Narrativa

Ogni coincidenza ha un’anima

Stassi Fabio

Descrizione: «Mi chiamo Vince Corso. Ho quarantacinque anni, sono orfano e per campare prescrivo libri alla gente». Insegnante precario e lettore come pochi, si è inventato un nuovo lavoro, quello di biblioterapeuta; ha casa e ufficio in via Merulana, un monolocale con soppalco e angolo cottura più da studente fuorisede che da medico delle anime, dove accoglie le sue pazienti - sì, sono donne in prevalenza. Vince le ascolta e poi trova per loro il libro adatto, le pagine che possono lenire, la letteratura insomma come medicina dell’anima e, perché no?, anche del corpo. A rivolgersi al suo pronto soccorso letterario un giorno arriva Giovanna; il fratellastro Fabrizio, sinologo, collezionista di libri, esperto di lingue e di molto altro, ha smarrito il senno e ricoverato in una casa di riposo per malati di Alzheimer ripete ossessivamente poche e smozzicate frasi, sempre le stesse. La donna è convinta di un possibile miglioramento del fratello se solo potesse ritrovare il libro da cui quelle parole sono tratte: sembra proprio il terreno in cui Vince Corso si trova più a suo agio. Così accetta la sfida e visita la biblioteca del professore, ma si trova ben presto a indossare i panni dell’investigatore, a svelare l’enigma che si cela dietro quel labirinto di volumi, una autentica biblioteca di Babele. Un libro sulla memoria, sull’importanza del ricordo, sulla lettura come terapia.

Categoria: Narrativa

Editore: Sellerio

Collana: La memoria

Anno: 2018

ISBN: 9788838938047

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Ogni coincidenza ha un’anima di Fabio Stassi

Vince Corso svolge una professione inconsueta: è biblioterapeuta (“Di mestiere curo la gente con i romanzi!”).
L’anziano Fabrizio Baldini è stato sinologo (“Il vecchio conosceva tutte le lingue”).
Le loro vite s’intersecano perché Vince viene ingaggiato dalla sorellastra del vecchio afflitto dall’Alzheimer (“Qui le ho trascritto l’elenco di queste parole misteriosamente riaffiorate sulla sua bocca”).

Tra una seduta e l’altra con clienti spesso originali (“Esiste un libro che possa far diventare intonati?”), Vince conduce la propria indagine a partire da un’intuizione iniziale (“Così sconnesse e isolate su quel foglio, mi fecero pensare alla tecnica del caviardage”): le frasi appartengono a un libro misterioso (“Se lei lo trovasse, potrei leggerglielo ad alta voce, qualche pagina al giorno”) e l’individuazione del libro è la chiave d’accesso alla vita di un uomo che ha investito nella letteratura e nella linguistica molte risorse ed energia.

Vince incontra l’anziano nella casa di cura. Dal suo incontro e dalla conoscenza di una lettrice cinese nomofoba (“Feng è la fenice, l’uccello che è capace di guardare tutto, dall’alto”) trae nuovi indizi.

Poi subentra il sospetto che l’incarico gli sia stato commissionato per denaro (“Sembra che il vecchio abbia messo da parte molti soldi, ma nessuno sa dove”).

Le visite alla biblioteca di Baldini – un universo sterminato che somiglia alla torre di Babele – sono una miniera di sorprese (“Stoner… Che ci faceva un romanzo americano nel settore della Cina?”) e rivelano un mondo sommerso (“Questo luogo non è soltanto il registro fedele di tutte le sue avventure, ma un percorso iniziatico, un viaggio nella conoscenza, una geografia possibile dello scibile umano”), ormai ermeticamente chiuso dalla demenza senile (“Fabrizio è stato più ingegnoso del morbo che lo ha attaccato. Sapeva che ogni amore è destinato prima o poi all’afasia…”).

Sullo sfondo di una società sempre più intollerante (“Il lembo di un manifesto che incitava all’odio razziale sbatteva al vento… Lo tirai via per sentire che rumore… fa la realtà quando si strappa”), Vince penetra il mistero, ma riesce a preservarne i contenuti prodotti dall’amore per i libri e per la lettura.

Il romanzo è ricco, imbastito di consigli di letture, disseminato di riflessioni sulla cultura letteraria (“L’unico interrogativo ragionevole che un lettore dovrebbe porsi di fronte a quello che legge è chiedersi sempre come suona”) e di spunti interessanti (“Ma ogni destino è riconoscibile sul volto degli uomini molti anni prima che si compia… persino il suicidio o la demenza”).
È un’opera da leggere, non può mancare a chi – come Vince – ama i libri (“La mia memoria è alluvionata da indici, frontespizi, quarte di copertina”).

