Narrativa

OCEANO MARE

Baricco Alessandro

Descrizione:

Categoria: Narrativa

Editore: Rizzoli

Collana:

Anno: 1997

ISBN: 9788817106108

Recensito da Nicoletta Scano

Le Vostre recensioni

Nel 1993 Alessandro Baricco pubblicò per Rizzoli il suo secondo romanzo, Oceano Mare.

Non è stato il primo autore a parlare del mare, certamente non sarà l’ultimo.

Questo Oceano Mare di Baricco, tuttavia, è un luogo dell’anima, ai confini dell’esistenza e al centro della ricerca di sé che non si ritrova in altre opere, né poesie, né dipinti.

E’ una summa di ciò che dell’oceano ci incanta, una sintesi delle infinite emozioni e possibilità che il mare rappresenta all’uomo, un sogno sussurrato che spinge gli avventori di quel luogo al limite del reale ad affrontare con la stessa necessità e determinazione, a volte rassegnata, i propri sogni e i propri incubi.

Il tempo non sembra scorrere con battiti umani alla Locanda Almayer, dove gli stravaganti personaggi si incontrano, si raccontano, scappano o cercano la vita.

E’ un luogo metafisico, un luogo che forse rappresenta il Destino, diverso per ognuno di noi, mentre ci apprestiamo ad incontrarlo: chi in attesa, chi in fuga, chi sfidandolo.

Così, se Ann Deverià sostiene “Sai cos’è bello, qui? Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate. Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un’orma, un segno qualsiasi, niente. Il mare cancella, di notte. La marea nasconde. È come se non fosse mai passato nessuno. È come se noi non fossimo mai esistiti. Se c’è un luogo, al mondo, in cui puoi pensare di essere nulla, quel luogo è qui. Non è più terra, non è ancora mare. Non è vita falsa, non è vita vera. È tempo. Tempo che passa. E basta”, Elisewin, l’altro personaggio femminile chiave del romanzo, sa che la sua strada è diversa, e l’Oceano Mare per lei è una partenza: “Sensazione meravigliosa. Di quando il destino finalmente si schiude, e diventa sentiero distinto, e ormai inequivocabile, e direzione certa. Il tempo interminabile dell’avvicinamento. Quell’accostarsi. Si vorrebbe non finisse mai. Il gesto di consegnarsi al destino. Quella è un’emozione: Senza più dilemmi, senza più menzogne. Sapere dove. E raggiungerlo. Qualunque sia, il destino”.

Il racconto si sviluppa tutto intorno al luogo fulcro, la Locanda Almayer, isolata e costruita di fronte all’Oceano Mare, gestita da improbabili bambini con inquietanti capacità, dove tutti gli altri personaggi sono di passaggio, o nascosti, o in cerca di qualcuno o di qualcosa: uno scienziato che vuole determinare i limiti della Natura, e cerca invano di trovare quelli del mare, un pittore che vuol dipingere il mare con l’acqua dell’oceano, una donna malata di adulterio, una fanciulla pronta a sfidare il suo destino, un marinaio in cerca di vendetta, un prete in lotta con la sua fede.

E in fondo la dolcezza di quest’opera è tutta racchiusa in un passaggio che all’inizio del romanzo ci racconta la speranza di un padre, l’augurio che ognuno farebbe a chi ama, la consolazione che darebbe un po’ di pace ad ognuno di noi: “Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno un padre, un amore, qualcuno capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume immaginarlo, inventarlo e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare”.

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