabotare un contatore Enel, ma la lotta armata ha preso ormai consistenza.

Sempre nel 1972, un commando di Lotta Continua assassina in via Cherubini a Milano il commissario Luigi Calabresi a seguito del clima di odio instaurato contro il commissario romano dopo la morte di Pinelli; questo omicidio segna un importante via di passaggio in quanto numerosi esponenti di LC scelgono definitivamente di aderire alla lotta armata.

In quegli anni, poi, entra in azione parallelamente la prima fase delle Brigate Rosse, di cui l’ideologo principale va identificato in Renato Curcio: l’epoca dei sequestri dei manager delle più importanti aziende italiane (si pensi a Idalgo Macchiarini).

Con l’arresto di Curcio e la morte della Cagol, la linea ideologica delle BR passa nelle mani di Mario Moretti, che inasprisce la lotta armata. Le BR ora sparano e le vittime sono alcuni tra gli uomini dello Stato. Inizia la fase più sanguinaria della lotta brigatista e numerosi uomini di Stato perdono tragicamente la vita per mano delle BR, dal magistrato Francesco Coco fino alla tragedia di Aldo Moro, a cui il testo dedica tre capitoli, i più drammaticamente poetici, in cui l’Autore descrive serratamente le fasi del rapimento, dallo scempio di via Fani, passando per le dinamiche politiche fino al ritrovamento del cadavere del professore in via Caetani.

Oltre alla descrizione dei fatti, però, particolare attenzione viene dedicata anche alla descrizione degli uomini della scorta trucidati nell’agguato, alla famiglia dell’onorevole, all’importante e controverso rapporto epistolare del professore (oltre al discusso memoriale), ai turbamenti di Papa Paolo VI (che, come noto, era legato all’on. Moro da un profondo rapporto di affetto e di amicizia sin dai tempi universitari della FUCI), e ai compagni di partito della Democrazia Cristiana che vengono travolti dalla complessa vicenda.

Sono però vittime anche i traditori della rivoluzione, Roberto Peci, fratello del primo pentito delle BR, e Guido Rossa, un operaio ligure “colpevole”, a dire delle BR, di aver denunciato un collega che faceva propaganda a favore delle BR.

Nel frattempo il 1977 ha prodotto un nuovo vento culturale, che coincide proprio con l’uscita di scena di Lotta Continua: il movimento femminista, i campi Hobbit della destra estrema, gli indiani metropolitani, l’esaltazione dello spontaneismo, i festival a Parco Lambro, il movimento punk, la pesante contestazione a un sindacalista della CGIL, Luciano Lama, sono solo alcuni tra i più importanti fenomeni culturali dell’epoca.

La contestazione non si limita a una dimensione prettamente creativa ma assume presto connotati di violenza che hanno come epicentro la città di Bologna. La violenza cmunque divampa in tutte le città di Italia e a farne le spese, nel corso di una manifestazione a Roma, è una giovane esponente del Movimento, Giorgiana Masi.

In questo clima socio-politico, l’eversione prende nuove forme: i NAR, come detto, a destra; Prima Linea a sinistra. Quest’ultima, in particolare, è la più sanguinaria organizzazione eversiva di sinistra dopo le BR.
Con esse condivide l’utilizzo della violenza e dell’omicidio del nemico (gli uomini delle Istituzioni statali) ma se ne discosta rifiutando la rigida organizzazione e l’esasperato dogmatismo a favore di una lotta armata improntata sullo spontaneismo, mostrando, sotto quest’ultimo aspetto, qualche elemento di continuità con l’eversione di destra incarnata dai NAR.

Note sono le sue vittime, tra cui Enrico Pedenovi, Emilio Alessandrini e Guido Galli mentre tra i suoi esponenti di primo piano, oltre a Sergio Segio ed Enrico Galmozzi, Marco Donat Cattin.
A quest’ultimo, il testo dedica diverse pagine: Donat Cattin, infatti, è figlio di Carlo, noto esponente della Democrazia Cristiana, e il testo lascia trasparire qualche ambiguità circa le modalità con cui Marco Donat Cattin riesce a sfuggire al suo arresto.

Ciò nonostante, Zavoli è abile a tratteggiare le linee del carattere del ragazzo, evidenziandone l’irruenza e l’irrazionalità che lo inducono a rifiutare il mondo in cui è cresciuto fino a farlo cadere nell’eversione.

Si arriva quindi agli anni Ottanta, che si aprono con la vergognosa strage di Bologna. Il decennio tuttavia non assume i violenti connotati di scontro ideologico che avevano contraddistinto gli anni Settanta.
E’ cambiato infatti il contesto mondiale: l’URSS e l’ideologia comunista si stanno avviando verso un rapido declino che di fatto stravolgerà gli equilibri del secondo dopoguerra. Le BR però trovano ancora occasione per mandare alcuni colpi di coda; è la loro terza fase: colpire lo Stato colpendo le menti, i cervelli dello Stato. Nel 1985 viene infatti assassinato Ezio Tarantelli, noto economista.

Poi, sul finire degli anni Ottanta, gli esponenti storici dell’associazione (Curcio, Moretti) dal carcere dichiarano che la lotta armata è conclusa, difettandone ormai i presupposti.

Il libro si chiude con un dibattito tra i protagonisti di questo ventennio e con l’auspicio che la notte sia definitivamente finita e la luce dell’alba riemerga in tutta la sua brillantezza.
E con un messaggio di speranza: raccontare quanto è accaduto perché non accada più.

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