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Fabio

Stassi

Libri dallo stesso autore

Intervista a Stassi Fabio


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

C'era una volta la Provincia italiana ricca, felice e molto produttiva. Che commerciava con l'estero, dava del tu ai colossi oltre confine con l'orgoglio di una identità, prima che nazionale, comunale. C'era un tempo in cui anche gli stupidi facevano soldi, in un paese dove il PIL cresceva di due cifre l'anno. Dove i soldi guadagnati con allegria, spensieratezza e persine cafonaggine venivano ben esibiti in beni di lusso. Poi arrivarono i guru della globalizzazione a dire che si doveva cambiare, ad andare in televisione a sponsorizzare mercati stellari in Cina e a sostenere che il vecchio modello, quello dove si stava bene, andava male. Questa è "la storia della mia gente", non solo degli "stracciaroli di Prato", ma di una provincia felice e intelligente, sacrificata alla globalizzazione.

Storia della mia gente

Nesi Edoardo

New England,1891. E’ notte fonda ormai. Nell’antica dimora di Blithe House regnano il silenzio e l’oscurità. Per Florence, giovane orfana di dodici anni, è finalmente giunto il momento di che ogni giorno aspetta con ansia. Attenta a non far rumore, scende le scale ed entra nella vecchia biblioteca. Nella grande stanza abitata dalla polvere e dall’abbandono, ci sono gli unici amici che le tengano davvero compagnia, i libri. Libri proibiti per Florence. Non potrebbe nemmeno toccarli: da sempre le è vietato leggere. Così le ha imposto lo zio che l’ha allevata insieme al fratellino Giles. Un uomo misterioso, che l’ha condannata a vivere confinata in casa insieme alla servitù Ma Florence è furba e determinata e ha imparato a leggere da sola. Ha intuito che nei libri è racchiusa la strada per la libertà. Perché è proprio in quella biblioteca, tra i vecchi volumi di Sir Walter Scott, Jane Austen, Charles Dickens, Gorge Eliot e Shakespeare, che si nasconde un segreto che affonda le radici in un passato legato a doppio filo alla morte dei suoi genitori. Una terribile verità che, notte dopo notte, getta ombre sempre più inquietanti sulla vita di tutti. Strani episodi iniziano a sconvolgere la dimora. Prima la morte violenta e inspiegabile di una delle governanti, poi l’arrivo della nuova istitutrice del fratellino, una donna dura, che odia Florence con tutta se stessa. Per la ragazza camminare per i corridoi della casa è sempre più pericoloso. Deve essere astuta e stare attenta a tutto, al minimo scricchiolio del legno, a un soffio di vento, agli occhi che la fissano sinistri dai dipinti. La verità ora è una questione di vita o di morte. E per trovarla Florence avrà bisogno delle parole che si annidano nei libri e dell’anima oscura che si nasconde in lei.

La biblioteca dei libri proibiti

Harding John

Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista ad "exemplum vitae".

Il giovane Holden

Salinger J. D.

Libero e Viola si stanno cercando. Ancora non si conoscono, ma questo è solo un dettaglio. Nel 2007 Libero ha prenotato un tavolo alla Locanda dell'Ultima Solitudine, per dieci anni dopo. Ed è certo che lì e solo lì, in quella locanda arroccata sul mare costruita col legno di una nave mancata, la sua vita cambierà. L'importante è saper aspettare, ed essere certi che "se qualcosa nella vita non arriva è perché non l'hai aspettato abbastanza, non perché sia sbagliato aspettarlo". Anche Viola aspetta: la forza di andarsene. Da anni scrive lettere al padre, che lui non legge perché tempo prima, senza che nessuno ne conosca la ragione, è scomparso, lasciandola sola con la madre a Bisogno, il loro paese. Ed è a Bisogno, dove i fiori si scordano e da generazioni le donne della famiglia di Viola, che portano tutte un nome floreale, si tramandano il compito di accordarli, che lei comincia a sentire il peso di quell'assenza e la voglia di un nuovo orizzonte. Con ironia leggera, tra giochi linguistici, pennellate surreali e grande tenerezza, Alessandro Barbaglia ci racconta una splendida storia d'amore.

La Locanda dell’Ultima Solitudine

Barbaglia Alessandro