Raccolte

L’odore della plastica bruciata

Menzani Giovanni B.

Descrizione: Un’immensa periferia globale e stereotipata, fatta di svincoli autostradali e capannoni prefabbricati, outlet di cartapesta e cartelloni pubblicitari. Un panorama desolante e spietato, popolato da persone disilluse e incattivite, apparentemente senza prospettive in un contesto sociale degradato e sfilacciato, caratterizzato dalla precarietà e da una pesante crisi economica. In un luogo anonimo e omologante. Quello di Giovanni Battista Menzani è un esordio narrativo potente in cui l’autore, con humour spietato e preveggente, racconta le sorti del nostro tempo con una cifra stilistica disincantata, mai cinica o crudele, ma dotata di grande sensibilità e carica umana. L’odore della plastica bruciata è una raccolta di tredici racconti surreali e grotteschi, piccoli frammenti di una vicenda umana più ampia, assurda e commovente. Un mondo che è il nostro e allo stesso tempo è altro. Un mondo all’eccesso, in cui cose che conosciamo crescono enormemente e giganteggiano, accettate dai personaggi come normali, senza ribellioni o fughe. Perché il loro è un mondo gigante, invisibile, che sta dentro il nostro

Categoria: Raccolte

Editore: LiberAria

Collana: Meduse

Anno: 2013

ISBN:

Recensito da Angela Del Prete

Le Vostre recensioni

Case fatiscenti, lavori umilianti, degrado, morte, assenza di dignità.

L’odore della plastica bruciata è una raccolta di racconti che lascia senza fiato. Per l’angoscia.

Un mondo nel quale sembra che non ci siano riferimenti reali e che invece racconta con freddezza tutti gli stereotipi, le crudeltà, le indifferenze del nostro paese.

Abbiamo a che fare con lavori sottopagati e degradanti in centri commerciali affollati e disumani, con insegnanti precari, con badanti che, oltre a pulire il culo dei nostri vecchi, conquistano anche un pezzo del loro cuore e poi vengono sistematicamente ignorate dagli eredi, con aspiranti ‘vip’ in preda alla massacrante routine dei reality, con istituzioni pignole, corrotte, indifferenti, con ex mariti rovinati, padri assassini, vendette, povertà e morte.

Non c’è speranza in questi racconti. I buoni sentimenti emergono ogni tanto, per venire subito spazzati via dalla straniante sensazione che niente stia andando come dovrebbe. Dal terribile sospetto che sia tutto vero quello che scrive Giovanni Battista Menzani.

A dispetto della brevità dei singoli racconti, non si tratta di un libro facile. Bisogna respirare tra un racconto e l’altro e rileggerne alcuni. È un libro denso, doloroso, che resta impresso e ha la capacità di andare a fondo nelle nostre paure e convinzioni.

Menzani, poi, scrive benissimo: freddo, va dritto al punto e non sbaglia mai. Ci accompagna in questo mondo alienato ma non troppo, in cui a volte sembra che manchi anche la luce, con uno stile semplice e un lessico perfetto.

Quello che mi ha colpita di più è però la rassegnazione dei personaggi, l’incapacità di ribellarsi a una via che sembra già segnata. Sì è parlato, a proposito di altri romanzi, di realismo e di fiumane che travolgono tutto. Qui, in questo libro, sembrano tutti già affogati. Da un pezzo.

Leggere L’odore della plastica bruciata serve, in ogni caso, per vedere che cosa stiamo diventando (perché sono ottimista e non voglio credere che siamo ‘già’ così) e per cercare di tornare indietro. E perché raramente si legge oggi una scrittura così diretta e semplice, ma al tempo stesso colta e carica di significato e di emozioni. Non si legge a cuor leggero, non lo si divora tutto d’un fiato. Si beve a piccoli sorsi, coraggiosamente.

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B.

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